Internet

Da qualche giorno su Internet si discute parecchio di Internet.

In sostanza: c’è chi ne lamenta i toni, c’è chi sostiene che fornisca una libertà illusoria, c’è chi dice che dia aria agli imbecilli. A questo punto vorrei dire come la penso io. Con un po’ di storia personale e una citazione.

La storia personale inizia quando avevo sedici anni o giù di lì, e vivevo in un paese del Sud Italia in cui l’idea di ‘modo-per-passare-la-serata’ era bere qualcosa guardando cani randagi che scopavano. Almeno, gli altri bevevano qualcosa: io risparmiavo tutto per libri & fumetti, quindi mi restavano soltanto i cani randagi.

L’arrivo di Internet fu più di una novità, fu una liberazione. Il mio 486 impiegava mezz’oretta a scaricare un’immagine, che non poteva neanche visualizzare bene – ma, wow!, immagini gratis dell’Uomo Ragno! Potevo scoprire Ender’s Game. Potevo seguire una mailing list (erano così avanzate, così sofisticate). E insomma, eccetera.

Fast forward ai giorni nostri. E arriviamo alla citazione, che è di Mark Chadbourn – un bravissimo scrittore inglese. In un post prendeva in giro le recensioni di Amazon, pubblicando delle perle trovate, appunto, tra le recensioni dei lettori. Quella di Moby Dick è la mia preferita. In Italiano suona più o meno: “Ho letto un sacco di libri nella mia vita, ma questo è stata la mia peggiore esperienza da lettore. Non c’era assolutamente storia. Parlava soltanto di pesca… Se vuoi diventare un marinaio forse questo è il libro che fa per te, ma personalmente penso che sia una colossale perdita di tempo”. Voto: una stella.

E a questo si aggiungono i qualunquisti status socio-politici che affollano Facebook (andiamo! chi di noi non ne è stato colpevole almeno una volta?), gli insulti lanciati di blog in blog, le velate minacce dei duri da tastiera, e così via.

Verrebbe da dire: Internet è diventato un mercato del pesce marcio. Affollato di ‘instant experts” convinti che _poter_ dire la propria equivalga a _dover_ dire la propria, o, più in generale, ad avere qualcosa da dire. E soprattutto affollato da gente che strilla, ulula, insulta, lamenta, minaccia, strilla di nuovo per buona misura.

Questo è vero, mi pare.

Però.

Però questo è il mondo. Internet si è ingrandito, ed è diventato un controcanto alla vita quotidiana. Un tempo era un mondo più o meno a parte, oggi no. Il tizio che ha dato una stella su Amazon a Moby Dick, ne avrebbe parlato male anche con gli amici. Cambia poco. Non è Internet, non è un sistema, sono le persone, sono tizi in carne e ossa.

Io credo che le parole siano molto potenti, in un senso molto preciso. E cioè, di solito dicono di più su chi le pronuncia che sull’oggetto del discorso. Chadbourn (e molti altri prima di lui) dice la stessa cosa riferendosi alle recensioni, io credo sia una verità molto più universale.

Questo vale per tutti, nel bene e nel male. A un livello superficiale, Internet dà voce a imbecilli, a persone volgari, eccetera. E ne dà tanta, tantissima. Innegabile. Basta googlare per cinque minuti per rendersene conto.

La parte di me che rimpiange l’Internet-che-era dice che è un’occasione perduta.

La parte più razionale dice che non è perduta per niente. Internet non crea, amplifica. Dà voce a un sacco di persone interessanti che prima l’avrebbero trovata con più difficoltà. Dà la possibilità, a un sedicenne che vive in un paese del Sud Italia di oggi, di sentirsi meno sperduto, di farsi arrivare a casa libri per i quali io dovevo farmi un’ora di autobus senza aria condizionata.

Dà troppa voce agli imbecilli? Solo a un livello superficiale, come dicevo.

A uno più profondo, li mette alla berlina.

Un tempo il commento del recensore di Moby Dick si sarebbe perso tra mille altre chiacchiere da bar. Oggi sta passando di blog in blog. E quell’ignoto recensore magari è anche una brava persona, ma ha davvero fatto la figura del coglione.

Amplificata da Internet.

Che in alcuni casi, mi pare, non dà voce – dà corda per impiccarsi.

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18 responses to “Internet

  • Ludovico

    Non posso che essere d’accordo. E poi, anche se solo virtualmente, da modo alle persone di “incontrarne” di altre interessanti, con cui scambiare quattro chiacchiere o con cui parlare per tre ore di argomenti che non si riuscirebbe mai ad affrontare nella vita quotidiana perchè ti ritrovi in un paesino in cui a nessuno gliene frega niente della vita(non si capisce che sto parlando di dove sto io, vero?? xD).
    Comunque, come dicevi tu Francesco, Internet le amplifica le cose, non le crea. Di cretini ce ne sono dappertutto, non è che Internet ti rende cretino, lo sei e basta. Anzi, proprio come hai detto, un deficiente su Internet gira e rigira per chissà quanto (ad esempio nelle firme dei forum). Infine, Internet, credo, sia rimasto l’unico modo per informarsi seriamente sulle cose.

  • roberto

    “Internet non crea, amplifica”. Già. Certe volte penso che la rete possa essere paragonata a una specie di “mondo delle idee”, un analogo dell’incoscio collettivo, forse, dove si depositano i pensieri e i sentimenti di una bella fetta di umanità. Ci sono un sacco di minchiate, ma anche cose sublimi, se si ha la pazienza di cercare. Bisogna un po’ essere esploratori, rabdomanti o rigattieri…

  • Bruno

    Be’, è da sempre che su internet si parla parecchio di internet. Ma forse c’è gente che si è dimenticata com’era il mondo una quindicina di anni fa, prima di internet (per me sono quindici anni circa, per altri sono molti di meno ovviamente).
    Se avevi bisogno di informazioni su qualsiasi cosa, dovevi comprare un libro o una rivista specializzata che ne parlasse, e mentre oggi c’è il rischio che su internet trovi delle informazioni sballate, allora c’era il rischio (più di oggi) di finire per comprare a scatola chiusa, senza aver valutato pareri o saputo da qualcun altro cosa ne pensa. Vuoi un libro sulle armi medievali o sulla pesca col verme (o su qualsiasi cosa)? Con un minimo di fatica saprai qual è il “consensus” generale sui tre o quattro testi più importanti in argomento.
    Vuoi il testo di una canzone per migliorare il tuo inglese? Ho passato anni (da ragazzo) a chiedermi quel certo cantante cosa dicesse, ora lo posso sapere in un attimo.
    Internet è un potentissimo amplificatore della tua possibilità di accedere al mondo.
    Poi certo, il mondo resta quello che è…

  • francescodimitri

    Ludovico: io credo che l’informazione su Internet sia a doppio taglio. Da una parte dà molte possibilità in più, dall’altra rende molto più difficile selezionare. Per esempio: mi è capitato di vedermi citare, su argomenti che conosco piuttosto bene, wikipedia come fonte. Io amo wikipedia e la uso, ma bisogna conoscerne i limiti…
    Roberto: quest’idea di Internet è stata esplorata da vari occultisti (Mark Pesce su tutti, ma non solo). E fin dai tempi di Neuromante c’è l’idea che i ‘loa’ rinascano in Rete. Prima o poi potrei farlo, un post sulla metafisica di Internet…
    Bruno: io credo che Internet amplifichi sia la possibilità di accedere al mondo che quella di interagirci. Ma amplifica anche le cazzate, ed è la cosa di cui molti blogger/commentatori/chef/CT formato wikipedia non si rendono conto – alla fine, sono soltanto loro a farci una pessima figura. Però per chi ne conosce i limiti wikipedia (o chi per lei, è solo un esempio) resta utile. Come te, io credo che nel cambio ci abbiamo guadagnato. E ci abbiamo guadagnato anche il gusto cinico del vedere qualcuno che dice che Moby Dick parla di pesca…

  • Emanuele

    Sono decisamente d’accordo. Più di tutto sul fatto che, alla fine, i coglioni vengono al pettine.

    Ma una cosa.

    A me il problema di Internet (quindi delle persone che lo compongono) sembra semmai risiedere nel retaggio pre-digitale. Il dogma culturale una volta era molto più condiviso, molto meno insidiabile. Il mainstream la faceva da padrone, chi la pensava diversamente non esisteva, se non per i suoi pochi accoliti (amici, conoscenti ma niente di più). E questa mentalità sclerotica è rimasta.

    Proprio il fatto di dar voce a persone “diverse”, invece, ha aperto nuove possibilità per lo scardinamento degli ordini costituiti.
    Io con Internet ho conosciuto mondi di sapere (e persone) che nessuno, dico nessuno, mi avrebbe mai fatto scoprire. E come me, penso altri.

    Credo non sia da sottovalutare.

  • storyteller

    …poi ci sono quelli che devono a tutti i costi sparare a zero sull’autore solo perché il suo libro “non è per bambini, ma la copertina invece diceva il contrario e io l’ho regalato al mio bambino, bastardodimitringannatore”. Ovviamente queste sono le persone che piazzano la prole davanti alla tv, a Internet o alla playstation sbattendosene altamente di loro finché, ops, non si accorgono che la frittata è fatta, o che pensano (sperano?) di avere allevato dei cerebrolesi assolutamente privi di capacità di critica e discernimento. Queste persone quando sbraitano su Internet non fanno solo la figura dei coglioni. Non so a voi, ma a me fanno anche paura.

  • francescodimitri

    Emanuele: sono d’accordissimo. Il problema, semmai, è che Internet si è dimostrato incapace di disinnescarla, quella cultura. Ma ha fornito armi e vie di fuga a chi di quella cultura non vuole saperne. Internet è come un fumetto di supereroi: rende il nero più nero, i colori più saturi, ma alla fine ci racconta di noi stessi.
    Storyteller: ho saputo dell’intervento, sono andato a leggere e l’ho trovato spassoso, ma in modo inquietante, carico di un involontario humor nero. Qualcuno, ai tempi di Pan, mi aveva accusato di rendere fin troppo macchiettistici i seguaci di Greyface. Evidentemente non era così…

  • dallapartedelmostro

    Ho aperto il mio primo blog nel 2007, su spinta di un amico che allora consideravo un ‘fissato per la tecnologia’. Oggi lo ringrazio per avermi dato una bella ‘svecchiata’. Internet è pieno di merda, e non potrebbe essere altrimenti, ma come quando vagolo pel ‘mondo reale’, ormai è una cosa che nn mi turba più; mi concentro su ciò che io posso dare. La cosa più entusiasmante della Rete è sicuramente il fatto di sentirsi IN PRESA DIRETTA CON IL TEMPO IN CUI SI VIVE, di vivere davvero il presente, di essere dentro ciò che succede in quel momento. Internet E’ il presente in continuo mutamento. Cambiamento antropologico radicale ancora gravido di moltissimi sviluppi, per me la Rete è qualcosa che ci doveva accadere come specie, una rete che ci collega tutti in tempo reale e a distanza, solo un mezzo che ognuno può usare come vuole (e come può), dando fiato a parole vuote oppure cercando di esprimere se stesso in maniera significativa.

  • Budda 銀魂 Magro

    conosco una sola persona in grado di usare la rete. si chiama Steve McCrea e vive a Fort Lauderdale, Florida. in giro per Internet si fa chiamare FreeEnglishLessons attaccato o staccato a seconda dei casi, perchè registra la sua vita quotidiana con una videocamera e manda mail alla gente che lo contatta con lezioni di inglese gratuite.
    è stato il mio professore, quando sono andato a studiare in America.
    lui è un po’ il McGyver della rete, dagli una connessione e lui ti fa tutto. in un paio di click mi ha trovato tutti i siti necessari per stampare pubblicare e distribuire un libro (scritto da me) in America, tutto gratis, o a bassissimo costo.
    ha messo in vendita delle magliette con artwork disegnati da me, e se hai bisogno di qualcosa, lui grazie al computer te lo trova. si tiene in contatto con persone lontane, crea delle opportunità, fiuta occasioni, trova le cose più interessanti e le diffonde, intesse relazioni tra persone, impara, insegna e ancora impara.
    non conosco nessuno che sia capace quanto lui di sfruttare ogni singola potenzialità della rete.
    ora perdonatemi una cosa.
    domani mi troverò alle prese con la prima prova di maturità, il famigerato Tema.
    e mi sono rotto i coglioni.
    perchè i temi di attualità si risolvono sempre nello stesso identico modo:
    opposizioni di poli positivo e negativo, la tal cosa è un’arma a doppio taglio perchè non è buona o cattiva in sè ma dipende dall’uso che se ne fa, anche i cinesi antichi e il loro Tao (che tra l’altro è un vecchio errore di traslitterazione e andrebbe scritto Dao, con la Di, parola di sinologo) concepivano il mondo così ecc.
    che l’argomento sia Internet, i giochi di ruolo, la privacy, il petrolio, la tv tutti i temi vanno a finire così, in una banalità disarmante. è per questo che mi sono proposto di scegliere il tema storico e fingermi un convinto nazista giustificando l’olocausto (ma questo è uno scherzo, ovviamente. anche se svecchierebbe alquanto le cose).
    Trovo che Francesco abbia ragione, e ugualmente però mi sono rotto di riferirmi a Internet come “un qualcosa di buono se lo sai usare”.
    non so se sia un male italiano o cosa, ma trovo che qui in italia si tenda spesso a “politicizzare”… badate, intendo in senso lato.
    si prende in esame una cosa, si crea una parte destra, una sinistra e uno si sceglie quale sostenere. e poi ci sono per corollario i vari “ma anche”, posizione che solitamente conferisce un certo tono, perchè chi parteggia per il “ma anche” si distingue dalla massa.
    chiamo questo processo “politicizzare” proprio perchè questa è esattamente l’impressione che ho della politica italiana.
    ora che ci penso potremmo anche chiamare questa scuola di pensiero “qualunquismo”: la politica è merda tutta quanta, è indifferente la destra dalla sinistra, basta saper fare politica dovunque tu sia.
    secondo me Internet dovrebbe sottrarsi a questo tipo di gabbia ideologica di zoroastriana memoria. valutare Internet in base al criterio di cui sopra equivarrebbe a giudicare una qualità di vino versandotelo nelle orecchie.
    Steve McCrea ha vinto nella vita perchè lui piega la rete all’UTILE, non alla speculazione filosofica, o al “devo-dire-a-tutti-i-costi-una-cosa-per-far-vedere-che-ci-sono-anche-io”.
    se il professor McCrea ha bisogno di qualsiasi cosa, o se qualcheduno mai abbia bisogno di lui, ebbene lui sa usare la rete. non ha bisogno di far sentire che esiste a tutti i costi, non si mette a riflettere se la libertà fornita da Internet sia illusoria o meno, perchè tanto è proprio grazie a Internet che comunica coi suoi studenti Russi, Brasiliani, Giapponesi, è grazie a Internet che tiene lezioni e riceve lezioni in cambio da chi gli risponde, è grazie a Internet che conosce i sogni della gente e nel suo piccolo fornisce una mano per realizzarli, è grazie a Internet che parla col suo amico Ben Udy, volontario in Honduras.
    Steve McCrea è il perfetto esempio di chi CAVALCA Internet, non di chi ne è CAVALCATO.

  • Thomas

    Tempo fa scrissi una nota su Facebook in cui rievocavo alla memoria la mia infanzia (fatta anche di Vic-20 e Comodorre 64 e di linguaggio Basic) e di come in essa io potevo essere solo ‘inglese’ o solo ‘italiano’.
    Potevo comunicare con i miei amici lontani solo mediante lettera o nelle rarissime (e brevissime) telefonate. In quel post, scritto di getto dopo una notte insonne e dopo una videochiamata su skype, dicevo quanto ero felice che esistesse internet: perché avevo appena visto la mia nipotina tirare la cravatta al suo papà e l’avevo vista in diretta!
    Grazie a internet, grazie alla comunicazione istantanea, grazie a questo mondo che si è contratto da quando ci sono le nuove tecnologie.
    In termine di giusto e sbagliato questa è una cosa buona, come dice il Budda però non necessariamente esiste il giusto o lo sbagliato: internet è internet ed è tanto giusto (o sbagliato che dir si voglia) quanto un vaso di fiori.
    Cambia lo scopo ma, in ogni caso, io posso utilizzare un vaso per piantarci i fiori, oppure posso lanciare un vaso dal cavalcavia per dare vita ad una deprecabile strage.
    Noi siamo la forza che crea l’evento.
    Francesco come al solito dice cose verissime e che condivido pienamente, quando qualcosa è alla portata di tutti gli imbecilli (forse proprio per primi) possono farne largo uso e spesso mi sono ritrovato a rammaricarmi di quando la rete era un posto per pochi, anzi no, utilizzato da pochi…perché la fauna digitale che la popolava era intelligente, arguta e portata alla scoperta e restia al preconcetto come stile di vita.
    Oggi si naviga anche con i cellulari e ci si ritrova invasi da opinionisti che prima erano costretti al silenzio per scarsa attinenza sociale e ad oggi invece hanno facilità anche nel trovarsi e nell’organizzarsi in una compagine unita e pronta a sparare a zero su cose di cui non sanno o capiscono nulla.
    E’ però vero anche il contrario, come giustamente ben puntualizzato dal Budda.
    La comunicazione è possibilità e internet è grande possibilità: di lavoro, di gioco, di scambio di opinioni, di crescita intellettiva e culturale anche per un utente poco esperto ma ben propenso e aperto mentalmente. Il fio che si paga (se proprio dobbiamo chiamarlo così) è che chiunque può usare internet, anche ‘i malvagi’ (per rimanere nella metafora fumettistica).
    Così ci sono pedofili, truffatori e tanto altro, sembra però che queste persone esistano solo nella rete, che non siano persone reali che si connettono come tutti noi, sembra che sia internet a generarle quando, al limite, un pedofilo è molto più tracciabile ora che non nel ’70.
    L’uomo ha sempre avuto paura di ciò che non conosce e internet lo conoscono in pochi, pochissimi rispetto al numero dei suoi utilizzatori. Queste persone che hanno paura di questa nuova tecnologia e si riparano dietro egide che trovo assurde, sono quelle stesse persone che hanno paura dell’intelligenza.
    Un esempio eclatante è quando conosci qualcuno in rete, ti scambi il telefono, magari organizzi qualche raduno o una girata in questa o quella città e c’è sempre l’immancabile ‘professore’ che tiene a puntualizzare che lui non darebbe mai il suo cellulare ad uno sconosciuto trovato in rete.
    Ora dico…che differenza fa se il numero di cellulare lo dai ad uno sconosciuto trovato il Sabato sera in discoteca?
    Internet però è il male, è l’insidia del mondo che risiede latente in casa nostra e che attende solo un nostro passo falso.
    Ma internet è un oggetto e non ho mai conosciuto oggetti malvagi, persone malvage (e stupide)…beh di quelle c’è piena la storia umana.

  • francescodimitri

    Budda: vero, la politicizzazione di tutto è uno dei problemi cronici dell’Italia. Al tempo causa e segno di un certo tipo di povertà culturale…
    Thomas: trovo perfetto l’esempio che fai sul numero di cellulare.

  • Andrea

    Hai ragione, Francesco. E’ esattamente come dici tu.
    Resta il fatto che ci voglia una certa scorza per continuare a sorridere tutto il giorno, senza mai un cedimento, quando si diventa gli zimbelli di quei coglioni. Perché sì, come nella vita i coglioni sono sempre esistiti, è anche vero che non sempre la loro stupidità si perde tra le chiacchiere di un bar. Internet dà loro il potere di riunirsi e di sentirsi più forti, con l’aggravante di poter scrivere parole “indelebili” che non durano i secondi che impiegano a dar fiato alla bocca in un bar: di più, molto di più. E fin qui, mi pare, siamo in linea: parli di amplificazione, infatti.
    Ci sono persone più deboli, alle quali io credo di appartenere, che questo accanimento non riescono a scrollarselo di dosso quando si amplifica e torna a ondate, anche quando ti defili e pensi di essere riuscito a levartelo dalla testa, dalle vene e dalla bava, recuperando la serenità del tuo sorriso.
    Il problema è che la ragione, in persone come me, è debole. Gli dice: “Ehi! Ma sai perfettamente che questo è un coglione che sta dicendo stronzate. *Sai* che non è così. Ignoralo.” Poi, però, qualcos’altro prende a pugni la ragione fino a stordirla. E non riesci bene a capire cos’è, se narcisismo, il tuo ego che si gonfia, la passionalità che ti anima nelle cose in cui credi o ancora un’altra cosa che non sei in grado di controllare in quanto essere umano. Fatto sta, il coglione vince. E ti rovina la giornata.
    A me sembri un tipo bello tosto, tu. Di quelli che davvero hanno la pellaccia impermeabile. Almeno, così m’appari dall’esterno. Per quanto riguarda me, t’invidio bonariamente: se così sei, sei più forte di me, ché l’unica soluzione che sono riuscito a trovare per gradi è stata quella di rintanarmi sempre più in me stesso, tornando alla mia bella e vecchia internet 1.0: la corrispondenza con quelle persone che stimo e che, quando devono dirmi “ma che cazzo stai facendo?” me lo dicono in faccia senza mezzi termini, ma con gentilezza e quel sapore inequivocabile che è come zucchero rispetto al sale della supponenza.
    Tutti gli altri? Non c’erano in passato, posso anche farne a meno in futuro. Almeno così mi salvo. E continuo a vivere la mia immaginazione per quella fantastica cosa anarchica che è, senza “se” e senza “ma”. Al bando i coglioni. Di quelli ne devo incontrare già troppi in carne e ossa, per collezionarne anche di “virtuali”.
    Naturalmente, a questo punto una domanda è d’obbligo: e come la mettiamo col fatto che pubblichi e, quindi, ti concedi a tutta quella schiera di coglioni che consideri virtuali, perché forse non avrai mai la fortuna d’incontrarli faccia a faccia (per fargli capire che dal vivo non sei poi così facile da abbattere)? Be’, che cazzo ne so io? Potrei rispondere in dieci modi diversi e, quindi, nessuna risposta centrerebbe la verità. Forse, l’unica verità che mi riguarda è quella dei fatti: dal marzo 2005 a oggi non è uscito più niente di mio. Cinque anni, per digerire e riuscire a ripartire. Solo, questa volta, a modo mio: da anarchico figlio di puttana, se ce la farò. Sennò meglio altri cinque anni di silenzio autoriale.

    P.S.: ho cominciato a seguirti con grande gusto. Sei ispirante e dannatamente chiaro in ciò che dici. Alice sta proseguendo il suo cammino, tra uno scatolone e l’altro: è l’unico libro che ho lasciato fuori.

  • francescodimitri

    Andrea: grazie per tutto. Non so se ho una pellaccia o meno: di certo credo che Internet abbia un meraviglioso modo d’ingannarti. Ti dà l’impressione di farti parere colto & duro a buon mercato, ma tutto quello che fa, se non stai attento, è metterti in mutande nella pubblica piazza. C’è un sacco di gente che in mutande ci si fa mettere, come il tizio che parlava di Moby Dick. E a quel punto, cinicamente, credo ci sia soltanto da ridere…

  • Andrea

    Eccerto, ad aver scritto Moby Dick. Se il coglione si rivolge a te entra in gioco l’autocritica, che di solito è più feroce di quella del pubblico. Così fai e disfi, finendo per chiederti dov’è finita la bellezza della scrittura di quand’eri Mr. Nessuno, infine comprendendo che l’hai barattata con un Mr. Nessuno più una virgola, che non cambia poi molto. Anzi, non cambia proprio niente, se non in peggio. Ergo, si tenta di tornare indietro più che si può, sapendo che non sarà mai più possibile del tutto. Ma così va la vita, giusto?

    Prego, nulla più che pura sincerità. E, insomma, se non comunico con gli scrittori che comincio a stimare quando sono a portata di mano, allora veramente internet la butto nel cesso! 😉

  • Andrea

    A proposito, ho finalmente capito cosa intendi per Carne, Incanto e Sogno dal tua stessa voce, grazie a un certo bosco presente in “Alice”. Da qualche parte (non ricordo dove) avevo letto un commento che diceva che in “Alice” avevi spiegato la cosa in modo confuso, peggio di quanto avevi fatto in “Pan”.
    Sarà, io non ho letto ancora “Pan” (ah, ma lo farò!). Eppure a me sembra che sia un concetto già bello chiaro in “Alice”. Chiaro e affascinante. Si *sente* la riflessione e si percepisce coerenza in ciò che hai scritto. Non vedo dove sia il problema. Come lettore non credo di poter sapere tanto bene quanto te di cosa tu stia parlando, di riuscire a percepire le sfumature del concetto. Con l’avanzare della lettura, forse. Ma mi chiedo con quanta attenzione abbia letto “Alice” quel tale lettore.

    Scusa se questo non è il post adatto a questa riflessione. Vado di fretta.

  • francescodimitri

    Andrea: scusa tu se rispondo con il contagocce, ma sono davvero sommerso. Comunque, sull’attenzione con cui alcuni leggono ci sarebbe molto da dire. Resta un fatto: ci sono i libri e ci sono le opinioni sui libri, e tutt’e due, su Internet, sono a disposizione di tutti. E tutt’e due danno uno spaccato dei rispettivi autori, nel bene e nel male. Questo dovrebbe invitare tutti a una grandissima attenzione – ma non succede, e ti ritrovi con quel commento su Moby Dick. Anche questo fa parte del gioco in fondo…

  • Andrea

    Figurati, Francesco: “Time’s marching on”, giusto? E chi lo ferma a quello. Sono anch’io sommerso dai preparativi dell’espatrio (questa domenica parto, ma prima c’è la casa di una vita da vivisezionare e sbudellare – che soddisfazione liberarsi da tutta ‘sta zavorra! ;).

    Certo, ci vorrebbe un po’ più di riflessione prima di pigiare i tasti, ma capita di rado.
    Ad ogni modo, era soltanto una riflessione di cui volevo farti partecipe.

    Buona immersione. M’immergo anch’io. A presto (spero!), con l’opinione a lettura ultimata.

  • francescodimitri

    Buon espatrio! Che è sempre una cosa positiva, espatriare…

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