Dalla parte di Klaatu

Per finire la scrittura di Alice, e di un paio di altre cosette, mi sono ritirato nel profondo Sud (Italia), in un paese di mare in cui vado da quando ero bambino.

E ci ho trovato tante belle cose: aria aperta, zero persone, cornetti al mattino. Alcune meno belle (troppo caldo per i miei gusti, e le mie nuove abitudini inglesi). E poi un vero sfracello.

Ve lo racconto in breve. Da queste parti c’è un unico centro di vita sociale, per i teen – la ‘piazzetta’, una piccola piazza al centro del piccolo paese. Non posso dire di averci passato molte ore deliziose, perchè a quindici anni odiavo avere quindici anni e ora che ne ho ventotto so che avevo ragione. Però posso dire di averci passato parecchie ore.

La piazzetta non è niente di che: una piazzetta, punto, con vista sul mare. Ma i locali hanno pensato bene che la vista sul mare è desueta. Non all’altezza di un vero porto turistico. E quindi, perchè non dare una bella vista sul cemento?

Stanno ampliando la piazzetta, con colate di cemento a profusione. Stanno facendo una specie di approdo per yacht che va direttamente sul mare, a quanto ho capito, o qualcosa del genere. Resta il fatto che è un abominio.

E non è neanche il primo. Già qualche tempo fa i signorotti locali (perchè, non fatevi ingannare, di questo si tratta) avevano ampliato il porto ‘per il bene di tutti’, radendo al suolo parti bellissime di fondale. Il bene di tutti è, ovviamente, il bene di chi ha una barca e può permettersi di pagare l’attracco (costoso, a quanto mi dicono). E’ pieno feudalesimo. Non fatevi fottere da chi dice il contrario.

E ora la piazzetta: il mare è desueto, a noi moderni ci piace il cemento, ci piace.

Ora. Immagino che la gente che ha permesso (no: imposto) questa atrocità potrebbe dare mille spiegazioni. E immagino che già le stia dando.

Sinceramente, a me non interessano. Queste persone non sono degli interlocutori. Parlano di progresso e portano cemento. Non c’è niente, niente al mondo, che possa giustificarlo. Se mai qualcuno di costoro si manifestasse su questo blog, è avvertito. Non censuro mai nulla, e non inizierò ora, perchè credo nel dibattito. Ma non siete miei interlocutori: le vostre azioni vi pongono al di là delle persone cui ho voglia di dedicare il mio tempo. E non è una questione politica – la politica resta sempre lontana dal mio blog, e neppure so se la giunta sia di destra, sinistra o sghimbescio. Valuto le azioni, e le vostre mi ripugnano.

E ripenso a Klaatu, e a quanto avesse ragione su noi esseri umani.

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10 responses to “Dalla parte di Klaatu

  • G.L.

    One way out
    YOUR PREMONITION IS CORRECT

    Killing Joke – Wardance

  • francescodimitri

    Amen, fratello.

  • arcangelo

    ti stimo ogni giorno di più
    all’Italia è mancata – e manca ancora – la ghigliottina dei giacobini

  • Valberici

    Stavo leggendo i testi di canzoni anarchiche dell’ 800.
    Direi che come commento ci sta bene questa strofa:

    “Natura, comun madre,
    a niun nega i suoi frutti,
    e caste ingorde e ladre
    ruban quel ch’è di tutti”

  • Benmot

    Da “terrone” ti capisco anch’io Francesco. Onestamente non so né mi interessa sapere in che condizioni è il paesino dove ho passato l’odiata adolescenza. Sicuramente peggio di come l’ho lasciato. Comunque, buona scrittura!

  • Juno

    Ciao Francesco, avevo smarrito il tuo blog per un po’, ma appena lo ritrovo mi trovo subito d’accordo con te. Che scempio si sta facendo del paese. Ma prima o poi la natura finirà per riprendersi quello che è suo; lo ha sempre fatto. Diciamo solo che preferirei essere di quelle specie vittime innocenti dei cambiamenti climatici e degli sconvolgimenti del pianeta, piuttosto che della specie che si sarà tirata la zappa sui piedi da sola, trascinandosi dietro tutto quel che poteva.
    Temo che in futuro si rimpiangeranno di più i koala e gli orsi polari che l’uomo…Peccato, e dire che eravamo anche andati nello spazio.
    Piccola nota fuori argomento.
    Riceverai moltissime email, quindi è difficile che ti ricordi chi sono. Comunque te ne avevo scritta una molto lunga, tempo fa, perché Pan era il primo libro fantastico italiano che avevo letto fino in fondo e con grande interesse. Ho apprezzato soprattutto il modo delicato e molto sentito con cui hai descritto la malattia del signor Cavaterra e il rapporto con Michele. Con quello mi avevi fatto intuire anche qualcos’altro, la storia dietro la storia, la tua; l’ho apprezzato in modo particolare. Poi, vediamo, ho anche amato moltissimo la tua ambientazione italiana, e ti ringrazio ancora per le porte aperte che mi hai lasciato, alla fine di quella storia.
    Nell’email ero Chiara, ma da qui in poi sarò Juno. Adoro i nomi femminili che finiscono in o. Mi accetti nel tuo equipaggio? Posso salire a bordo?

  • sartoris

    Io trovo che quella orribile rampa di cemento verso il nulla sia una magnifica metafora della strada che il nostro amato/odiato sud sta imboccando, Francesco.
    Solo menti con talento vero per il male (male ovvio con la minuscola, il peggiore:-) potevano ideare un progetto ancora più letale dello stillicidio dell’abusivismo cui quella zona d’Italia è vittima da decenni… qualcuno avrà pensato «troppo lento, meglio darci un taglio netto!»
    salud
    OMAR DI MONOPOLI

  • francescodimitri

    Benvenuta a bordo, Juno! Di solito cerco di rispondere alle mail – a volte, purtroppo, mi sfugge. Sarei contento se tu ritrovassi quella che mi avevi spedito, e me la rimandassi. Leggo sempre con grande piacere i lettori.

    Omar: dà proprio quell’impressione. “Dai, facciamo in fretta, che a furia di casette, a distruggere la spiaggia ci mettiamo almeno altri cinque anni…”

  • Juno

    Ok, se la ritrovo te la rispedisco…comunque mi avevi già risposto. Ma a quale indirizzo te la mando? Indagherò.

  • Vale

    Arrivo tardi, ma per gli abusi non è mai tardi, no?
    Nel paese in cui abito al momento ci sono severissimi vincoli ambientali che vietano di installare ecologici pannelli solari, ma gaso strano, è pieno di abusi edilizi. Scheletri di cemento, e non solo in campagna. Mi fanno storie perché io (centro storico) ho una discretissima caldaia (che comunque passa inosservata) ma non vanno a dir niente al padrone della vicina palazzina – obbrobrio (anni 80?) con i foratini a vista.
    Il mio amico geometra – quando gli confesso che sogno un casale in mezzo al verde, mi dice che i vincoli sono strettissimi. Io ne sono felice perché mi interessa una casa in mezzo al verde, e non una casa che fra qualche anno avrà di nuovo palazzine, strade e centri commerciali a soffocarmi. Ma lui mi dice: i vincoli sono rigidi per te, non per gli abusi.
    Mi viene da piangere.

    A propòs, anche questo in ritardo: mi sono fatta regalare Pan per natale, grazie per l’ambientazione (finalmente) non tolkeniana. Poi la Roma “spirituale” delloo sciamano Michele è geniiale…

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