Ebook war

Ieri non si è parlato d’altro: c’è stato un (civile, nei toni espliciti) litigio tra Amazon e Macmillan, uno dei più grossi editori al mondo. E questo è un post lungo, preparatevi.

In sostanza: Macmillan, a seguito degli accordi stretti con la Apple, voleva aumentare il prezzo dei suoi ebook anche su Amazon. Amazon ha risposto picche. Macmillan ha insistito. Al che Amazon ha fatto un atto di forza: ha tolto dal suo sito americano i libri Macmillan. Tutti. Cartacei ed elettronici.

Sgomento globale.

Poi Amazon ha pubblicato una lettera al pubblico. Dicendo che  presto i libri dovranno tornare, perchè un libraio senza una fetta così grossa di catalogo è un libraio monco. Resta il fatto che per Amazon il prezzo richiesto da Macmillan è troppo alto, e starà ai lettori decidere chi ha ragione.

Questo il succo della ‘ebook war’, brevissima e violenta come tutti i fenomeni Internet.

E’ stato un momento fondamentale, credo, per il mercato degli ebook. Uno in cui elementi di forza e di debolezza sono risultati evidenti.

Cominciamo dal principio. Molti lettori hanno, nei confronti degli ebook, aspettative assurde. Un ebook non può costare quanto un caffè. Il fatto che arrivi sul vostro ereader soltanto un insieme di parole, non significa che mettere insieme quelle parole sia a buon mercato. Uno scrittore deve essere pagato, perchè scrivere è un lavoro, e deve essere pagato bene, perchè non è un lavoro facile (al solito, non è arroganza: vi dico sempre, onestamente, come la penso, poi liberi di dissentire). Un editore, idem: gli editori sono un passo fondamentale nella macchina-libro, uno con cui spesso si scornano sia autori che lettori, ma uno senza il quale entrambi i poli farebbero peggio. Poi ci sono i costi dei libri cartacei, da tenere in considerazione. Un prezzo di ebook troppo basso deprezza il cartaceo, e il cartaceo costa e non è possibile (nè auspicabile) smettere di produrlo, e quindi… eccetera. Insomma: un ebook non può costare troppo poco.

E’ anche assurdo che un ebook costi troppo. E’ vero che comprando un ebook non hai un ‘oggetto’. E’ vero che non hai roba tra le mani. Ed è vero che vendere un ebook ha costi molto, molto, molto minori rispetto al vendere un libro tradizionale.

E quindi. Qual’è il giusto prezzo? Questo dipende molto non solo dagli ebook venduti, ma anche dalla percezione degli utenti. Io credo che Amazon si avvicini a prezzi giusti: attorno ai dieci dollari per un libro appena uscito, forse lievemente di più per prodotti particolari (cartacei molto grossi a tiratura non altissima, per esempio). E meno per libri più vecchi, o che interessa diffondere per vari motivi di marketing.

Ma non sono un economista, quindi forse sto dicendo sciocchezze. Il punto è: un ebook deve costare sensibilmente meno di un cartaceo. Questo è un fatto. Che Amazon riconosce. Che Macmillan riconosce di meno.

Quindi Amazon fa parte dei buoni?

Sì e no. Perchè qualcuno risponde: occhio, però, che così ammazzi le librerie locali. In Italia il problema degli ebook ancora non si pone, perchè non sono statisticamente rilevanti – in America e, in misura minore, in Inghilterra, sì. Qui, se vai in giro, di Kindle ne vedi. E una politica di prezzi troppo bassa ammazza i ‘piccoli’, che hanno un ruolo importante: come dire, il libero mercato del tutto libero non ha mai fatto un gran bene.

Però non scherziamo. Qui non stiamo parlando di regole etiche: qui stiamo parlando di due colossi che si danno battaglia. All’etica in senso astratto nessuno dei due è interessato, non perchè siano cattivi, ma perchè è nell’ordine delle cose che vada così. Sinceramente non credo che il CEO di Macmillan stia dicendo “i librai locali! giusto cielo, i librai locali! poveri, poveri…”. Nè credo che il CEO di Amazon stia dicendo “ahahaah! librai locali! è giunta la vostra oooooraaa!”. Lo dico perchè, in alcuni forum e blog americani, sembra questo l’umore.

A me sembra più sensata la politica di Amazon, ma, come dicevo in un commento al post precedente, Macmillan avrà le sue ragioni. Quali? Questo non lo so, non riesco a capirlo, perchè da un punto di vista economico, in quel particolarissimo mercato che è la Rete, la politica di Amazon mi sembrerebber far fare più soldi a tutti – editori, autori, librai (tranne i piccoli, e questo, ripeto, è un problema vero: nessun monopolio è mai un bene). E far contenti i lettori.

Quindi. Qual è la posta in gioco? Che tipo di mercato ha in mente Macmillan? Viviamo tempi interessanti.

Speriamo non nel senso cinese.

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33 responses to “Ebook war

  • Rainwiz

    Ciao Francesco,

    long time no see.
    Davvero interessante questa fase del mercato dei contenuti cloudware.
    Palmari, ebook reader, iPad, netbook assetati di informazioni e un mercato con dei sentieri tortuosi che stenta ancora a decollare.

    We’ll see

  • demonio pellegrino

    Amazon ha gia’ capitolato, purtroppo. E secondo me questo vuol dire solo una cosa: che altri editori gli hanno discretamente fatto sapere che in futuro avrebbero ritardato la distribuzione di ebook attraverso Amazon, preferendogli iPad.

    Qui, chi ci rimette siamo noi lettori. L’obiettivo degli editori e’ massimizzare i loro profitti. Apple, che – guarda caso – per gli ebook avanza un modello di business che NON ha accettato per la musica e i film, e cioe’ lascia gli editori liberi di decidere il prezzo caso per caso – fa anche lei il suo interesse.

    Amazon non e’ la Croce Rossa. Ma in questo caso, l’interesse dei lettori coincide con quello di Amazon. (Si’, c’e’ l’eccezione del lettore che cerca il codice tibetano scritto con la mano destra legata a un pino silvestre nel 1451, e che puo’ essere trovato solo in una piccola libreria, ma sono, me lo si consenta, eccezioni di nicchia).

  • francescodimitri

    Rain: già, vedremo… è davvero difficile fare previsioni, al momento.

    Demonio: eppure in molti forum americani ho visto i lettori prendere le parti di Macmillan. Cosa che mi ha davvero stupito. Io ho una politica di sincerità assoluta con i lettori, e ti dico: campando di scrittura, anche il mio, di obiettivo, è quello di massimizzare i profitti. Senza fregare nessuno, chiaro, ma massimizzare. Però secondo me i profitti li massimizzi andando incontro al pubblico, non prendendolo a cinghiate: non è detto che prezzi più alti significhino più soldi a fine anno. Secondo me nel mercato degli ebook, per fare più soldi devi avere prezzi più bassi – entro certi limiti, è ovvio. Ora, quello che mi chiedo è: perchè tanti editori non la vedono così? A me sembra miopia e mancanza di comprensione di un mercato nuovo. Spero, sul serio, di sbagliarmi.

  • demonio pellegrino

    Io capisco anche le posizioni antiAmazon: dei lettori, che si rendono conto del potere monopolistico di Amazon, senza il quale, ormai, molti libri non si trovano. E degli autori, incazzati per il fatto che, se i libri vengono tolti dagli scaffali e non si vendono, loro non guadagnano.

    Massimizzare i profitti e’ cosa buona e giusta in ogni impresa di natura commerciale. E pubblicare libri lo e’. Quindi tu fai benissimo, ci mancherebbe altro.

    Ma in questo caso, la penso esattamente come te: non credo che i prezzi piu’ alti portino a piu’ soldi. Perche’, te lo assicuro, se adesso sto comprando una caterva di libri al mese, tra ebook e non, non continuero’ a farlo quando l’ebook sara’ a 15.99.

    Il prezzo giusto dell’ebook e’ molto facile da calcolare: prendi il libro che costa 10 dollari. Togli i soldi per la distribuzione e per la carta, e hai il tuo prezzo ebook. A patto che il prezzo di partenza (10) non sia drogato. Se non e’ drogato, il prezzo che ottieni togliendo carta e distribuzione dovrebbe essere quello giusto.

    Ora, calcolando un prezzo medio di un libro sui 15 -20 dollari, e togliendo il 60% (carta e distribuzione mi pare stiano su queste percentuali, ma forse mi sbaglio), si arriva a 6-9 dollari. Facciamo 7-10 perche’ si aggiungono altri costi “elettronici”.

    O sbaglio?

  • francescodimitri

    Non sono un economista – ma da quello che so no, non sbagli. Diciamo che carta e distribuzione non li puoi togliere completamente, perchè sono spese che comunque hai, e se vendi più ebook, forse vendi meno cartaceo, e non puoi rischiare di non ammortizzare quelle spese. In compenso le spese ‘elettroniche’ sono minori. Quindi, il tuo calcolo lo condivido. E sinceramente non capisco perchè Macmillan no. Non è una domanda retorica…

  • demonio pellegrino

    Ma, secondo me tu pecchi d’ingenuita’: MacMillian lo condivide eccome questo ragionamento. Solo che non gli va giu’. Perche’ vuole piu’ soldi, tutto qui. Con l’arrivo di iPad/iStocazzo, e’ stata presentata agli editori un’occasione su un piatto d’argento per uccidere il modello Amazon di bassi prezzi per il Kindle.

    Gli editori LO SANNO che il prezzo giusto per un ebook, economicamente parlando, e’ il prezzo del libro cartaceo meno carta meno distribuzione…ma vogliono di piu’. Sono ingordi, in questo caso. Poi, quando scopriranno che il peorco come me, che pagava sempre 9.99 per cinque ebook al mese, i 14.99 NON li paga e si comincia a scaricare i libri pirata, sara’ troppo tardi.

    Auguri.

  • Rainwiz

    La state facendo mooolto più semplice di com’è.
    I prezzi vengono determinati dai costi? La risposta è “anche”.

    Le dinamiche di prezzo sono svariate. Ci sono prodotti immessi sottocosto per guadagnare quote di mercato o per “creare” nuovi mercati. I prodotti dell’industria culturale sono poi un caso ancora diverso. Il prezzo di un CD o di un DVD è assolutamente sganciato dai costi di produzione del supporto e il costo dell’investimento (creazione del prodotto) viene sostenuto tutto nella preproduzione.

    Probabilmente è sbagliato parlare di “prezzo” dell’eBook. Ne avremo vari e saranno fluttuanti. Ma è durissima fare previsioni (preferisco giocare al totocalcio, è più deterministico).

    Una provocazione: quanti problemi sta riscontrando il modello monoprezzo dei brani a 0.99 su iTunes?

  • francescodimitri

    Demonio: ma così il mercato non decolla, punto. Perchè sono piuttosto convinto che se fai pagare troppo gli ebook, la gente (gente, tipo, me) userà i reader solo per cose vecchie, fuori catalogo (perchè comprare Dickens se ne trovi ottime edizioni gratis & legali?). Finchè il mercato è un mercato di prodotti fisici, che o paghi o non hai, questo ragionamento regge. Il mercato elettronico non ha di queste regole. Se gli editori non lo capiscono saranno guai per tutti – noi scrittori per primi, che siamo l’anello debole della catena.

    Rainwiz: vero, fare previsioni è difficile. Ma l’ebook è un prodotto/servizio nuovissimo. Io, prima di avere un reader, pensavo che avrei comprato ebook _solo_ se fossero costati meno dei libri fisici. Dopo averlo avuto, ho deciso che a parità di prezzo, tra ebook e paperback scelgo l’ebook. Ma il paperback è _di per sè_ una versione economica – ed è quello il mercato in cui entrano gli ebook, per la narrativa, secondo me. Le versioni economiche. Che non costano quindici dollari…

    Su iTunes: potresti esporre il ragionamento? Mi interessa assai.

  • demonio pellegrino

    si’, Rainwiz: qual e’ il discorso sul monoprezzo Itunes?

  • E.

    @demonio: occhio che comunque si parla del 50% del prezzo di copertina trattenuto dai bookshop in America (Amazon in primis).
    Comunque, a conti fatti, sembra che il tuo ragionamento che “il digitale deve costare qualcosa compreso fra 1/3 e metà del cartaceo” possa essere sensato sia per l’editore sia per il lettore sia per il bookshop.

    Fra l’altro, aggiungo carne al fuoco (e torno un po’ IT!): si vocifera che il book store della Apple, a differenza di altri, chieda all’editore il 30% del prezzo di copertina, invece del 50%. Forse potrebbe essere questo il motivo (o “uno dei motivi”) per cui alcuni editori “spingono” per andare sul mela-shop: prezzi più alti e un margine più alto, tutto bellissimo se effettivamente gli utenti li acquisteranno. Apple ci ha abituato a un’utenza capace di spendere cifre assurde per oggettini che alla resa dei conti assurdi sono anch’essi, ma bisogna vedere se il lettore (inteso come persona, non come device!) si farà fregare da glitter e lucine! 😉

    Per finire: la soluzione per mettere tutti d’accordo, come sempre, sarebbe semplice.
    Bookstore che si tiene il 30% del prezzo di copertina di e-libri che costano fra i 4 e i 10 dollari (o euro, quando anche da noi si sveglierà qualcuno; in Italia poi c’è da vedere anche il discorso sull’IVA, che se sui libri è al 4%, sugli e-libri sembra ferma al 20%), editori contenti perchè vedono margini maggiori (e che, quindi, forse riusciranno a limare i prezzi di quel dollaro o due che rende i libri ancora più appetibili, arrivando a un tetto di 8 anzichè 10), lettori che pagano un libro una cifra onesta.
    Sarebbe facile… o no? Anche perchè il 30% è lo sconto che al momento ottengono le librerie sul cartaceo (almeno, da quanto si sente dire), e credo che per le e-librerie tipo IBS o simili sia la stessa cosa: quindi, perchè sull’elettronico, che non ha costi di magazzino, di movimentazione, di spedizione, di imballaggio e bla bla bla dovrebbero richiedere un margine maggiore, soprattutto considerato che con il digitale basta un programma fatto una-tantum per far funzionare lo storaggio dei libri, i pagamenti, la distribuzione e via dicendo?

    Scusate il post kilometrico… che spero essere anche utile! 🙂

    E.

  • Rainwiz

    iTunesStore è partito nel 2003 senza rivali (non c’era un Amazon ad offrire lo stesso servizio) impostando una politica di prezzo per un mercato nuovo di cui era monopolista:

    Album 9.99$
    Brano 0.99$

    Tutto ovviamente DRM e a una qualità piuttosto bassa (128). È andata bene, ma non come speravano. Sono emersi altri business model vincenti, come far pagare un abbonamento (All you can listen) o dare contenuti gratuiti inframezzati da pubblicità (www.spotify.com).

    Con l’esperienza dell’Apple Store (iPhone Apps) hanno sperimentato una politica di prezzo che contempla GRATIS + n scaglioni fino a 69.99$ (costo del Tom Tom). È andata alla grande.

    Quindi ad aprile 2009 hanno cambiato la politica di iTunes togliendo i DRM e creando dei scaglioni di prezzo:

    Album 9.99$
    Brano 0.69 $ / 0.99$ / 1.29 $

    Risultato? Poco meglio (pochissimo). Quasi tutti i brani sono rimasti a 0.99 e non si compra più di prima (http://bits.blogs.nytimes.com/2009/04/07/making-sense-of-apples-itunes-new-prices/?partner=rss&emc=rss). iTunes sostanzialmente resta uno store bloccato rispetto a appStore.

    Cosa succederà per iBook? (che per il momento non vedremo in Europa… http://es.engadget.com/2010/01/29/no-habra-ibook-store-en-europa-por-ahora/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+EngadgetSpanish+%28Engadget+Spanish%29)?

    Davvero difficile capire che modello di business hanno in mente per massimizzare il ROI.

  • demoniopellegrino

    E., vero, Amazon si tiene il 50%. Ma comne ogni altro libraio. Poi, (e non e’ una domanda retorica): se Apple si tiene SOLO il 30%, i libri su iPad/iStocazzo dovrebbero costare il 20% in meno, non il 50% in piu’. Altrimenti siamo davvero becchi e bastonati: non solo gli editori si prendono di piu’, ma ci fanno anche pagare di piu’.

    Sulla questione consumatore babbeo, bisognerebbe che anche gli addetti ai lavori facessero notare che l’iPad/iStocazzo NON e’ un lettore ebook, cosi’ come non lo e’ un computer. Quando e se vra’ tecnologia eink, ne riparliamo. Ma come mai nessuno lo scrive, nessuno lo dice? O meglio: parlando con scrittori/lettori, lo dicono tutti, ma leggendo i giornali, invece, tutto tace.

    Fossi malizioso direi che 1) la stampa tace perche’ non capisce 2) la stampa tace perche’ e’ pagata.

    Rainwiz, pero’ c’e’ un fatto: iTunes e’ arrivato quando la pirateria musicale aveva gia’ quasi vinto. Amazon e’ arrivata BEN PRIMA che la pirateria sui libri prendesse piede a quel modo. C’e’ da tenere in conto anche questo (non so che effetto abbia, ma un effetto ce l’ha di sicuro).

  • Stregatto

    Per la politica di prezzo di MacMillian penso che la chiave di lettura sia diversa; nel momento in cui si divulga un libro, si affondano dei costi:
    – stampa
    – logistica

    Questi costi sono affondati, già sostenuti, al momento in cui un libro arriva sullo scaffale; se lo si vende, si rientra sui costi; se non lo si vende… si va in perdita.

    Quindi per un editore… perchè farsi concorrenza da solo con dei prodotti a prezzo minore, rischiando di trovarsi con gli scaffali pieni di volumi lasciati ad invecchiare?

    Ponendo un prezzo e-book=paper-book, si elimina questo problema, non ci si fa concorrenza e, nel caso si venda un ebook, si ha un margine maggiore tale da compensare i costi affondati del “paper-book” non venduto al posto dell'”e-book”.

    Questo discorso è valido se si ipotizza che, dato un titolo, il venduto si mantenga uguale comunque si ripartisca la percentuale tra prodotti fisici e “ebooks”.

    Onestamente mi pare un’ipotesi discutibile, ma probabilmente valida per un libro appena uscito.

  • E.

    Il discorso, Demonio, è che finchè i prezzi (o il range di prezzo) vengono decisi/imposti dal bookstore, si adeguano gli editori (che non hanno poi tante scelte, visto che non essere sul mela-shop può essere tutt’altro che un plus) e si adeguano i lettori. Che smetteranno di comprare sul mela-shop, se i prezzi sono assurdi!

    Con premesse del genere (range di prezzo imposto e percentuale “cangiante”) non credo ci metteranno poi molto a saltare fuori i primi contratti di esclusiva. Stiamo a vedere.

  • francescodimitri

    Un sacco di cibo per il pensiero.
    Una nota: Stregatto, quello del ‘non farsi concorrenza da soli’ è un discorso comprensibile, fino a un certo punto. E’ che l’ipotesi che il venduto sia lo stesso, solo diversamente ripartito, è perdente in partenza. Perchè a me sembra chiaro che nessuno vuole spendere per un ebook lo stesso prezzo che spende per un cartonato (per un paperback si – ma infatti i paperback costano di meno).

    Una soluzione potrebbe essere quella di far uscire gli ebook in ritardo, come si fa per i paperback (e solo per quei libri cartonati per i quali il paperback è previsto – ed è solo un segmento di editoria, un segmento importante, ma un segmento). Meglio questo di un aumento dei prezzi. Si spiega ai consumatori il perchè, si espongono a voce chiara le proprie paure, e via, si trova un punto d’incontro.

    O no?

    E.: anche io credo che una delle strade potrebbe essere quella dei contratti di esclusiva. Vedremo se è un bene.

  • E.

    Premesso che tutto il ragionamento è frutto di ipotesi, non riesco a vedere nulla di buono nelle esclusive per me lettore. Non potrò più scegliere dove acquistare il libro ma l’editore mi “imporrà” di acquistarlo da un solo bookshop, quello con cui lavora in esclusiva. Ora, se il bookshop decide che il prezzo minimo degli e-libri è di 14.99$, io o pago quei soldi e sto zitto, oppure – se proprio voglio il digitale e non il cartaceo – me lo “prendo” altrove (in versione arrabattata… che se può andare bene per la narrativa, chissà cosa può succedere con manualistica tecnica con formule, date o quant’altro!)
    E credo che proprio per questo nasceranno le esclusive con i grandi editori: i negozi online vogliono stare lontanissimi da un regime di concorrenza, dove un ebook che costa 10$ vende sicuramente meno dello stesso ebook che costa 9$. Amazon avrà 100 editori e lavorerà su quelli, Apple altri 100 e via dicendo (nomi e numeri sparati a caso, ovviamente). E gli editori avranno comunque modo di fare dei buoni margini.

    A rimetterci, pare, saranno sempre loro: i piccoli. Piccoli editori e piccoli booksellers.
    E, mutati mutandis ma neanche poi tanto, non vi pare la stessa canzoncina che si sente cantare da un pezzo sui piccoli editori, sulle librerie indipendenti e sui grandi gruppi distributivi?

    O sto solo dicendo un mare di cazzate! 😉

  • Stregatto

    secondo me è proprio quello il punto: non vogliono che l’ebook faccia concorrenza al cartonato.

  • demoniopellegrino

    Stregatto, se qualcuno mi fa conoscere uno che e’ indeciso se comprare un cartonato o un ebook, giuro che gli do 1000 dollari. Non esiste.

    Vi lascio con questo post di un autore americano che spiega – dati alla mano – come faccia piu’ soldi lui, da solo, vendendo alcuni suoi ebook su Amazon direttamente, e a prezzo bassissimo, che la sua casa editrice vendendone altri a prezzi piu’ alti. MOLTO interessante.

    Se un numero crescente di autori ne prendesse coscienza…

  • E.

    @demonio: anche in Italia c’è un tizio che ha venduto 10.000 copie del suo libro tramite lulu. E poi c’è un solo Rasmus Lino ( 😀 ). E una persona su un milione vince al superenalotto. E poi c’era la marmotta che incartava la cioccolata… 😉

    Scherzi a parte, se avesse valore quello che dici basta che qui venga una Troisi (disclaimer: è un nome preso a caso fra chi, italiano, ha venduto parecchio ultimamente) qualsiasi a dire che ha venduto millemila copie dei suoi libri cartacei mentre solo 37 copie (numero a caso, ripeto, numero a caso! 😀 ) di ebook sullo store mondadori che esiste(va) da più tempo dell’ebook store di amazon.

    Voglio dire: ok che tutti, qui, stiamo facendo illazioni, ma quantomeno basiamoci su campioni, non su “uno”!

  • demoniopellegrino

    E., io non faccio illazioni. Riporto dati di uno scrittore che dichiara (sempre dati alla mano) che i suoi ebook prezzati tra i 4 e i 7 dollari non vendono per niente, mentre altri suoi libri prezzati sotto i 2 dollari vendono un botto e gli fruttano molti piu’ saldi.

    Il suo (e mio) messaggio e: prezzi bassi per gli ebook generano PIU’ guadagni dei prezzi alti.

    Tutto qui. Se qualcuno ha altri dati, e cioe’ se qualcuno mi fa vedere che gli ebook di un autore medio prezzati alti vendono DI PIU’ dei suoi libri prezzati bassi, generando piu’ soldi, sarei curioso…

  • eleas

    arrivo tardi mannaccia, io credo che Apple abbia scelto la via peggiore che potesse esserci. Sa bene di avere messo in commercio uno strumento non all’altezza del compito per via delle sue ridicole caratteristiche tecniche (voglio vedervi leggere su uno schermo a matrice attice) e quindi ha un solo modo per rubare fette di mercato ad Amazon, calare le brache davanti agli editori che non aspettavano altro. Pessima mossa che onestamente speravo Apple non facesse e che la rende più invisa rispetto al recente passato. Ma appunto Apple fa i suoi interessi, gli editori pure, e noi ce la prendiamo in quel posto. I prezzi sono quelli non si discutono più di tanto. È una sporca operazione ma sporca sporca… sob 😦

  • E.

    Demonio, io ho un amico che si è comprato un e-reader, ne è insoddisfatto ma mi fermo un attimo prima di dire che gli e-reader son cavolate, intendevo dire questo!
    E’ un caso, e per dire posso citarti Apple (che, noto, ti piace da ‘mpazzì! 😀 ) che vende “cose” a un prezzo più alto di un oggetto di pari “capacità”!
    Tutto qui, non sto dicendo “son cavolate”, “non crediamo a quel tizio” e via dicendo. Son contento per lui, ma è uno su… quanti, n-mila?

  • Stregatto

    il punto del prezzo è mooolto difficile da quantificare; sto lanciando un nuovo prodotto, vi assicuro che scegliere “quanto cazzo lo facciamo pagare sto coso” è un casino; noi ci siamo trovati di fronte 3 opzioni:
    – lo facciamo pagare caro, ci guadagnamo tanto su ogni vendita, ma ne vendiamo pochi
    – lo facciamo pagare poco, poco margine ma tante vendite = più utile
    – lo facciamo pagare caro tanto chi lo vuole lo compra lo stesso, non sarà un 20% di prezzo in più a trattenerlo quindi ci facciamo un 20% di utile in più senza ridurre i numeri

    Per il mercato dei libri appena usciti, secondo me si rientra nel 3° caso, e per questo fanno pagare cari gli ebooks; il buyer VUOLE il libro, è disposto a pagarlo caro, per non aspettare, perchè lo vuole e lo vuole ADESSO. Non saranno 5 dolla a fermarlo. Se gli dessimo l’ebook a prezzo minore, lo sceglierebbe, ma noi ridurremmo il fatturato (e visti i costi affondati per i cartonati, probabilmente gli utili).
    Quindi… gli do l’ebook allo stesso prezzo; se è tanto fesso da comprarlo, meglio, altrimenti DOPO avrò sempre tempo per ridurre il prezzo dell’ebook e spingerlo; tanto avendo dei costi affondati bassissimi e dei costi unitari nulli, lo posso scontare a piacere.

    Mi pare abbastanza plausibile, no?

    E’ il motivo per cui non mettono i paperback in giro all’inizio; farebbero concorrenza ai cartonati.

    Quindi… per i 1000$ riformula la domanda come io la intendevo: prendereste un cartonato a 15$ o un ebook a 10?

  • eleas

    E.: da ex tecnico apple e amante della casa della mela ribadisco qui quanto detto altrove l’assorbente elettronico appena sfornato da cupertino è un non prodotto: non ha migliorie di enssun genere anzi ha delle gravi carenze, si vede benissimo che non è stato pensato da Jobs (occupato a curarsi il cancro). Quando c’è lui a gestire la creazione di certi oggetti questi costituiscono una rivoluzione (vedasi iMac, iPod e iPhone). Sugli ebook reader io ne conosco almeno due entusiasti e uno (io) che non vede l’ora di prendersi il kindle… 😉

  • E.

    @Stregatto: ma sono solo io che faccio un bambinesco pensiero del tipo “Si fo**ano Amazon, Apple e compagnia bella, gli editori si vendano da soli i loro ebook così hanno più margine e riescono a farne avere di più anche agli autori? (o entrambi si mettano d’accordo per abbassare il prezzo, per ottenere il favore dei lettori)” Tanto, il titolo del piccolo editore lo si acquista su Amazon (o chi per lui) dopo che se ne è sentito parlare, di certo non comparirà in homepage e non sarà pompatissimo come l’ultimo Dan Brown.
    E’ veramente un plus essere su amazon, mela-store e compagnia bella?

    @eleas: siamo parecchio in disaccordo su quanto “rivoluzionari” siano i mela-oggetti, ma tranquillo che vengo in pace! 😉 Però, chiedo (da ignorantissimo, sia chiaro): non è che a Cupertino siano al lavoro 24/7 per mettere le pezze a un prodotto bocciato su una miriade di fronti?
    Per quanto riguarda gli ebook reader, io uso un eeepc per leggere dal PDF all’epub e per il momento va benissimo così (anche perchè leggo pochissimo su pc, funziono ancora a carta)! Più che altro, ho acquistato (giuro, eh! Da fictionwise! 🙂 ) un paio di ebook che mi interessavano e, a differenza dell’acquisto in libreria o su ibs per il cartaceo, non mi sembra di aver acquistato un libro, mi manca il “feeling” che non credo il lettore mi potrà dare. Non mi pare, in sostanza, di aver acquistato un libro! Non credo che l’ereader cambierà la cosa, qualcuno può smentire?
    Altre perplessità sugli ereader ne avrei, ma 1) non voglio occupare ulteriore spazio su questo blog 2) ammetto di non averne mai usato uno più di 5 minuti… Quindi sto zitto!

  • eleas

    E.: guarda mi pare onestamente che iPad sia un prodotto talmente malriuscito che andrebbe rifatto da zero a partire da quel cavolo di monitor a matrice attiva. Apple è rivoluzionaria da molti anni: fu la prima a decretare la moerte della SCSI, poi del floppy, introdusse massivamente usb e masterizzatori, poi ha tolto poure questi ultimi, ha introdotto il touch screen per tutti, ha rivoluzionato il concetto di interfaccia grafica e poi lo ha ribaltato nuovamente con OSX

    MA

    qui ha toppato di brutto.
    Circa l’ereader, è vero verissimo il libro resta il libro, la carta non verrà sostituita almeno per ora dal lettore ma affiancata e se mi permetti io vivo nel mondo dell’editoria e della stampa da quando avevo due anni e so cosa vuol dire il profumo d’inchiostro e carta patinata opaca.
    Il libro resta libro, ma personalmente se potessi scegliere introdurrei MASSIVAMENTE l’ebook reader nelle scuole piuttosto che vedere i miei figli barcollare letteralmente sotto il peso di cartelle che fatico io stesso a portare. Così come in vacanza mi farebbe non poco comodo invece dei dodici quintali di libri che mi porto appresso ogni cavolo di anno. Ma staremo a vedere.

  • demonio pellegrino

    E, anche secondo me bisogna fare attenzione a non credere solo a quello che dice uno. Ed e’ per questo che dico: si hanno altri dati? E davvero, non e’ una domanda retorica.

    Il link che ho postato e’ di un tizio i cui dati paiono sostenere la mia tesi: prezzi piu’ bassi, piu’ volumi, piu’ utili. Se qualcuno ha altri dati, di qualsiasi genere, si faccia vivo!

    Stregatto: io tra un ebook a 15 e un paperback a 10, vado col paperback salvo rarissime eccezioni (tipo: voglio libri da portarmi in viaggio).

  • Stregatto

    @F. secondo me hai preso un punto interessantissimo; farsi un e-store è estremamente facile; in pratica quasi chiunque potrebbe divenire un editore elettronico; potenzialmente l’autore stesso potrebbe iniziare a vendere direttamente (a un prezzo risibile, ma che comunque gli dia il triplo della fee data dagli editori).

    Secondo me nel lungo l’ebook potrebbe essere enormemente vantaggioso per tutti… ma ci vorrà tempo.

  • Giovanni

    Francesco scusa, hai una mail da qualche parte? La sto cercando sul blog ma non la trovo…

    GDF

  • francescodimitri

    Vai su “about” (sotto a “The Pages”, in alto a destra). E’ lì.

  • Moko

    Ciao Francesco! Ti scrivo direttamente qua senza doverci andare a cercare i vari commenti sul blog di Val 😉 Si è vero comunque, effettivamente come gameplay sono due giochi assai differenti, ma a me nn ha attirato molto perchè trovo la storia poco originale (insomma capelli che si animano? già visti. Angeli cattivi e demoni buoni? scontati. E poi perchè una strega usa una pistola?? o_O). Ma comunque credo che come grafica, effetti e sonoro tutti i giochi del play siano dei piccoli capolavori.
    Si, super Mario Galaxy (insieme a Twilight Princess) è uno dei migliori giochi degli ultimi tempi anche secondo me. Non vedo l’ora esca il 2, manca poco ormai.
    Un saluto, MOKO 😉

  • francescodimitri

    Moko: vero, la storia di Bayonetta non è originalissima, ma è trattata in modo che mi sta appassionando molto. E il sistema di combattimento è SBALORDITIVO. Per il Wii, c’è anche Super Mario Kart che è una droga…

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