Perchè non voglio essere legittimato

E’ in corso da qualche giorno una polemica letteraria, partita sul blog di Loredana Lipperini, e ripresa, tra gli altri, da GL, Lara Manni, Licia Troisi.

Di solito mi tengo lontano da queste cose. Non mi divertono più di tanto. Ma questa volta ci sono entrato, e ho voglia di elaborare un po’.

Siccome le polemiche letterarie sono noiose anche se ci partecipi, ecco un riassunto. Andrea Cortellessa, critico di chiara fama, ha più o meno sostenuto che la letteratura fantasy non ha ‘tacche’ di Alta Cultura. Tolkien è meno figo di Joyce, e il papà di Harold Bloom dà botte al papà di Jeff Smith quando vuole. Sto semplificando, ma il succo è questo: una discussione calcistica travestita da qualcosa di significativo. E se le pretese restassero al livello del bar Sport, sarebbe anche divertente. Ma c’è in gioco di più, o così può sembrare.

Il punto caldo della discussione è la ‘legittimazione culturale’ del fantastico – e, per inclusione, di altri ambiti a noi cari (fumetti, videogiochi, quel che sia). Perché Cortellessa non si occupa di recensire, che ne so, me?  (mi porto come esempio solo perché darò una risposta personale.)

E la risposta è: chi se lo incula, Cortellessa.

Parlo per me – non voglio essere legittimato. Non voglio essere notato dall’Accademia. La conosco molto bene, da dentro, e la disprezzo.

Ci sono (pochissime) persone eccezionali che ci lavorano, ma per il resto, è una macchina fatta per generare stipendi.  Se ne stia al suo posto, l’Accademia, che al barbeque delle Dodici Querce non la vogliamo.

Ma ecco una storia.

Immaginate che un’epidemia di influenza devasti il mondo (ok, l’inizio di questa storia l’ho copiato). Immaginate che secchi il 99% della popolazione.

Nell’1% che sopravvive  ci sono uno scrittore (uno di quelli come me, concreti e sereni, che dicono ‘c’era una volta un satiro’ e non ‘adesso affronto una metafora della Situazione Politica Italiana’) e un critico. Lo scrittore non è un guerriero, né è abile con le mani, né sa curare le persone. Insomma: sa solo raccontare storie. Il critico non è un guerriero, eccetera. Insomma: sa solo fare il critico.

Lo scrittore deve tirare a campare. Gira di notte, di falò in falò, raccontando le avventure di un ladro orientale, sopravvissuto al massacro, che adesso vive in un harem con duecentotrè odalische. In tempi così oscuri, le persone hanno bisogno di storie, magia, e speranza. Lui dà tutto questo, e riceve in cambio pane e companatico. Sopravvive.

Ora. In questo mondo al crepuscolo, in cui l’Accademia è finita, in cui non ci sono patenti di autorità culturale, in cui conta solo la sopravvivenza quotidiana e quel minimo di qualità della vita che è possibile ottenere, in questo mondo, dicevo…

…di preciso, un Critico, di cosa campa?

(nel prossimo post, approfondirò: ho posizioni, mi pare, più radicali anche di quelle espresse dalla mia ‘parte’, nella discussione)

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42 responses to “Perchè non voglio essere legittimato

  • eleas

    ciao francesco
    posto per la prima volta dalle tue parti, capisco perfettamente la tua osservazione, ma è quel “chi se lo incula” che mi lascia perplesso e sopratutto poco convinto. Ho fatto una domanda mi pare sul blog di Loredana chidendo come mai da Fabio Fazio ci troviamo Saviano, Grossman e altri ma non te o licia o GL. Cazzo che siete scemi? No io credo che non possa arrivare a penetrare in profondità il genere fantastico perché a certi livelli quell’accademia che non si incula nessuno può ancora dire la sua. Magari la mia è un’impressione eh, ma magari anche no…
    😉

  • ilgiovannidellepaludi

    …non mi tornano i numeri….vabbè

  • Fabrizio

    Non sono del tutto d’accordo, anche se – ahimè – so di avere pericolose tendenze trolleggianti quando entro in questi argomenti. SOno il primo “tifoso” violento e non me ne vanto.

    Detto questo, quando ho letto “…di preciso, un Critico, di cosa campa?” mi sono davvero rotolato dalle risate ^___^

  • Valberici

    Il critico andrà dallo scrittore e gli dirà: senti, ti propongo un affare, ti precedo ai falò, passo un giorno prima e dico che sta per arrivare il più grande cantastorie dei nostri tempi. Vedrai che con il mio aiuto raddoppieranno le offerte. Tu mettimi qualcosa da parte eppoi me lo dai.
    Ovviamente in seguito il critico cercherà altri scrittori a cui fare da apripista. Dovrà poi avere degli aiutanti…….e alla fine diventerà ricco e grasso con tanti critici e scrittori alle sue dipendenze 😉

  • licia

    Mi trovi d’accordo sulla mia non necessità di sentirmi legittimata, soprattutto se questa legittimazione si riferisce ad una definizione di letteratura che francamente non mi appartiene proprio. Però senza critica non si cresce, direi, per cui ben venga la critica, a patto che sia scevra da pregiudizi. E temo non sia questo il caso.

  • francescodimitri

    Andrò un po’ a rilento perchè sto smaltendo parecchio lavoro arretrato…
    Eleas: a certi livelli, sì. Bisogna vedere se sono livelli che ci interessano. Ma elaborerò nel (o nei) prossimi post, e tutto sarà più chiaro. Spero.
    Paludoso Giovanni: adesso sì. Quel ‘99% di sopravvissuti’, in effetti, era un po’ penoso…
    Fab: dì pure tutto quello che ti passa per la testa, senza limiti nè pietà, neanche nei miei confronti.
    Val: e avrà ricreato un sistema. Ecco perchè io sono fieramente anarchico…
    Licia: nell’ultima frase ho usato la parola Critico con la maiuscola proprio per fare una distinzione. Io credo che il confronto con i lettori abbia valore. E credo che il confronto con lettori scafati ne abbia moltissimo. Se qualcuno di quei lettori ha poi voglia di produrre testi secondari, con interpretazioni, attacchi, idee, e quant’altro, ben venga, anzi, benissimo. E questa è ‘critica’ con la ‘c’ minuscola. Ma se poi il critico pretende di fare un’elaborazione teorica e in base a quella ‘ritornare’ ai testi da cui era partito, diventa un Critico con la maiuscola, di quelli patentati dall’Accademia. E perde qualsiasi contatto con la craft del ‘c’era una volta’. E in caso di fine-del-mondo, muore di fame…

  • VValberici

    Esatto.
    E quindi penso che si sia capito di cosa si nutre il Critico ed a cosa appartenga.

  • Lara Manni

    Ho esitato a intervenire sostanzialmente per un motivo: spesso il dialogo con i critici viene visto come captatio benevolentiae, e la cosa non mi piace. Però alla fine sono contentissima di averlo fatto: e non perchè voglia una legittimazione della Critica, Francesco. Ma perchè se c’è una possibilità di non dico spezzare, ma far vacillare – come mi sembra sia accaduto – il pregiudizio, be’, quella possibilità va colta.
    Forse è troppo facile dialogare solo con i lettori. Soprattutto con quelli a cui le cose che scriviamo sono piaciute. E’ più complesso, ma utile, dialogare con chi ci attacca. Credo che sia importante dialogare con chi NON intende leggerci.
    Almeno, credo.

  • eleas

    sì, sì a obi uan da ascolt… aehmmm scusa sbagliato film… da ascolto a Laretta, è un’opportunità di tirare giù un muro, magari anche solo un pezzo di muro, ma a me i muri non piacciono e credo nemmeno a voi tutti. Ergo sotto col piccone 😉

  • Okamis

    Francesco, sarò sincero: sei il primo che dice qualcosa di sensato su questa storia (almeno tra coloro che ho letto, ovvio). Qui c’è chi vuole dare battaglia ai critici, come se il mancato riconoscimento della narrativa fantastica a vera letteratura dipendesse da loro, quando invece l’obiettivo devono essere gli editori, perché sono loro i primi a trattare pubblico e autori come dei beoti. Se ci soffermiamo sui critici, allora vuol dire che non abbiamo capito proprio nulla. Poi, per quanto mi riguarda, non ho bisogno di mettermi a scrivere recensioni su autori del panorama “extra fantastico” per dimostrare che nella vita leggo anche altro. Non me ne potrebbe fregare di meno.

  • G.L.

    Okamis: sono curioso. Da quando conosci i meccanismi delle case editrici? E della Critica (quella vera, non quella degli stalker)?Se davvero pensi che siano le case editrici (o i Critici) quelle che fanno girare i libri, bè, io pensavo fossero i lettori (pensa che ingenuo – ma io non ho la tua esperienza editoriale, in effetti).
    Il problema è un altro, come hanno capito in tanti. Ma, chissà come mai, immaginavo tu non saresti stato fra loro. Oh bè, devo comunque ringraziarti (e questa la capisce solo Francesco, mi sa).

    Ps
    Roar!

  • Benmot

    Il miglior Critico è quello che non lo fa di mestiere, ovvero che non è, insomma il critico (c minuscola) parruccone che sta li a sviscerare, a mettere paletti, sotto-generi, e legittimazioni.
    Il miglior Critico è quello che ti dice “la storia è figa, regge bene, i personaggi sembrano vivi” e non “non tocchi i grandi temi e la tua poetica non rasenta il filo d’erba che sta davanti il carro dei buoi che tanto tira più un altro pelo…”.
    Il miglior Critico è (dovrebbe essere) il pubblico che ti legge perché hai una storia. Se dietro filtra qualcosa, di politica, religione, etc.. è perché sta bene alla storia stessa, è funzionale. Può anche essere, secondo me sempre, una metafora di un qualcosa ma la storia non dovrebbe essere fine a essere una metafora, ma una fottuta e bella storia.
    Se c’è qualcosa dietro, ok, ma se la scrivi per ” il filo d’erba dei buoi tanto tira più quell’altro” .. boh, a me personalmente non può fregare più di tanto.

    In sintesi, buon anno a Francesco, buon anno a tutti e.. non fateci caso, magari ho sproloquiato.

  • Okamis

    GL, non dico che il punto da te sollevato, così come da altri, non sia importante. Dico soltanto che dal mio punto di vista non è quello centrale. Quando vado in libreria – e non importa che mi trovi nel mio paesiello o a Milano o in qualunque altra città – e mi avvicino allo scaffale dedicato alla narrativa fantastica, vengo preso dallo sconforto, perché in buona parte vedo libri, italiani e stranieri, che si assomigliano terribilmente, libri che per centinaia e centinaia di pagine presentano le stesse storie con gli stessi personaggi. Ecco, per me quello è puro monnezzone. Grazie al cielo so che esistono anche libri diversi. Il tuo o quelli di Francesco e – ahimé – di pochi altri sono tra quelli (e il fatto che poi le pagine lette del W non mi abbiano convinto all’acquisto è un altro discorso, in quanto a me ora preme soffermarmi sull’aspetto più “appariscente” del fantastico, ovvero la presenza di trame standardizzate). Ma una simile predominanza di letteratura-spazzatura da chi dipende? Dai soli lettori? Io non credo. Le mode, il più delle volte, non nascono dal pubblico, ma dall’alto (sì, non ripongo grande fiducia nella massa). Ecco perché la mia attenzione si rivolge proprio verso quell’aspetto. Comunque nei prossimi giorni spiegherò il tutto un po’ meglio sui miei lidi, il tutto per una semplice questioni di spazi. Non credere: il tuo invito di qualche giorno fa a discutere del problema (problema di cui riconosco l’esistenza, seppur sotto una luce diversa) l’ho raccolto, solo che il tempo è quello che è e gli impegni pure. Tra l’altro in quella occasione mi piacerebbe mettere un po’ in chiaro la vecchia questione da cui – penso di non sbagliare – sia nato l’astio nei miei confronti, soprattutto considerando che non rientro tra coloro che ti mandano e-mail rigurgitanti offese o quant’altro.

  • G.L.

    Okamis (no, ti limiti a insultare e a stalkerare, in effetti): la questione in Italia è questa: l’Accademia non ha mai preso in considerazione il fantastico come tale, relegandolo a “intrattenimento fanciullesco”. Nota anche che non l’ha mai preso in considerazione per una presunta “carenza formale” (ohibò, chi mi ricorda?) e senza mai soffermarsi (mai, perchè sarebbe stato PERICOLOSO) sui contenuti del fantastico. I lettori, quindi, fino a non troppo tempo fa si vergognavano a dire di leggere fantastico (lo stesso Calvino doveva riempirsi la bocca di “se” e “ma”). Adesso le cose stanno cambiando (e per forza, Chtulhu benedica la Weltliteratur!), MA ciò non toglie che un buon 60% dei lettori sia giovane e giovanissimo, che NON hanno un’alfabetizzazione alla lettura. Ergo: una volta “cresciuti” per “darsi un tono da adulti” mollano il fantastico e ci sputano sopra (più o meno come già tanti blogghettari inziano a fare). Gli ex lettori del fantastico sono peggio degli ex fumatori.
    Le case editrici non contano un cazzo in questo. Sono i lettori a muovere le case editrici. Ora io ti auguro (e te lo auguro DAVVERO) di avere a che fare con una Casa Editrice Vera (così magari pi lo spieghi ai tuoi amici come funzionano davvero e la piantate di scrivere cagate): è tutto un “i lettori vogliono questo e quello, i lettori sono queto e quello”. Se i lettori iniziano a premiare la roba fuori dagli schemi (senza massacrarne gli autori dopo un paio di paginette lette alla cazzo o magari senza partire dicendo “io avrei fatto così”, tanto per fare un esempio), se i lettori si aprissero alla consapevolezza che 3/4 della roba che viene pubblicata E’ fantastico allora sì, le cose cambierebbero.
    Non è un dimostrare che noi sappiamo leggere è un dimostrare che loro NON sanno leggere.
    Però, certo, bisogna avere il coraggio di fare le cose per bene, di piantarla di fare i Farisei del Word Processor, iniziare ad essere costruttivi anzichè distruttivi.
    (Nota Personale: non ho astio nei tuoi confronti, semplicemente non puoi pretendere che uno che mi dà del “coglione oggettivo” mi stia simpatico. Se aggiungi anche il bel lavoro che hai fatto con i video, permettimi, qualche dubbio sulla tua serenità mi viene. La modalità “chiariamoci in pubblico” che tanto piace a voi leoni della tastiera è idiota – mentre tu non hai evidentemente un cazzo da fare tutto il giorno, questo non vale per il sottoscritto – perchè non è “pubblico” è “virtuale”. Se vuoi, come ho fatto con UN MUCCHIO di persone, in privato ben volentieri. Oppure c’è l’opzione live.
    Magari più pericolosa, ma c’è.

  • Okamis

    Premetto che questo sarà il mio ultimo messaggio sull’argomento, per il semplice fatto che siamo largamente OT e soprattutto non è questa la sede adatta.
    Primo: scusa, ma cosa intendi per “stalkerare”? Che io sappia significa avere una sorta di ossessione verso una determinata persona cercandone in continuazione informazioni, foto e quant’altro, il più delle volte con intenti aggressisivi, cosa che non mi sembra di aver mai fatto con nessuno, te in particolare. Sugli insulti: quand’è che ti avrei definito “coglione oggettivo”, perché proprio non me lo ricordo? Ricordo invece di aver esplicitamente dato un’impressione (parola usata in quel pezzo) inerente un singolo “incontro”. Impressione, tra l’altro, poi in parte mutata, da cui la mia volontà di chiarire la cosa. Guarda, io ho la tendenza a giudicare le singole affermazioni, più che il complesso. Intendo dire che anche se la persona più spregevole di questo mondo dice una cosa giusta, io gli dico “bravo, hai detto una cosa giusta”, non “ma tanto quello è un coglione”. Ora, non pretendo che tutti facciano così, ci mancherebbe altro (anche se non nascondo che mi piacerebbe; sarei un ipocrita se ammettessi il contrario). Mi piacerebbe solo che in una discussione dove sino a questo momento si è parlato civilmente non ci si metta a fare il verso a tutti coloro che non la pensano come te, altrimenti non vedo dove stia la differenza dalle persone che tu tanto critichi.
    Un’ultima cosa e poi torno un attimo sul nocciolo dell’articolo. Se ho deciso di dedicare un nuovo post su quella vecchia storia è solo perché, avendo a quel tempo esposto un pensiero in pubblico, credo sia più corretto esprimere in cosa quel pensiero è cambiato sempre in pubblico, anziché in privato. Sia chiaro: non pretendo nessuna risposta da parte tua, anche perché non lo faccio principalmente per te. Anche perché – ahimé – a differenza di quanto puoi pensare, non corrisponde propriamente al vero la tua idea secondo cui non ho un cazzo da fare durante tutto il giorno.

    “Adesso le cose stanno cambiando (e per forza, Chtulhu benedica la Weltliteratur!), MA ciò non toglie che un buon 60% dei lettori sia giovane e giovanissimo, che NON hanno un’alfabetizzazione alla lettura. Ergo: una volta “cresciuti” per “darsi un tono da adulti” mollano il fantastico e ci sputano sopra (più o meno come già tanti blogghettari inziano a fare). Gli ex lettori del fantastico sono peggio degli ex fumatori.”

    E su questo non potrei essere più d’accordo.

    “Non è un dimostrare che noi sappiamo leggere è un dimostrare che loro NON sanno leggere.”

    E anche su questo mi trovo d’accordo, tanto da essere proprio il punto su cui si focalizza la mia attenzione. Se vogliamo dimostrare che sono LORO a sbagliare metodo d’approccio, perché dobbiamo essere NOI a dover dimostrare di leggere anche altro?

  • G.L.

    Perchè, al momento, siamo noi in minoranza strategica. Incaponirsi non serve a niente. Ed alfabetizzare è cosa buona e giusta.

    PS
    Decontestualizzare qualcosa non solo è sbagliato, ma molto pericoloso. Ribadisco: vuoi discutere? la mia mail ce l’hai. Vuoi insultare/sparare alla cazzo? Fottiti.

  • Uriele

    Manina alzata
    Scusate, ma prima che Eco facesse la sua sparata su Dylan Dog voi li leggevate i fumetti? Io sì e l’apertura da parte della critica al “fumetto popolare”TM non ha cambiato una virgola nel mio microcosmo.

    L’Accademia e la Critica (quelle con i capilettera intortati) le ho sempre considerate cose per addetti ai lavori (fino a qualche anno fa me ne fregavo dei blog dei vari autori che leggevo e delle loro storie personali e vivevo benissimo lo stesso).

    GL dice:
    l’Accademia non ha mai preso in considerazione il fantastico come tale, relegandolo a “intrattenimento fanciullesco”. Nota anche che non l’ha mai preso in considerazione per una presunta “carenza formale” (ohibò, chi mi ricorda?) e senza mai soffermarsi (mai, perchè sarebbe stato PERICOLOSO) sui contenuti del fantastico. I lettori, quindi, fino a non troppo tempo fa si vergognavano a dire di leggere fantastico

    I lettori se ne strasbattono della critica, te l’assicuro. La gente guardava i film di Totò e si divertiva anche prima che gli uomini del monte dicessero sì. E’ più importante la pubblicità e il posizionamento strategico di un libro. Moccia “fa schifo” a tutti (lettori e critica) eppure vende parecchio. Merito di un ottimo sistema di marketing.

    “uno di quelli come me, concreti e sereni, che dicono ‘c’era una volta un satiro’ e non ‘adesso affronto una metafora della Situazione Politica Italiana’” – ce ne fossero che la pensano così

  • G.L.

    Uriele: la visione che tu dai di quello che sta succedendo è troppo stretta. Non siamo noi che siamo andati da C. ma lui che è venuto da noi. Nessuno cerca legittimazione, come giustamente dice Francesco. Il discorso è più ampio, molto più ampio. E quando Eco fece quella sparata non ha cambiato l’idea di chi già i fumetti li leggeva senza preconcetto, ha allargato mostruosamene quel bacino. Perchè Eco andava sui giornali e nele università. Tutto-è-collegato. Sempre.

    Permettimi: Francesco sa qunato lo stimi, ma fa il furbacchione (giustamente: uno scrittore non deve MAI parlare di sé, se non per depistare). Pan non è un “c’era una volta”. Come non lo è nessun libro. Mai.

  • Uriele

    vabbé non sono “così” cretino (anche se ci arrivo vicino) 😀
    Penso che intendessimo la stessa cosa: il messaggio è sottotesto e la storia è l’elemento predominante. Molto spesso si leggono romanzi in cui è tutto messaggio (fastidioso, ridondante, esplicito) e niente storia.

    Inoltre Cortellessa viene e dice il fantasy e la fantascienza sono cacca, amen, opinione sua. Considera che al poverino toccherà leggersi romanzi come “l’eleganza del riccio” che per me è una punizione più che sufficiente per il peccato di superbia.

    tu dici “la visione che tu dai di quello che sta succedendo è troppo stretta”. Hai ragione! Appunto perché ho la visione del lettore e non quella dello scrittore. Io voglio fondamentalmente leggere (è un po’ poco lo so, ma alla fine quello è il target a cui dorebbe puntare uno scrittore il “lettoris simplicis” :D).

    Quando scelgo un libro mi fido o dei consigli di chi mi conosce (libraio di fiducia, amici, famiglia) o del mio istinto. Se un libro è piaciuto a tutti non sempre è detto che piaccia a me (non ho amato Q, ma mi è piaciuto molto Manituana per esempio).

  • Gary Sue

    Il critico fa il critico. Ovvero con le sue conoscenze tecniche esamina per bene un romanzo o un racconto e da una valutazione che i lettori possono usare come metro di giudizio. Voglio capire soltanto perchè odiate i critici… mah… Io credo che uno scrittore sicuro di sè prende le critiche accettandole per quello che sono: ovvero una buona occasione per mettere in evidenza i propri difetti e migliorare. Una cosa che detesto sono questi autori spocchiosi che perchè hanno pubblicato un romanzo si sentono padroni del mondo e pretendono CHE NESSUNO TOCCHI LA LORO ADORATA OPERA anche se priva di qualsiasi messaggio e scritta come farebbe mio fratello di 6 anni. Un po’ di modestia. Accettare le critiche e migliorare. Stop.

    Il fantasy viene reputato letteratura scadente perchè non si rinnova. Maghi, elfi, vampiri. Non se ne può più! Ma almeno fare una storia dove si cambia il punto di vista, invece del buono il protagonista è il cattivo. Oppure che caspita ne so, inserire una storia d’amore gay invece del solito ragazzino innamorato della biondona di turno ecc. Non ci vuole poi molto.

  • eleas

    @gary sue: poffarbacco che idee geniali! NIente politically correct oltretutto. Il gay, il cattivo. Wow. Tutte cose poco di moda. E perché non i Maya Galattici di Giacobbo? Sarebbero tosti no?
    1. qui nessuno dice che la critica non serva. Ma c’è critica e critica.
    2. nessuna delle persone che ho avuto modo di conoscere ha idea che la sua opera sia intoccabile.
    3. ritenere il fantasy o meglio il fantastico (che di questo e non di fantasy si stava parlando, spero tu conosca la differenza) sia solo elfi-draghi-maghi è non capire una mazza del genere. Ti invito a farti un giro e chessò dare un’occhiata ad altre cose qua e là.
    Ti renderai conto che intanto se le critiche vengono fatte con educazione nessuno le rifiuta. Anzi. Il problema è che spesso sono portate con una violenza verbale e una cattiveria ridicole. Questo fa la differenza tra critica accettabile e critica da maleducati che io per principio non accetterei.
    Quindi potresti capire che il genere fantastico non si esaurisce nell’eroic fantasy di cui spesso si parla a sproposito.

  • Gary Sue

    Ho fatto degli esempi 😉 se sono cose così ovvie chissa perchè poi leggo sempre i soliti libri di elfotte e maghetti. Pietre miracolose e potenti stregoni. Chissà, chissà… ad ogni modo io alzo le mani perchè non scrivo fantasy, quindi sono ignorante.

    1. C’è critica e critica? Solo quella positiva è giusta, vero?
    2. Io sì. Attaccata solo perchè ho osato dire che un romanzo era scritto in modo troppo semplice. Ovviamente un fantasy.
    3. Il fantasy oggi è così. Le nebbie di avalon mi è piaciuto, ad esempio. Il signore degli anelli, alice nel paese delle meraviglie ecc. Ma ora come ora non vedo nessun grande romanzo fantasy in libreria. Mi è piaciuto abbastanza esbat.

    Come ho già riferito, non mi interesso SOLO di fantasy. Ovvero preferisco i thriller ma leggo un po’ di tutto. Qualche fantasy l’ho letto anch’io, sarà che forse non sono abituata alla tempistica del genere? Non riesco a capire che ci vuole un certo linguaggio per il fantasy? Che l’introspezione dei personaggi nel fantasy non va bene?

    p.s comunque il tuo tono brusco, soprattutto la prima parte del commento, l’ho trovato inopportuno. A volte basta un dettaglio insignificante ma carico di elementi che stuzzicano la riflessione a rendere un romanzo LETTERATURA. Non so se mi spiego: L’Orlando furioso non è altro che un rifacimento dell’Orlando innamorato, eppure Ariosto è stato capace di infilarci così tanti concetti che viene ricordato più del suo predecessore. Quindi…

    ad ogni modo ti saluto 🙂 Bye!

  • astrosio

    gary sue, da quello che scrivi si capisce lontano un miglio che non conosci il genere. ed e’ il tipico approccio irritante di chi non conosce il genere e ne vuole parlare. la domanda e’: ma per quale porcoiddio di motivo volete parlare del fantastico o del fantasy se non lo conoscete e non vi piace? la riposta e’: perche’ sono genere dannatamente difficili da leggere, e le volte che ci avete provato non ci avete capito un cazzo. nei libri, spesso, la gente come voi vuole solo trovare se’ stessa, leggendo le solite quattro minchiate, in virtu’ di un meccanismo di proiezione e mimesi narcisistico e infantile. la prossima volta, gary sue, invece di leggerti un libro, guardati allo specchio. fai prima. e porca madonna.

  • G.L.

    Gary: io penso che tu non abbia ben capito cosa fa un critico. Un critico non “consiglia” libri, un critico li analizza. E lo fa in base ad una sua scuola di pensiero. Pensa, da un punto di vista dello studio dell’italianistica, Moccia è ininfluente, mentre da un punto di vista della sociologia della letteratura è molto interessante.
    Questa è la critica. Quella che fa la gente come Cortellessa (che sarà un pirla, ma qualcosa ne sa – fidati). Quello a cui tu ti riferisci è altro. Magari ti piace di più (in effetti immagino sia più divertente) e magari pensi che esista solo quella. Magari (sei giovane) godi molti di più a vedere smantellare il lavoro della gente senza chiederti se questo continuo smantellare non sia indice di altro (eh, beata gioventù), ma, occhio, così non è. Senza scomodare l’Ariosto. Che mi fa schifo.
    Ma non è così.

  • eleas

    gary sue: vedo che le tue risposte sono del genere gne gne va bene:

    1. nessuno ha parlato solo di critica positiva, anzi. Credo che proprio da quella negativa uno scrittore possa migliorare. Ma la critica negativa non necessariamente significa insulto o denigrazione dell’altrui lavoro.

    2. tu, io no. E poi aggiungo pure sarei tanto curioso di vedere come hai fatto questa critica…

    3. il fantasy oggi per fortuna sta offrendo un panorama sempre più variegato di approcci, forse probabilmente sono rimasti pochi a scrivere di elfi e draghi, in questo momento in italia mi pare di vedere uno sforzo di andare oltre ai canoni classici del genere, vi è una ricerca-

    il mio tono brusco è quello di chi ne abbastanza le scatole piene di sentire questo genere di critiche (che poi critiche non sono). Il mio tono è quello di chi si sta sbattendo per dimostrare che il lettore di fantasy non è un cerebroleso (ma noto che tu ti nutri di luoghi comuni), il mio tono è quello di chi non ritiene che le generalizzazioni siano utili ad alcuno.

    Non sta scritto da nessuna parte che scrivere di elfi e draghi equivalga a scrivere male. O scrivere banalità. La critica è altro dalla mera verifica che non ci siano contraddizioni nella narrazione. Smontare un romanzo e fare quel genere di verifica, o dire è troppo semplice (su che basi poi) mi pare non critica.

  • Gary Sue

    L’Ariosto ti fa schifo? Sono giovane? La risposta è sì ma studio nel campo della letteratura e qualcosa ne capisco anch’io. E anche di Critica visto che ho sostenuto un esamone di 500 pagine chiamato CRITICA LETTERARIA (non è un elencare titoli e roba varia, è solo che non voglio essere identificata con l’idiota di turno).

    Passiamo al blogghista XD XD

    1. Su questo siamo d’accordo.
    2. Ho detto semplicemente (e qui sembra un gioco di parole) che lo stile era troppo semplice, troppo rivolto all’azione e non all’introspezione. Troppi dialoghi, poche descrizioni (non gli elenchi, intendo descrizioni infilate qua e là nel testo. A un certo punto non capivo più chi era un personaggio e chi un altro. Un macello) e altre cose che ora però non ricordo.
    3. E chi ha detto che è un celebroleso? Anch’io ho letto roba fantasy, molti romanzi ambientati all’epoca di re Artù ad esempio, Harry Potter, Twilight, Bryan di Boscoquieto, Wunderkind ecc..

    XD magari continuo un altro giorno che ora devo uscire 🙂 bye

  • Gary Sue

    ah: le mie risposte non sono gne gne al massimo 😉 😉

  • mafd3t

    @Gary. Cioè spiegami: l’aver sostenuto un esame di critica letteraria (ah, grazie per aver specificato il numero di pagine: fondamentale) ti rende automaticamente una non-idiota e una che capisce qualcosa di Critica? A prescindere dalla ovvvia conclusione che l’attaccarsi a titoli, veri o presunti, denota una tragica mancanza di argomenti; forse ti risulterà veramente strano, ma per poter mettere bocca in modo serio quando si parla di critica di un genere letterario bisognerebbe avere un’idea corrispondente alla realtà di quello che è il panorama attuale in Italia ell’estero e, che so, aver letto qualcosina di più dei titoli che citi per auto-legittimarti???
    Non ho intenzione di intervenire nel merito del dibattito perchè non mi considero, certo, un’esperta di fantastico; ma l’arroganza e il qualunquismo delle tue affermazioni (scandalizzarsi per la lesa maestà di Ariosto e irridere l’anonimo scrittore fantasy….parbleu che coraggio da leoni! continua così e sei sulla buona strada per una cattedra universitaria) mi ha causato un senso di horror vacui che non ho potuto ignorare.

  • Lara Manni

    Gary, solo una cosa: l’oggetto del contendere non era che i critici facessero i critici e dicessero cose terribili dei romanzi fantastici. Quando è una critica è argomentata, ben venga: è, appunto, opportunità di crescita.
    Nel caso in questione, il critico NON aveva letto nulla della produzione fantasy contemporanea, bensì il solo Signore degli anelli. Da cui aveva tratto la convinzione della negatività di tutta la produzione contemporanea. Peraltro, anche nel caso della critica a Tolkien, si basava più sull’interpretazione del medesimo che sul testo in sè.
    🙂

  • Benmot

    Ma è normale che il critico (così come il giornalista, l’opinionista e tutti quelli che vivono “cianciando”) in Italia non si informa. Quindi di conseguenza, che spari minghiate. Per dirne una, a me sono passati sotto le mani articoli che definivano Harry Potter “la saga tolkeniana più venduta al mondo, sebbene la trama sia debole e stereotipata”. Giudizi a parte sulla trama di HP, ma se qualcuno inizia a dire “la saga tolkeniana” ma per me ha la credibilità che può avere come critico\analizzatore il mio gatto.
    Anche meno.
    Poi boh, tutto il resto mi sa di fuffa un po’ per nobilitarsi e nobilitare il genere, un po’ per sminuirlo (non intendo questa discussione in sé, ma l’universo di parole che gira intorno a quelle veramente importanti, del libro stesso).
    Insomma, come detto qualche commento sperduto fa, a me se il critico mi fa l’analisi (poco informata) da parruccone non me ne frega niente.
    Si può iniziare a ragionare quando si tratta di critica inerente al testo stesso, ah e soprattutto informata.
    Altrimenti è più ridicolo di un prete che parla dei preservativi. (stoccata gratuita, ma rende l’idea).

  • G.L.

    Stoccata gratuita e perfettamente azzeccata, Benmot. Proprio per questo penso che valga la pena riflettere. Forse – dico forse perchè non ho la verità in tasca – si avvicinano tempi in cui anche il fantastico può rivendicare la sua specificità e la sua profondità.

  • Gary Sue

    Lara Manni il mio discorso era più generico. In questo caso hai ragione, bisogna prima informarsi e poi giudicare. Questo è poco ma sicuro.

    Comunque già scritto altrove:

    La letteratura deve docere et delectare. Ma DOCERE anche non solo DELECTARE. In quel caso il libro non è letteratura ma è al livello del manuale delle barzellette di Totti.

  • Eriaas

    Bisogna assolutamente avvisare un sacco di persone: controllori di volo, analisti di rete, camionisti, agenti di viaggio, operatori di borsa e migliaia di altri professionisti. Nel post epidemia moriranno tutti insieme al critico, poveretti…

  • francescodimitri

    Risponderò nel prossimo post a un po’ dei punti sollevati.
    Ma intanto, un paio di precisazioni.

    Primo. Come ho già detto, è un certo tipo di Critica (quella teorica, di stampo accademico) che apertamente disprezzo. Altre attività ‘critiche’ (come dire su un blog o su un giornale che un libro ti piace o ti rompe, e perchè) le trovo divertenti e legittime da lettore, utilissime da scrittore.

    Secondo. Se qualcuno pensa di ‘docere’, vuol dire che pensa di aver qualcosa da ‘docere’. Argh. I don’t need no education, I don’t need to thought control. Grazie tante.

    Terzo. Eriaas: le persone di cui parli non vivono “di” sistema. Hanno abilità sviluppate “in un” sistema, trasferibili (con un po’ di fatica – ma questo vale anche per uno scrittore) a un altro. I Critici accademici, invece, al di fuori del sistema in cui vivono non sanno fare un cazzo. O questo è quello che pare a me.

    E ancora. Anche nel sistema attuale, un camionista mi consente di vivere: muove merci. Un operatore di borsa, idem: muove capitali. Un Critico, ancora una volta, che fa? Muove, o produce, che? La sua produzione non è sottoposta al vaglio del mercato, nè del pubblico, nè di nessun altro soggetto, ma solo a un ristretto numero di iniziati in grado di capire le sue argomentazioni. Iniziati che fanno parte del suo stesso sistema. Argomentazioni prive di qualsiasi ricaduta pratica. E’ un sistema che gira su se stesso e nient’altro.

    E questo mi pare folle e idiota più di Azathoth.

  • Gary Sue

    Allora anche l’artista non serve a niente, perchè non muove carichi, non serve all’economia. Ma che ragionamenti sono O____O allora yeahhhh W IL CONSUMISMO. A questo punto che si leggono a fare romanzi? Non servono a niente. Leggete un manuale di informatica oppure per commercialisti.

  • francescodimitri

    Gary: senza quello che chiami ‘consumismo’, non avresti il computer da cui stai scrivendo. E leggere i romanzi perchè ‘servono’ a qualcosa mi sembra un modo di impoverirli. Non ti chiedo di essere d’accordo con me. Solo, per favore, pensaci seriamente.

  • Gary Sue

    ahhh ho capito XD allora è meglio che tolgo le tende anche da qui 😉

  • francescodimitri

    Ma no, tienile pure, le tende. Basta che poi al fuoco di bivacco sei disposta a confrontarti con chi non la pensa come te…

  • abo

    Uuuh, discussione tosta, come dimostrato dagli animi che si scaldano.
    Dico la mia:
    io vedo il Critico un po’ come il sommelier, ossia una persona che, forte della preparazione che ha (o che pretende di avere), suppone di essere in possesso dei migliori strumenti di analisi possibili: padronanza della lingua, un ampio bagaglio di termini di paragone, gusti variegati e assenza di pregiudizi.
    Spesso, non sempre, li sfrutta male, perde di vista quel che ha davanti, si lascia andare a giudizi snob e a masturbazioni cerebrali.
    Ma questo è e resta un difetto suo, una deformazione di quello che dovrebbe essere il suo lavoro nel migliore dei mondi possibili: informare con cognizione di causa, che non mi sembra un delitto, anzi.
    Se il Critico non è intellettualmente onesto, se parla un linguaggio comprensibile solo ai suoi simili, fa male il suo lavoro, né più né meno di tanti altri. E questo, soprattutto grazie alla molteplicità di voci che si possono ascoltare in rete, non influisce più di tanto nè su chi scrive, nè su chi legge: Moccia, esattamente come il Tavernello, continua a vendere anche se tutti i Critici del mondo lo stroncano.
    Io sono per lasciarli parlare, ‘sti Critici maiuscoli, anche se spesso non mi piace quel che dicono.
    Gli scrittori intanto continuino a raccontare, che io resto in ascolto, e tanto mi basta.

  • Netblog e Magazines

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