My kindle love story

Ok. E’ da un po’ che gioco con il Kindle, e lo posso dire: è formidabile. Mi aspettavo parecchio – ma è meglio.

Ho tutto Charles Fort, tutto il Conan originale, tutto Lovecraft e tutto Shakespeare. Per averli ci ho messo  qualcosa come cinque minuti, e la spesa totale è attorno ai sei-sette pound. Ah, e ci posso fare ricerche: la prossima volta che dovrò ritrovare il primo uso in assoluto della parola ‘teleportation’ non dovrò scartabellare in duecento posti diversi. E’ possibile anche sottolineare e prendere appunti. Se editori o amici (GL, attacco cosa-sai questa settimana, finalmente) mi spediscono file, li carico su Kindle e via. Mi arriva il Times ogni mattina – senza immagini, vero, ma anche senza muovere le terga da casa, e spendendo meno che con un abbonamento al cartaceo.

L’esperienza di lettura, poi, è liscissima. Per i primi cinque minuti pensi di star leggendo da un ebook. E quindi, se lo aspettavi dici ‘wow’, se lo temevi dici ‘urgh’. Dopo i primi cinque minuti smetti di emettere versi e leggi e basta.

Su una cosa ho cambiato idea. I prezzi. Capiamoci: sono ancora convinto che i prezzi per gli ebook siano troppo alti, anche perchè, tagliando carta e distribuzione, tagli i due costi più grossi (si, l’autore è ben lungi dall’essere il costo più grosso della catena produttiva di un libro…). E sono convinto che tenere i prezzi così alti sia una politica sbagliata. Ma adesso penso che sia sbagliata solo a livello di immagine.

Mi spiego. Se prima ero convinto che a parità di prezzo avrei comprato un libro cartaceo, adesso non lo sono più. L’archivio funziona bene, Amazon me ne conserva una copia online, e soprattutto non-mi-ingombra-casa. In alcuni casi voglio ancora il cartaceo, certo. Ma in molti altri, a parità di prezzo, comprerei comunque l’edizione elettronica. Resta il fatto che la carta non c’è, ed è giusto che il prezzo cali.

A proposito: sto ragionando su alcune cose che forse vedrete, se trovo qualcuno che mi segua.

Comunque. La domanda è: cosa compri, quando compri un libro? Un oggetto o un’esperienza? Io voto esperienza. Ok, la carta e l’odore e cazzate varie, ma siamo seri. Quanti di voi comprano codici miniati, o edizioni originali di Crowley? Io leggo un sacco di letteratura di genere, che significa un sacco di paperback. E quando sono fantasy, sono paperback lunghi e poco maneggevoli. Perchè non dovrei preferire un’edizione meno ingombrante e più comoda?

Poi, se Barker si decide a fare il terzo volume di Abarat, mi precipiterò a comprarlo cartaceo, e se la copertina di Alice sarà bella come potrebbe (non fatemi aggiungere altro), di sicuro sarà un valore aggiunto, che come lettore mi spingerebbe a preferire il cartaceo. Quindi: non è che la carta muoia del tutto. Ma per molte cose l’ebook è più efficace. Tra un paperback  e la sua versione elettronica, la seconda vince a piene mani. Se La Ragazza dei miei Sogni uscisse in versione elettronica domani, ne sarei felicissimo.

Non so come andrà in Italia. Molti Italiani i libri li comprano solo per arredare (anche a me i libri piacciono, come arredamento, ma è un effetto secondario). Comprano oggetti, non esperienze. E quindi gli ebook potrebbero metterci un po’ di più a farsi strada. Ma solo un po’.

Al solito: il punto non è se, ma quando. E ‘quanto prima’ è la risposta che auguro ai miei amici che ancora vivono in Italia…

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18 responses to “My kindle love story

  • Fabrizio

    Curioso, avevo scritto questo tempo fa e già mi avvertivano dei miglioramenti dell’e-ink.
    C’è da dire che io, da disegnatore, il colore sullo schermo lo vorrei eccome. E il prezzo è ancora alto. Come dici tu, però, bisogna vedere fino a quando.
    In realtà a me servirebbe una sorta di netbook/kindle/moleskine elettronica per schizzare.
    Per una cosa del genere potrei fare una spesa 😉

  • francescodimitri

    Fab: capisco il tuo discorso, ma non lo condivido. Io sono un grande sostenitore degli strumenti dedicati – non una cosa che fa tutto male, ma una cosa che fa una cosa bene. Sul Kindle leggerò saggistica e narrativa: tutta roba che di colori non ne ha mai (tranne per qualche edizione, che appunto, ti compri in cartaceo). Un disegnatore non è che disegna sull’ultimo paperback che si è comprato, no? Stessa cosa. Io credo che la difficoltà sia nel far entrare nel nostro immaginario l’idea che uno strumento che serve solo a leggere libri (con tutto quello che comporta: ricerche, sottolineature, etc.), sia utile di per sè, senza roba aggiunta. Io non ci metterei neanche browser…
    GL: prepara, prepara.

  • demoniopellegrino

    Concordo su tutto. Il vero successo del Kindle e quando leggi ti scordi che stai leggendo un ebook sul Kindle…leggi e basta.

    Su che cosa compri quando compri un libro, sono piu’ restio: a me il libro piace anche come oggetto. Ma non credo che il libro cartaceo sparira’ per colpa degli ebook: si complementano. Io da quando ho il Kindle compro anche piu’ libri cartacei, per dire.

    per non parlare del fatto che grazie al Kindle hai accesso a libri fuori stampa e che nessun editore ristamperebbe perche’ non sarebbero “economicamente validi”.

  • Valberici

    Ovviamente voto anch’io per l’esperienza.
    La domanda che ora mi pongo è: l’avvento degli ebook cambierà anche il “modo” in cui si scrive?
    La possibile immediatezza della pubblicazione potrebbe decretare il ritorno di libri scritti a puntate?
    Uno “scritto” potrebbe anche avere una colonna sonora, potrebbe essere interattivo, avere immagini e filmati incorporati.
    E’ l’inizio della strada verso qualcosa di completamente nuovo?
    Qualcosa che si avvicina agli aedi e ai menestrelli del passato e nel contempo presenti le caratteristiche di un videogioco?
    Sento che sta arrivando qualcosa di nuovo, anzi di antico 😉

  • Stefano Romagna

    Val: spero proprio di no, perché un esperimento del genere, per quanto sulla “carta” sembri intrigante, temo possa snaturare la dimensione stessa del libro.
    Ma a pensarci bene forse non si chiamerebbe più in quel modo. 🙂

    Voglio il Kindle! O il Nook! O il Cyberbook. Si è capito??

  • demoniopellegrino

    sto con Stefano: Dio ce ne scampi da questi esperimenti. Che gia’ m’innervosisco quando gli autori mi fanno la roba interattiva tipo i Wu Ming con manituana, o de carlo (che Iddio mi perdoni per averlo nominato nello stesso commento) mi fa la colonna sonora con le sue musichette mentecatte.

  • francescodimitri

    Un po’ di risposte sparse.
    Intanto, il libro come oggetto piace anche a me – ma solo in secondo luogo, e solo se l’oggetto è bello. Di questi tempi, però, il Necronomicon non te lo vendono rilegato in pelle umana, te lo vendono in paperback. Meglio una comoda versione elettronica, a quel punto.

    Val: sei il solito visionario, e la mia risposta è un ‘sì’ clamoroso.

    Capisco Stefano, Demonio e altri che rizzano il pelo appena sentono parlare di ‘esperimenti’. Il problema è che, nel mondo di secchioni annoiati che è l’editoria italiana, di solito per ‘esperimento’ si intende qualcosa di noioso, guidato da ideologie (del pubblico, dell’opera, di quelchesia) più che da passioni, e fatte a tavolino.

    Un buon esperimento, per come la vedo io, è una cosa che ‘sperimenta’ una forma nuova di passione, di divertimento, di sentimento. Non è fatta per dimostrare qualcosa – è fatta per colpire a pugni in modo nuovo. E io sto lavorando in questa direzione. Devo solo trovare qualcuno che mi segua, come dicevo. Ma ci sto lavorando.

    Un’altra cosa. Stefano: io non ho nessun rispetto sacro per la dimensione del libro. Il romanzo è una forma di narrativa nata in un preciso periodo storico. A me piace moltissimo, e credo che non morirà mai – non morirà il romanzo, nè morirà il libro fisico. Ma a me interessano le storie in ogni loro forma, non ho feticismi verso le ‘storie-raccontate-come-romanzi’. Adoro i giochi di ruolo, i film, gli aneddoti degli amici, eccetera. Un’altra forma, ancestrale e nuovissima, sta nascendo, per come la vedo io.

    Spiriti antichi che rinascono nel silicio: può non piacermi?

  • Stefano Romagna

    Nemmeno io ho nulla contro la sperimentazione se è genuina e mossa dalla creatività, ma questo a patto di non esagerare e creare “nuovi mostri” col rischio di ridursi ad avere linguaggi che da una parte sono all’avanguardia, ma dall’altra nè carne e nè pesce.

    • francescodimitri

      Stefano, posso chiederti di elaborare/spiegare meglio, se hai tempo & voglia? L’argomento mi interessa parecchio…

  • Stefano Romagna

    E’ molto semplice. Io da un libro mi aspetto di ricevere quello per il quale esiste: intrattenimento basato sulla lettura. La trovo un’esperienza che è già straordinaria così, senza l’ausilio di ipotetici filmati, interattività o colonne sonore.
    Quel genere di linguaggio esiste già, e si chiama videogioco (che tra l’altro adoro). Sono aperto agli esperimenti, ma trovo che una commistione del genere sia rischiosa.
    Da questo punto di vista sono molto tradizionalista. Okay gli e book, ma io un libro me lo voglio godere usando il mio cervello e la mia immaginazione. Non ho bisogno di “spinte” da parte di nessuno. Il coinvolgimento nasce da solo, a partire da una buona storia. Non mi serve una musichetta di sottofondo, e nemmeno una voce narrante. Lo troverei solo fastidioso e invadente. Per quello ci sono gli audiolibri. Quindi lasciamo che i libri facciano i libri, cellulosa o e link non importa, non è il supporto che conta.
    Mi sono spiegato meglio?

  • francescodimitri

    Si – grazie. Ma non sono molto d’accordo. Anche le parole su pagina (cartacea o elettronica che sia) sono ‘spinte’ per l’immaginazione. E perchè non pensare a ‘spinte’ di altro tipo? Al solito: il punto non è sostituire la forma-romanzo. Il punto è non feticizzarla, non adorarla e consacrarla.

    Uno dei migliori libri horror di sempre, Casa di Foglie, è molto poco ‘romanzo’, e sperimenta con gabbie tipografiche, voci narrative diverse, etc. Il tutto fatto con rigore, e il tutto – cosa fondamentale – leggibilissimo, anche sull’autobus.

    Per come la vedo io il punto non è mai il cosa, ma il come.

    E ‘non come De Carlo’, ovviamente, è il punto di partenza…

  • Stefano Romagna

    Francesco, le parole sono spinte, è vero, ma io ritengo che lo siano di un tipo diverso da quanto può esserlo un file audio o addirittura un filmato, per il semplice motivo che Impegnano il cervello in un modo molto meno invasivo. Le parole sono punti di partenza, dispiegano strade che aspettano solo di essere imboccate, ma nel caso di un libro sono io, lettore, a voler scegliere come, quando e perché, a decidere la modalità di fruizione che ritengo più opportuna. Della serie, se sto leggendo un ipotetico “libro di nuova generazione” non riuscirei a immaginare niente di peggio di una colonna sonora, magari interattiva, che ti dica quando spaventarti o stare sulle spine. Ripeto, per quel genere di intrattenimento c’è il cinema, che fa egregiamente il suo dovere. Perché dover contaminare a tutti i costi? Perché cambiare qualcosa che funziona bene così? Perché può funzionare meglio, dirai tu. E io ti dirò che hai ragione qualora uno di questi esperimenti dovesse coinvolgermi più di leggere un libro usando solo le mie facoltà cognitive.

    Sul cosa e il ho sempre pensato che siano due facce della stessa medaglia, direttamente correlate e inscindibili. Non c’è il cosa senza il come, e viceversa.
    Quindi capisco il tuo punto di vista e lo approvo perché amo le storie, ma per me leggere un libro significa farlo nel modo tradizionale (o al massimo sotto forma di e book) come videogiocare significa accendere tv, console e impugnare il joypad.

  • demoniopellegrino

    Aspetta Francesco: pero’ casa di foglie e’ ancora un libro puro. Il fatto che utilizzi font, impaginazioni, e pov diversi non cambia il fatto che resta un libro. Non sara’ un romanzo, ma e’ un libro.

    Sprofondo nella poltrona a fagiolo, leggo, e mi perdo –> e’ un libro. Ebook o carta non importa (tra l’altro non credo casa di foglie potrebbe essere proposto come ebook, ma posso sbagliarmi)

  • francescodimitri

    Credo anche io che Casa di Foglie sia difficilmente proponibile come ebook. E sì, è un ‘libro’ – ma in modo diversissimo rispetto a come è un ‘libro’ It. Ed è questo che voglio dire: non è detto che aggiungere musica sia l’unico modo di sperimentare…

  • I have a dream « Laramanni’s Weblog

    […] di Stefano Romagna, quelli di Demonio Pellegrino,  del Duca Carraronan, di Sandrone Dazieri, di Francesco Dimitri. Sono tutti molto interessanti e accurati, e ve li consiglio. Veniamo a me. Non sono una fanwoman […]

  • elisabetta

    Ho imparato delle cose nuove, grazie 🙂
    Elisabetta

  • francescodimitri

    Piacere mio!

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