Alice nel Paese della Vaporità: bozze

Posto più del solito, ultimamente. Non perchè abbia più tempo (anzi) ma perchè, tutto sommato, mi rilassa.

E tra Alice in arrivo, nuovo romanzo in scrittura, Oche e altre cose, di relax ho bisogno.

Ieri ho fatto l’ultima revisione delle bozze di Alice. La mia editor, la molto paziente Valentina Paggi, si è sorbita più di tre ore di conference internazionale. Pagina dopo pagina segnalavo virgole che volevo togliere o aggiungere, singole parole da cambiare o di cui cambiare l’ordine, righe di dialogo da modificare.

Pagina dopo pagina. Virgola dopo virgola.

A due nazioni di distanza, potevo sentire ondate d’odio.

(scherzo, ovviamente: Valentina è un’ottima editor e non odia i suoi autori. nè li minaccia di morte. nè li maledice con terra di cimitero. non ha mai fatto niente di tutto questo, no, davvero.)

Ora. Io, in fase di bozze, sono maniacale. Me ne rendo conto. Ma credo sia necessario. Siete voi a comprare il mio libro – e voglio vendervi quanto di meglio io possa dare in questo momento. Soprattutto con Alice, una storia che in otto anni è passata attraverso centinaia di riletture e decine di riscritture.

E, sapete cosa? Questo lavoro mi piace moltissimo. Calcolare l’equilibrio di una parola, di un punto, di una virgola, conciliare grammatica e ritmo narrativo, sintassi ed effettti sonori: ho il dovere di farlo, verso di voi, ed è un piacere farlo, per me. Le cose che scrivo possono non piacere (tutti i gusti sono gusti), ma nessuno deve poterle accusare di scarsa professionalità, scarsa attenzione. Questo mai.

Voi mi pagate perchè pensate che io vi possa raccontare una buona storia, una che vi inchioda e appassiona, e magari che vi cambia un po’. I soldi non sono tutto – ma sono un simbolo importante. E non è il solo: c’è anche il tempo.

Mi date un valore, comprando il mio libro, dedicandoci tempo, tempo che nessuno vi restituirà mai. Leggendomi, mi date un pezzetto delle vostre vite. Ed è una responsabilità enorme.

Meritarla sta a me. E’ compito mio, e non è concessa pigrizia.

Virgole, punti, singole parole – colpi di lima. Sono un falegname e voglio fare la sedia migliore che ci sia, sempre, comunque. Comoda e bella e rifinita. Non solo per voi, non vi mentirò dicendovi questo – anche per me. Per orgoglio, per il mio ego, mettetela come vi pare.

Tutto qui.

Dopo otto anni il mio viaggio con Alice è finito. Presto comincerà il vostro.

Mi mancherà, quella ragazza.

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8 responses to “Alice nel Paese della Vaporità: bozze

  • ilgiovannidellepaludi

    non vedo l’ora di ricominciare

  • Xavier

    Ma è normale fare l’editing alle bozze? O era solo l’ultimo tocco?

  • francescodimitri

    Giovanni delle paludi: mancano meno di due mesi…

    Xavier: non è normale, no. Era l’ultimo tocco, ma il mio ultimo tocco è sempre piuttosto… intenso. Ma, appunto, sono ossessionato dalla perfezione. Dallo scrivere un dialogo all’altezza di Joss Whedon, prima o poi…

  • Ben

    La prenderemo per mano e ci faremo condurre 😉

  • Ale

    Non ti preoccupare Fra: di Alice da maggio in poi ci prendiamo cura anche noi. 😉

  • francescodimitri

    Ben, Ale: buona fortuna! Ne avrete bisogno…

  • Ema

    Beh, io quando leggo un libro mi aspetto che l’autore si sia sbattuto a dovere. Che non abbia lasciato niente, o quasi niente, al caso (e che quel poco rimasto al caso sia Casualmente geniale per via di quella cosa strana che chiamasi Talento). Insomma, che abbia lavorato duro come qualsiasi altro lavoratore e non che abbia messo a segno un paio di ruttini talentuosi (ma anche non) e TAC, eccoti il libro, buon uomo.
    E’ per questo che mi girano quando leggo cose palesemente poco curate. Mi incavolo con editore e scrittore. Mi incavolo ancora di più quando vedo lettori che non pretendono tutto ciò e si accontentano dei ruttini.
    Il fatto è che il mestiere dello Scrittore, più di altri, a mio avviso presuppone un certo orgoglio nel presentare il proprio lavoro – non tutti si espongono e si mettono a nudo nel frutto del proprio lavoro quanto gli scrittori (e i pittori, e i ballerini, e gli attori per dire… vogliamo parlare di artisti?). Quindi non mi capacito quando questa “cura della creatura” palesemente manca.

    Pan da questo punto di vista è perfetto.
    Leggendo questo “manifesto” del suo autore, non me ne sorprendo.
    Poi, intendiamoci, ci sono tante altre cose che possono non piacere, ma a quel punto il lettore se non altro non si sente preso in giro.

  • francescodimitri

    Ema: hai centrato il punto. Mi puoi dire che un mio libro ti fa schifo (e ci mancherebbe), mi puoi insultare (fa parte delle regole del gioco: se per lavoro scrivi, ti metti un bersaglio sulla schiena), eccetera. Ma non devi potermi dire ‘hai arronzato’, quello mai.

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