Perchè vivo in Inghilterra

Leggete questo post sul blog di Recchioni. Poi leggete questa storia.

Un paio di settimane fa io e Paola stavamo tornando a Londra dopo un weekend nella foresta. Paola guidava. Dalle parti di Kensington notiamo una volante della Polizia che viene nella nostra direzione.

Io prendo in giro Paola: “Sono qui per te.”

La volante si avvicina.

“Vedi, sono qui per te.”

La volante accende la sirena.

“Ci sbatteranno dentro!”, rido.

La volante ci raggiunge a un semaforo. Un poliziotto abbassa il finestrino e ci fa cenno di abbassare il nostro.

Oh, cazzo.

Ci chiede di fermarci poco più avanti, in un punto preciso. E’ un poliziotto inglese medio, e quindi: gentilissimo, durissimo, tutt’e due le cose insieme. Noi obbediamo.

Dalla volante scendono un uomo e una donna che ci si avvicinano. Ci spiegano il problema.

Un tizio gli ha telefonato e gli ha segnalato la nostra macchina. Un tizio che ci aveva visti sbandare sull’autostrada che porta a Londra. Un rompipalle alla Giovanni di Aldo, Giovanni & Giacomo, immagino, visto che eravamo tutti e due sobri, era pieno giorno, e insomma, di sbandare non sbandavamo. Forse Paola aveva cambiato corsia senza mettere la freccia, o qualcosa del genere.

A ogni modo. L’incontro dura meno di un minuto. I poliziotti commentano che non abbiamo l’aria criminale, e gentili come sono arrivati, se ne vanno. Gentili, ma, occhio: solidi come acciaio.

Insomma, qualcuno aveva telefonato dall’autostrada, loro si erano allertati nelle zone in cui da quell’autostrada si arrivava, ci hanno trovati, fermati, hanno controllato.

Mentre vicino casa di Recchioni, in un bar che immagino sia più facile da trovare di una Ford nel mezzo di Londra, in Italia non mandano neanche una volante.

Sarò sincero. Non ho simpatia per il concetto di forze dell’ordine in genere. Rispetto molto il lavoro che fanno, ma il concetto non mi piace. Però due sono le cose. O esistono delle forze dell’ordine che funzionano, e mi proteggono, e quindi mi danno qualcosa in cambio della limitazione di libertà che la loro presenza comporta.

Oppure mi permettono di scendere in strada con un bastone e risolvere la situazione da solo. Cosa che io, se proprio serve, non ho nessun problema a fare (la rissa è sempre stupida e va sempre evitata – a sangue freddo è un’altra cosa. Pareri personali).

Le vie di mezzo sono inaccettabili. Da solo non posso fare niente perchè mi arrestano, loro non fanno niente perchè ‘sò cazzate’. Poi ti fermano in curva (in curva) in piena notte nella campagna romana, e insinuano cose sulle tue provenienze pugliesi (mi è successo, mi è successo).

Quelli che non hanno risposto alla chiamata di Recchioni non sono pigri, non sono superficiali: sono dei criminali. Andrebbero, non dico arrestati, no: sbattuti in mezzo a una strada, licenziati e messi alla fame. E’ periodo di crisi, no? Iniziamo a tagliare sulle spese inutili.

Ma questo non succede. Nessuno paga.

E io vivo in Inghilterra.

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12 responses to “Perchè vivo in Inghilterra

  • Budda Magro, il tuo discepolo

    che dire. cose che fanno gelare il sangue.
    qualche giorno fa qui a Piacenza in pieno giorno ho visto due uomini che si stavano pestando.
    o meglio: un enorme fascio di muscoli e imponenza che se la stava prendendo con uno smilzo, in una traversa della via Emilia, cioè la strada principale della città, quella dove all’ora di punta passa mezzo mondo. insomma non era un vicoletto in culo ai lupi.
    sapete che c’era?
    si era creato un capannello di gente intorno alla rissa: chi li guardava con schifo e indignazione, chi rideva, chi passava avanti senza fare una piega e chi si inventava qualcosa per fare in modo che il suo bambino guardasse da un’altra parte. nel frattempo un tizio stava sbattendo un altro tizio contro le sbarre di ferro sporgenti di una finestra del piano terra di un palazzo.
    poco più avanti, calmo calmo, uno di quei team ninja composti da un carabiniere e due soldati, che dovrebbero prendersela coi quattordicenni che si fanno le canne.
    ora.
    io ho diciotto anni e sono un sognatore.
    voglio dimostrare di essere uno di quelli disincantati ma mi rendo conto di non esserlo ancora abbastanza, perchè in fondo sono un ingenuo e un bonaccione.
    magari voglio fare quello contro, l’anarchico, contro l’ordine costituito e tutto, ma so che sotto sotto me li hanno inculcati abbastanza bene i concetti di stato, sicurezza ecc.
    il fatto è che se si continua così finirò per diventare uno contro per davvero.
    voglio dire… si lamentano dei giovani che si drogano, commettono atti vandalici e se ne fottono di andare contro l’ordine costituito, ma come cazzo possono pensare di guadagnarsi la nostra fiducia se loro per primi tengono questi comportamenti?
    io non mi sento rappresentato, e nemmeno mi sento sicuro e protetto.
    se un domani mi succedesse qualcosa del genere credo che tenterei di farmi giustizia da solo.

    ah… e, Roberto, sappi che non è tutto un fattore di forza fisica 😉 ti consiglio di provare l’Aikido: ho visto fare cose incredibili dai miei maestri, e ho visto volare energumeni per mano di tappetti. il fondatore di quest’arte marziale era il tipico giapponese basso ed esile, ma era in grado di fermare i lottatori di sumo con una mano^^

  • Boar Shaman

    Sì, è conveniente vivere in Inghilterra.
    Non conto le volte in cui la mia “pericolosissima” Boarmobile (una seicento) è stata fermata, sono stato scannerizzato dall’occhio bovino del tutore dell’ordine di turno, mi hanno magari pure appioppato un monito (sono abbastanza regolare, è difficile multarmi), mentre accanto a noi sfrecciavano automobili che parevano più missili terra-terra diretti (spero, perché spero in una giustizia universale) verso un bersaglio solido di cemento. E le forze dell’ordine in questione provenivano da tutti i rami dell’albero poliziesco: carabinieri, polizia, vigili…
    Mentre altre polizie – persino quella americana, che secondo la fama prima ti pesta, poi interroga quel che resta di te – sono state cortesi, magari metallicamente ma cortesi. Persino i poliziotti francesi (vuole la leggenda che quando un carcerato è troppo violento, in Francia, lo facciano sergente della polizia…).
    Il punto? Il punto è che le forze dell’ordine in Italia non sono utili. Tutto qui. E a volte l’inutilità è peggio della dannosità.

  • DanielTravis

    Il post di Recchioni l’avevo letto, e, beh, niente di nuovo sotto il sole.
    Ma della serie, un amico coinvolto in una rissa (iniziata da una specie di ragazzotto ubriaco), noi a tentare di calmare la questione perchè questo l’ha già _morso_ e sta diventando cattiva come situazione, macchina dei carabinieri che passa. Lentamente. E se ne va. E alla fine ci ha aiutato un passante. Un passante. Poi, mille altri aneddoti del genere.
    C’è gente “buttata lì”, che non sa fare il suo lavoro, a “proteggere e servire”. Insieme a (ne sono convinto perchè ne ho visti, non molti, ma ne ho visti) altri che invece lo sanno fare, il loro lavoro, e si ritrovano addosso cattiva fama per colpa di questi. Benvenuti in Italia.

  • francescodimitri

    Budda: vero, il problema è che, a furia di essere pestati, si generano reazioni. Sbagliate, ma inevitabili, sul lungo periodo. Questo, molti, in Italia non lo stanno capendo.
    Boar: c’era una volta Montesacro, dove ai tempi viveva Paola. Per una serie di motivi avevo lasciato la moto comprata da poco là per la notte, in strada. Paola mi chiama, a tarda sera, dicendomi che vicino casa c’era un gruppo che faceva parecchio casino – casino nel senso brutto della parola. Io mi preoccupo per la moto (non per Paola, che casa sua era più che sicura) e decido di fare un colpo di telefono alle guardie. Mi mettono in attesa con una voce registrata. Per quindici minuti. Mi rompo i coglioni e stacco, che tanto era giusto uno scrupolo stupido. Ma, e se fosse stata una cosa seria?
    Daniel: anche secondo me è importante non fare di ogni erba un fascio. Il punto è che le forze dell’ordine sono di per sè un’istituzione violenta – loro possono prendere a manganellate me, io non posso prendere a manganellate loro, e questo, di per sè, non mi piace. Ma accetto che quest’asimmetria possa avere senso, in una società civile, e una sua utilità, e molte ‘guardie’ sono più che ligie al dovere, è vero. Ma la loro esistenza come istituzione ha senso solo se le regole vengono rispettate da tutti. Solo se so che se chiamo, loro vengono, magari per mandarmi poi affanculo, ma vengono, e subito. Solo se so che li posso chiamare se ho un tizio davanti casa che minaccia le signore.
    Se questo non succede, non resta niente, se non la paura che ho io del loro manganello. E la paura genera violenza. Eccetera.

  • DanielTravis

    Si torna sempre lì: le regole del gioco, le convenzioni. Quando è chi dovrebbe difenderle a infrangerle (o a renderle inutili, che forse è anche peggio), cominciano i problemi. Poi ci si stupisce dei ragazzetti che insultano “gli sbirri del cazzo” sulle panchine (e ce ne sono, lo dico per esperienza diretta).

  • francescodimitri

    Daniel: esattamente. Dare il fianco agli imbecilli è uno dei veri peccati capitali…

  • giulia

    C’è stato un momento nella mia vita in cui avevo paura.
    Sono andata alla polizia, una mattina, prima della scuola.
    Mi dissero che finchè non c’era nulla da denunciare loro non potevano fare niente.
    Io ho fatto i bagagli per me e mia madre prima di avere qualcosa da denunciare.
    Però il più delle volte non credo sia questione di forze dell’ordine, ma di leggi sbagliate o inesistenti.

  • Valberici

    Quando ho letto il post di RRobe sono rimasto sgomento perchè ho pensato: poteva succedere anche a me.
    Fortunatamente la mia vita ha preso una direzione diversa e non sono finito davanti a una vineria, a molestare la gente.
    Ma se fosse successo allora era meglio se fossi vissuto in un paese che mi avesse rinchiuso il più presto possibile. Poi se mi aiutavano a riabilitarmi, meglio così, altrimenti che buttassero pure la chiave.

  • Ludovico

    Per fortuna ancora non ho avuto modo di vivere episodi del genere, ma l’idea che mi faccio di giorno in giorno delle forze dell’ordine italiane(e poi dell’Italia in generale) è proprio brutta. Infatti spero di andare a vivere in America o nel Regno Unito, più in là(anche se molto più in la ç_ç).

  • Eli

    Penso sia vero che il problema sia la mancanza di leggi, il loro essere spesso sbagliate e la presenza di forze dell’ordine non sono in grado di svolgere il proprio dovere, però per me il problema è anche che viviamo in un paese di incivili, per dirne solo una, l’altra sera ero ferma ad un semaforo con la mia auto, vicino ad un bar con il solito “essere” sulla porta che ha iniziato a urlarmi i soliti beceri commenti. Finchè ero lì ferma, da sola, non ho detta nulla, quando è scattato il verde, mentre mi allontanavo, dal finistrino ho applaudito e gli ho detto “bravo , complimenti”, per risposta ho sentito urlare “puttana”. Ecco queste persone sono quello che sono, ma io ho paura che, a lungo andare, incontrandone sempre di più sulla mia strada potrei diventare come loro….

  • eugenio

    In macchina, mentre percorrevo una strada a velocità sostenuta ho visto un uomo accasciarsi a terra sul marciapiede.
    Non potendomi fermare, il passeggere che era con me ha chiamato il 113: nessuna risposta. Ha richiamato ed atteso 5 minuti: nessuna risposta. Ha richiamato ed atteso 15 minuti: nessuna risposta. Abbiamo abbandonato l’idea di essere utili.
    Il bello è che non ci hanno neanche richiamati per sapere il motivo della telefonata, hai visto mai che stesse per esplodere una bomba termonucleare globale e noi avevamo finito il credito.
    Se quell’uomo è morto spero fosse un operatore telefonico del 113 almeno torno a credere nella giustizia divina.

  • francescodimitri

    Eugenio, è proprio questo il punto. In Inghilterra rispondono. E pur con tutti i problemi che ci sono anche qua, è una differenza fondamentale.

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