Alla fine di un mondo

Credo che il mondo stia per finire.

(no, il 2012 non c’entra).

Quando io ero al liceo, e non parlo di millenni fa, casa mia era un luogo delle meraviglie – perchè avevo, udite udite, INTERNET! Prima su un vecchio 486, poi su un Pentium che mi ero orgogliosamente assemblato da solo, con pezzi comprati un po’ qua, un po’ là. Sul 486 avevo problemi anche a vedere le immagini – ma c’era mIRC, e lì, chattando con un appassionato americano, scoprii Ender’s Game.

Non ho neanche 29 anni, e già i miei ricordi sembrano quelli di nonno Simpson.

Molte cose sono cambiate. Ma è nell’aria, se ne sente l’odore: molte altre stanno cambiando. Ne vedremo gli effetti non tra dieci anni, ma tra due, tre. La crisi che stiamo vivendo è, appunto, una crisi – un momento di crescita, di iniziazione sciamanica per un’intera cultura (per tante culture, anzi, perchè Italia e Inghilterra più diverse non potrebbero essere, eppure…).

C’è una guerra in corso. La Chiesa cattolica, per la prima volta in molti anni, è chiamata duramente al banco, e paga il panico morale (pedofili ovunque! pedofili ovunque!) che lei stessa ha generato. Intanto un imbarazzante integralista d’opposta fazione, noto ai più come Richard Dawkins, vuole fare ‘causa al Papa’ – riducendo una questione tragica a un modo per vendere più libri. I titoli di studio non valgono più nulla: laurearsi non è un modo per trovare lavoro (e per fortuna, aggiungo, visto il livello delle università). Le distanze cadono: dieci anni fa io avrei avuto molte difficoltà a vivere in Inghilterra, considerata la quantità di cose che seguo in Italia. Le mezze stagioni ci sono ancora, ma spazio e tempo non sono più quelli di una volta.

E in tutto questo, ci sono scrittori italiani che si concentrano sul ‘precariato’, come se la cronaca minuta fosse tutto quanto si possa chiedere alle storie. In tutto questo, in un rivolgimento globale che sta facendo vittime quasi come una guerra, e cambierà il mondo molto di più, scrittori da una-botta-e-via litigano per lo Strega.

C’è una guerra in corso, ed è una guerra d’immaginario. E’ lo stesso rivolgimento che ha vissuto l’Inghilterra, e con lei un intero mondo, alla fine del XIX secolo. Quando la Regina Vittoria era ormai anziana, il suo amato Albert era morto da tempo, e borghesi e nobili stavano ballando l’ultima, definitiva, quadriglia.

Il mondo che conoscevamo sta per finire.

Ecco perchè vale la pena gettare un’occhiata alle spalle.

Per vedere le noste orme e cercare di capire, pù o meno, dove possono portarci.

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