Su Lovecraft

In questi giorni ho un po’ discusso di Lovecraft, via blog e mail, con G. L. D’Andrea. Ci accomuna, per usare le sue parole, ‘il fare lo stesso sport’.

La sostanza della discussione è: lui dice che Lovecraft odiava la vita. Io dico che no, non mi sembra per niente vero. La discussione è idiota e inutile, su scala cosmica, ma noi gente appassionata ci si diverte con poco.

Ad ogni modo. Lovecraft non odiava la vita, Lovecraft trovava che l’universo fosse privo di senso – che è un’altra cosa. Anzi, per come la vedo io, è proprio la contraddizione tra il gusto per la vita e la comprensione della sua insensatezza a rendere così potenti i suoi racconti.

Pensate al Richiamo di Cthulhu. (SPOILER ALERT) Non succede niente per tutto il racconto. Poi alla fine… continua a non succedere niente. Sappiamo che un giorno il grande Cthulhu si sveglierà. Sappiamo che ci sommergerà senza neanche accorgersene. Sappiamo che l’Universo se ne frega di noi. Però nel frattempo, è questo il punto, viviamo.

In ‘msericordiosa ignoranza’, viviamo. A HPL piaceva ‘il frattempo’.

(/SPOILER)

Non bisogna confondere microcosmo e macrocosmo. Se HPL avesse pensato che, siccome per il (macro)Cosmo non contiamo, la vita è materia da odiare, si sarebbe mosso in un’ottica ancora cristiana: la vita deve avere senso, e quindi una fonte ultima (e quindi, in sostanza, Dio, direbbe Derrida). Se quel senso non lo ha, ciccia, c’è da essere infelici.

Ma HPL era molto oltre questo.

Prendete “The Dream-quest of unknown Kadath”. (SPOILER ALERT). A suo modo, è un racconto dolcissimo. Randolph Carter vede che al cuore dell’universo c’è il caos, ma poi si sveglia. E ha i suoi gatti, e ha la sua vita. Al centro dell’universo ci sarà anche il caos, ma lui è un uomo, non conta nulla, non è al centro dell’universo. E può vivere (/SPOILER).

Non voglio dire che HPL fosse un edonista allegro: evidentemente non lo era, e la rivelazione dell’insignificanza dell’uomo porta sempre orrore. Ma c’era in lui un forte slancio vitale, un apprezzamento dei momenti buoni, che è una delle contraddizioni che lo rendono interessante.

Poi, ci sarebbe da parlare del rapporto tra HPL, sogni e occultismo – si, nonno L. era un materialista convinto, ma Kenneth Grant ha elaborato dei capolavori di testi magici, partendo da lui e senza neanche forzarlo troppo. E magari vi racconto anche di Trail of Cthulhu, un nuovo (beh, ormai vecchio di qualche mese, ma in Italia, credo, ancora non è arrivato) gioco di ruolo basato su HPL.

Prossimamente.

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7 responses to “Su Lovecraft

  • Lara Manni

    Poso la tuta da ginnastica, visto che forse faccio anch’io uno sport simile, e dico la mia.
    Nei fatti, non so a chi dare ragione, perchè dite entrambi cose molto simili anche se con parole diverse.
    Aggiungo un particolare: quel che a me ha colpito di più in HPL è il momento della scoperta dell’insensatezza: ovvero, la capacità di far percepire a chi legge che nei suoi personaggi, da quel momento, nulla sarà e potrà essere come prima.
    tranne che, vero, nel caro Randolph Carter. Le sue storie sono le uniche in cui ho avvertito qualcosa che in HPL abitualmente non c’è: una sorta di “ti ho beffato, Nyarlatothep”. O meglio, ti ho eluso. Non è forse il motore primo per proseguire, ma è una piccolissima …rivincita?

  • G.L.

    Grazie per il bel post dialogante, Francesco. Come dici tu, questa discussione è bella perchè – come il Pifferaio Cieco al centro dell’Universo – non ha alcun senso. Tipo le meravigliose sinfonie dei Meshuggah. E sono d’accordo con quello che dici almeno al 90%. Il ché è un bel dire visto il mio caratteraccio.

    Quello che a me interessa di Lovecraft è il fatto che sia uno specchio. Deformante.

    Un’ultima cosa, credo che da duecento/trecento anni a questa parte quella di Carter sia la condizione vera dell’artista. Scrittore, pittore, quel che vuoi. Artista che cerchi seriamente di penetrare la materia, non i soliti wannabe tutti rancore e paroloni, e cioè questo: l’arte per secoli è stata un modo per disvelare Dio, o una parte di esso/i, ma il suo cadavere è stato trovato su una spiaggia. E non era nemmeno questo granchè. Cosa resta all’artista? a Randolph Carter? Il gioco. La finzione. Una finzione tragica (ma non epica, una finzione… vittoriana per dirla alla HPL) che – nel nostro caso (Lara benvenuta nel club, non vedo l’ora di leggere Esbat) – è raccontare un certo tipo di visioni.

  • francescodimitri

    Lara: esatto. Con Nyarly non puoi ‘vincere’ in senso stretto, perchè a lui, di giocare con te, non gli frega niente. Però… però c’è un frattempo, e se sei Randolph Cartes, sai sfruttarlo. Ecco, questo è un grano di vita che in Ligotti è del tutto assente. Ma su Ligotti tornerò, a questo punto.

    G.L.: mi piace molto il discorso che fai su Carter, anche perchè il gioco è una delle mie grandi passioni. Nell’induismo, gli dèi fanno e disfano l’Universo giocando – è questo il punto: la concezione che l’Universo ‘abbia’ un senso ultimo e lineare è culturalmente determinata, ed è una concezione che HPL ha già superato. Dopo le rivelazioni di Carter e soci, puoi iniziare a vivere immaginando un senso proprio perchè non ‘c’è’ un senso ultimo da scoprire: FNORD è la formula magica del tempo nuovo. E da qui comincia un certo tipo di occultismo – Kenneth Grant, appunto, e poi Carrol, Hine e quella generazione di maghi là..

  • Sproloqui e Deliri» Archivi Blog » Ho letto

    […] H.P. Lovecraft. A partire da essi si è sviluppata un’interessante discussione, a cui partecipa Francesco. Riflettendo sulla vita di HPL, in attesa di decidere quanto lui la odiasse, son partito […]

  • Lara Manni

    Eh sì. Carter come carta dell’artista (carta da gioco, va da sè, nisba manifesti) ci sta tutto.
    A questo punto ci sta anche un’altra tesserina del domino, visto che anche le divinità di Tolkien in un certo senso “giocano” quando creano l’universo. Giocano con la voce, magari.
    E anche in quel caso c’è un Pifferaio, se non cieco, volutamente dodecafonico…

  • francescodimitri

    Il gioco è al tempo stesso una cosa per niente seria (perchè sennò non è gioco) e una che lo è dannatamente (perchè se non prendi sul serio il gioco, le sue regole e i suoi scopi, non stai giocando). Così è l’Universo, no? Lettura obbligata: i “Principia Discordia”, uno tra i più folli e seri testi mistici del Novecento…

  • Quando ho guardato gli arazzi « Laramanni’s Weblog

    […] linkato un post di GL d’Andrea su Lovecraft: oggi ne linko un altro, questo, e aggiungo anche un altro post con cui Francesco Dimitri interviene nella discussione. Che, come capirete, non è soltanto su […]

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