Coraline

Ieri ho visto il film di Coraline.

Bello, bellissimo. Ma è meglio il libro.

Il libro è immerso in un’atmosfera a metà tra Gormenghast e Arthur Rackham. Coraline è da sola, è una tipa stralunata. Non va a vivere in una casa stregata, va a vivere in una casa in cui a un certo punto succedono cose.

Il film è molto più strutturato. A Coraline viene affibbiato un amico. E’ un personaggio divertente, tratteggiato in modo per niente banale. Ma, a che serve? Non lo so, non capisco. Coraline mi piaceva tanto di più da sola e persa, nel suo mondo e in altri, che accompagnata da un buddy. Poi, c’è anche un minimo di retrostoria sull’Altra Madre – proprio un minimo. Ma aggiunge un senso di ‘temporalità’ che nel libro era del tutto assente, e trasforma la casa, se non proprio in una casa stregata, in qualcosa di simile. E invece la casa della Coraline letteraria è la casa di noi tutti, un po’ più strana, un po’ più nera, ma la nostra.

Sono scelte. Il film ha dei momenti meravigliosi – la seconda parte, soprattutto (e però un paio di cose da dire ci sarebbero anche su quella). Sono scelte – in parte inevitabili, quando passi da un medium all’altro, in parte contestabili. Forse avrebbero fatto meglio a farci un musical, non so.

Fatto sta che il vedere errori altrui mi ha aiutato a mettere a fuoco un errore che stavo facendo io, con Alice: dare troppa struttura a storie che nascono senza. A volte bisogna fidarsi di quel che vedi, lasciar fare alla pancia e spegnere la testa. Solo a volte.

C’è troppa testa, nel film. Ed è per questo che, per quanto bello, gli manca la meraviglia nera della storia originale.

Consiglio l’audiobook, a chi parla inglese. La storia letta da Neil Gaiman: ecco, quella di meraviglia è piena.

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4 responses to “Coraline

  • Lara Manni

    Ho amato molto il libro e vedrò il film, non so bene quando. Ma mi colpisce quello che tu dici in seguito, oltre Coraline, e che in effetti è un errore spesso in agguato per chiunque scriva. Pancia e testa. Vero, verissimo, che senza la testa si combinano sconquassi: ma senza la pancia si rischia di non arrivare lontano.
    Forse. Perchè forse esistono scrittori di testa e di pancia, e lettori di testa e di pancia. Ed è solo una questione di affinità.
    Ci penso spesso, ultimamente.

  • Ema

    ho il film sull’hard-disk ormai da mesi, sto cercando di convincere la mia compagna a vederselo con me. Il libro l’ho divorato, e aspetto che mia figlia sia abbastanza grande da poterglielo leggere. Leggendo il topic di Francesco e il commento di Lara mi sembra che due scrittori dicano due cose di fatto diverse: l’uno sostiene che bisogna ben giudicare quando mettere più testa o più pancia, e l’altra ribatte che è più una questione di affinità tra scrittori e lettori. (dico giusto? :)) Io non so, la narrazione “a pennellate” (impressionista, di pancia) è probabilmente più difficile perché vivendo di sensazione più che di struttura rischia di risultare insensata o di difficile comprensione. Ma probabilmente è quella che in potenza gratifica di più, almeno nell’immediato della lettura; è quella che fa “vivere” la sequenza in prima persona. Magari però un racconto lungo o un romanzo hanno bisogno di un uso bilanciato di entrambi gli “stili”, per sostenere l’estensione narrativa… Le storie dell’Oca a mio avviso si prestavano splendidamente ad essere scritte interamente “de panza”, ecco!
    Se dovessi raffrontare su questo piano Pan ed Esbat direi che il primo è più ragionato ed il secondo più visivo, ma forse è una valutazione che avrei dovuto fare durante la lettura piuttosto che a posteriori.
    (Ma quindi Gaiman è pure un bravo lettore?)

    • francescodimitri

      Ema: diciamo che secondo me è sempre una forma di equilibrio (o di ragionato dis-equilibrio) che bisogna raggiungere. Perchè andare di pancia è fondamentale, specie con i tempi che corrono, in cui tutto sembra essere riconducibile alla Ragione. Però, se ragioni solo di pancia,rischi di trovarti sposato a Flavia Vento…

  • Ema

    (mi accorgo ora che il post era un po’ datato, chiedo venia…)

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