Ieri non si è parlato d’altro: c’è stato un (civile, nei toni espliciti) litigio tra Amazon e Macmillan, uno dei più grossi editori al mondo. E questo è un post lungo, preparatevi.
In sostanza: Macmillan, a seguito degli accordi stretti con la Apple, voleva aumentare il prezzo dei suoi ebook anche su Amazon. Amazon ha risposto picche. Macmillan ha insistito. Al che Amazon ha fatto un atto di forza: ha tolto dal suo sito americano i libri Macmillan. Tutti. Cartacei ed elettronici.
Sgomento globale.
Poi Amazon ha pubblicato una lettera al pubblico. Dicendo che presto i libri dovranno tornare, perchè un libraio senza una fetta così grossa di catalogo è un libraio monco. Resta il fatto che per Amazon il prezzo richiesto da Macmillan è troppo alto, e starà ai lettori decidere chi ha ragione.
Questo il succo della ‘ebook war’, brevissima e violenta come tutti i fenomeni Internet.
E’ stato un momento fondamentale, credo, per il mercato degli ebook. Uno in cui elementi di forza e di debolezza sono risultati evidenti.
Cominciamo dal principio. Molti lettori hanno, nei confronti degli ebook, aspettative assurde. Un ebook non può costare quanto un caffè. Il fatto che arrivi sul vostro ereader soltanto un insieme di parole, non significa che mettere insieme quelle parole sia a buon mercato. Uno scrittore deve essere pagato, perchè scrivere è un lavoro, e deve essere pagato bene, perchè non è un lavoro facile (al solito, non è arroganza: vi dico sempre, onestamente, come la penso, poi liberi di dissentire). Un editore, idem: gli editori sono un passo fondamentale nella macchina-libro, uno con cui spesso si scornano sia autori che lettori, ma uno senza il quale entrambi i poli farebbero peggio. Poi ci sono i costi dei libri cartacei, da tenere in considerazione. Un prezzo di ebook troppo basso deprezza il cartaceo, e il cartaceo costa e non è possibile (nè auspicabile) smettere di produrlo, e quindi… eccetera. Insomma: un ebook non può costare troppo poco.
E’ anche assurdo che un ebook costi troppo. E’ vero che comprando un ebook non hai un ‘oggetto’. E’ vero che non hai roba tra le mani. Ed è vero che vendere un ebook ha costi molto, molto, molto minori rispetto al vendere un libro tradizionale.
E quindi. Qual’è il giusto prezzo? Questo dipende molto non solo dagli ebook venduti, ma anche dalla percezione degli utenti. Io credo che Amazon si avvicini a prezzi giusti: attorno ai dieci dollari per un libro appena uscito, forse lievemente di più per prodotti particolari (cartacei molto grossi a tiratura non altissima, per esempio). E meno per libri più vecchi, o che interessa diffondere per vari motivi di marketing.
Ma non sono un economista, quindi forse sto dicendo sciocchezze. Il punto è: un ebook deve costare sensibilmente meno di un cartaceo. Questo è un fatto. Che Amazon riconosce. Che Macmillan riconosce di meno.
Quindi Amazon fa parte dei buoni?
Sì e no. Perchè qualcuno risponde: occhio, però, che così ammazzi le librerie locali. In Italia il problema degli ebook ancora non si pone, perchè non sono statisticamente rilevanti – in America e, in misura minore, in Inghilterra, sì. Qui, se vai in giro, di Kindle ne vedi. E una politica di prezzi troppo bassa ammazza i ‘piccoli’, che hanno un ruolo importante: come dire, il libero mercato del tutto libero non ha mai fatto un gran bene.
Però non scherziamo. Qui non stiamo parlando di regole etiche: qui stiamo parlando di due colossi che si danno battaglia. All’etica in senso astratto nessuno dei due è interessato, non perchè siano cattivi, ma perchè è nell’ordine delle cose che vada così. Sinceramente non credo che il CEO di Macmillan stia dicendo “i librai locali! giusto cielo, i librai locali! poveri, poveri…”. Nè credo che il CEO di Amazon stia dicendo “ahahaah! librai locali! è giunta la vostra oooooraaa!”. Lo dico perchè, in alcuni forum e blog americani, sembra questo l’umore.
A me sembra più sensata la politica di Amazon, ma, come dicevo in un commento al post precedente, Macmillan avrà le sue ragioni. Quali? Questo non lo so, non riesco a capirlo, perchè da un punto di vista economico, in quel particolarissimo mercato che è la Rete, la politica di Amazon mi sembrerebber far fare più soldi a tutti – editori, autori, librai (tranne i piccoli, e questo, ripeto, è un problema vero: nessun monopolio è mai un bene). E far contenti i lettori.
Quindi. Qual è la posta in gioco? Che tipo di mercato ha in mente Macmillan? Viviamo tempi interessanti.
Speriamo non nel senso cinese.




