London for non-Londoners: Treadwell’s

Londra è una città magnifica. E come tutte le città magnifiche, è strana, difficile e a volte ostile. In Italia si raccontano molte sciocchezze sul suo conto. Io ho una teoria: gran parte della conoscenza che gli Italiani hanno di Londra, viene da vacanze studio o viaggi più o meno sfigati fatti al liceo con quattro amici e quattro lire. Tutto molto divertente, ma molto poco adatto a conoscere la città. Piccadilly Circus non è Londra, Oxford Street non è Londra, o meglio, lo sono, ma ne sono una faccia, non la più bella, nè quella che i londinesi vivono di più. A Londra si mangia male? Falso. Il cibo inglese, in particolare, è pessimo? Falso, falsissimo. Londra è troppo cara? Non più di Roma – anzi, meno, se sai come muoverti. Piove sempre? Macchè. Fa freddo? Questo è vero – non più che a Milano, comunque. I londinesi sono scostanti? Falso.

Allora mi dico: facciamo qualche post su Londra, per gli Italiani. Saltuario: non una serie ordinata, ho troppe cose in pentola e poco tempo per il blog.

E parto da una tappa obbligata per chiunque abbia mai anche soltanto pensato a leggere un mio libro, Treadwell’s. Treadwell’s è, grosso modo, un negozio di magia / libreria esoterica. Ma definirlo così non gli fa giustizia.

Innanzitutto, la scelta di libri è formidabile. Bisogna avere fortuna: a volte vorresti comprare tutto quello che c’è sugli scaffali, altre volte non trovi niente di interessante. Ma in media, ti fa venire voglia di diventare ricco alla svelta. Volete approfondire studi cabalistici? Si può. Mitologia classica? Certo. No, anzi, norrena? Ovvio che si. Aspetta, aspetta: volete qualcosa sulla letteratura del XIX secolo. C’è. No, no: Wicca. Anche. Tarocchi? Figurarsi. Crowley? Che ne dite di un’edizione originale delle Confessions? Ha libri nuovi, vecchi e antichi – edizioni originali da svariate centinaia di pound. Ma almeno guardarle, male non fa. E niente menate New Age.

Poi c’è il resto. Candele e incensi e bacchette e tutto. Mancano gli incensi di Starchild, di cui sono un appassionato, ma la perfezione non esiste.

Il bello, comunque, arriva di sera. Quando Treadwell’s diventa un luogo d’incontro. Feste di lancio per libri di settore. Rituali pubblici. Conferenze serissime (demonologia babilonese, Lovecraft, magia rinascimentale: perchè per sentire una lecture sull’uso della cabala cristiana da parte di maghi italiani sono dovuto venire a Londra?). Insomma, cose. Un posto d’incontro e scambio, in cui ci sono appassionati di fantastico, maghi, antropologi, giocatori di ruolo, artisti.

Ed è a due passi da Covent Garden – tanto a due passi che per arrivare dalla piazza a Treadwell’s, a piedi, ci vorranno si e no due minuti, forse meno. Se passate da Londra è una tappa obbligata.

Prossimamente: come mangiare a buon mercato e bene, Brixton, negozi voudou, i segreti di Brockley e quant’altro.

Ma solo se la cosa vi interessa.

Fatemi sapere.

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15 responses to “London for non-Londoners: Treadwell’s

  • demonio pellegrino

    A me interessa. Molto.

    Londra e’ una citta’ che mi ha sempre affascinato, ma che conosco davvero poco. Ci sono venuto un paio di volte per lavoro quando vivevo a Bruxelles, ma erano toccate e fughe. Poi l’anno scorso stavamo per trasferirci li’, con mia moglie, e abbiamo cominciato a fare varie spedizioni per trovare casa e tutto, e ci piaceva un sacco. Alla fine e’ arrivata Chicago, e abbiamo scelto il grande salto, ma mi e’ rimasta addosso una curiosita’ molto molto forte.

    per cui grazie.

  • bak

    Londra è la migliore città al mondo, dove vivere per un pò, secondo me. C’è però un problema, è contemporaneamente la peggiore. Non sono sicuro però che sia meno cara di Roma. Per certi versi sì, per altri (trasporti e affitto) ti spezza in due… E io a Londra trovo la burrata pugliese _fresca_ più velocemente (e mi arriva direttamente a casa) che non a Milano 😀 – E i londinesi un pò schizzati lo sono però 😉 Come il clima… la mattina appena ti svegli sereno, poi autunno, poi sereno, poi primavera, poi inverno e verso le sei di pomeriggio sereno di nuovo. Mi chiedo se è il clima che è nervoso per via dell’uomore della città o il contrario…

  • Lupo

    Francesco, fosse per me, non dovresti nemmeno chiedere.
    Per quel che mi riguarda, hai un lettore assicurato.

  • Valberici

    Procedi pure che la cosa mi interessa 🙂

  • imp.bianco

    Prima o poi voglio venire a Londra…

    Con la fortuna che ho io però, ci sarà un attacco dei Dalek quando la visito XD

    X-Bye

  • Benmot

    Certo che la cosa interessa!

  • francescodimitri

    Grazie a tutti per l’interesse – continuerò.

    Ben: non riesco a recuperare la mail… ce l’hai ancora da qualche parte?

  • Giorgio

    Entro nel merito della questione “in Inghilterra si mangia male” perché mi tocca da vicino, sia perché amo mangiare, sia perché anche io ci ho vissuto.

    Concordo comunque che il cibo inglese sia buono. Il problema è che è sconosciuto, anche da loro.

    Non c’è la cultura della cucina “a casa” come da noi, l’inglese medio non sa fare molto oltre che scaldare le cose al microonde. Sono cose che fanno incazzare, il Regno Unito ha una quantità pazzesca di formaggi buoni (il formaggio è una delle mie religioni) ma quanti INGLESI ne sono a conoscenza o ne consumano?

    Perché nei supermercati lì si trova solo il cheddar e copie della mozzarella, mentre da noi persino in posti grigi come l’Esselunga trovo meraviglie regionali?

    Sono d’accordo che il fatto che il cibo inglese sia pessimo è uno stereotipo, ma loro non fanno niente per scrollarselo di torno!

    Infine, la burrata pugliese a Milano la prendo a trecento – forse meno – metri da casa mia, insieme alla porchetta di Ariccia e persino dell’ottimo stilton!

  • francescodimitri

    Giorgio: vero che non c’è tantissimo la cultura del mangiare a casa, ma tra Londra e la campagna c’è un abisso, in questo. In campagna ce l’hanno eccome, e cucinano delle robe… idem per i formaggi. Condividiamo la religione, mi sa. E io mi rifornisco o nei farmer’s market (ce ne sono nei weekend un po’ ovunque), o da Sainsbury’s, che ha una scelta non disprezzabile.

    Burrata, ariccia e stilton insieme? Formidabile! Ma non sottovalutare l’Esselunga: a Roma non c’è, e io, quando vivevo in Italia e venivo a Milano, ci andavo apposta per fare provviste… Roma è molto, molto peggio sotto questo aspetto. Stranamente. Ma forse è una cosa da analizzare.

  • ale

    io vorrei sapere ancora …

  • bak

    @giorgio: fortunello 😀 io a 300 metri avevo 30 kebabbari…

    vero, per quanto riguarda i formaggi. e anche con le carni non ci scherzano (mucca pazza a parte). il borough market sul south bank e´ un gran posto dove trovare ed assaggiare carni formaggi e dolci locali.

    e stanno anche sfruttando il global warming cominciando a produrre vino. alcuni non sono niente male…

  • Giorgio

    Francesco, sicuramente nella splendida campagna inglese si trovano delle meravigli, che io purtroppo non ebbi modo di provare, ma il punto è quello: devi spostarti, mentre qui, come giustamente dici, basta andare all’Esselunga (dove in effetti mi fornisco spesso, parallelamente al mercatino scoperto settimanale e dove prendo dell’ottimo pepato senese!).
    La mia ovviamente non è critica verso il Regno Unito, del resto mica si può avere tutto! Loro hanno la musica più bella del mondo, un umorismo (segno di indubbia intelligenza e autoironia) invidiabile e una gentilezza nei confronti del prossimo di cui ho avuto esperienza diretta. Mica possono avere PURE la cucina! :-)))

  • francescodimitri

    Mettiamoci d’accordo: io sono disposto a comprare la causa che la cucina Italiana è più varia (soprattutto se consideriamo le millemila differenze regionali…). Però nei locali di Londra in media mangi bene davvero (tra pub, Nando’s… ma ci farò un post), forse spendendo un’anticchia di meno che a Roma, sempre in media. Ma compro la varietà, confermo. Venduta?

  • MorganaFaerie

    Concordo su tutto, anche sul freddo londinese vs freddo milanese :-))
    E anche sull’Esselunga, abito a 200 mt dal credo più grosso , dove mi fornisco di robe inimmaginabili a volte 🙂
    Francesco voglio i negozi voodoo, se vuoi in cambio ti segnalo le botaniche parigine (piene di “lozioni”) le mie “vacanze” sono sempre un pò sui generis, diciamo così…

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