Su Alice

Bisogna sempre stare attenti agli scrittori (e in genere agli autori) che vogliono ‘interpretare’ le loro stesse cose. “In realtà il mio libro parla di…”, “quello che volevo dire è…” “voi non avete capito, brutti zozzoni ignoranti, che…’. Eccetera. Se un libro non era sufficiente a raccontare la tua storia, perchè l’hai scritto?

Detto questo, vorrei fare un paio di precisazioni su Alice. Non sono interpretazioni, sono, appunto, precisazioni e nient’altro. Perchè ne sento il bisogno?

Per arrivarci, mi serve una premessa. Io credo che leggere un libro sia un atto di fiducia. La cosa più sbagliata che si possa fare, da lettore, è sforzarsi di capire che cosa passi nella testa dello scrittore. Di interpretare, appunto. Sbagliata non perchè rovini la Sacra Opera dell’Autore, ma perchè rovina parte del gusto della lettura di narrativa, che è un gesto di abbandono.

Parlo per me. Quando leggo, la mia ricetta è semplice, ed è: leggo e basta. Se mi piace, bene. Se non mi piace, dopo cinquanta pagine mollo. Poi cerco di capire perchè una cosa mi sia piaciuta o no, chiaro, ma questo è un altro discorso. Non sto dicendo che tecnica e riflessioni non servano a niente: sto dicendo che se che scrivi un saggio in cui dimostri il sottotesto post-colonialista di Dracula, sei un coglione.

Ma ci hanno insegnato fin dalle scuole elementari che bisogna ‘pensare’, ‘interpretare’, ‘capire’ – come se se la lettura fosse un atto scientifico, uno studio sessuologico e non un’unione sessuale. In buona fede, veniamo socializzati a questo. In buona fece ci abituiamo a questo approccio teorico, intellettuale, alla materia bruta del Mito. Un approccio che io trovo, se non altro, volgare – e che genera un mare di pessimi libri, quando i lettori-interpreti diventano scrittori, come, fatalmente, a volte accade.

A ogni modo. Di Alice si è parlato molto e in toni molto variabili: alcuni lo hanno amato, altri dicono ‘ma Dimitri com’è che mette barbari in mutande? che merda’, altri ancora scrollano le spalle e borbottano ‘mah’. Su Alice ho ricevuto alcune delle mail più belle che abbia mai ricevuto, e alcune delle critiche più dure che abbia mai letto.

Al solito alcune delle cose le condivido, altre no. Alcune critiche sono intelligenti, altre dicono più su chi le scrive che sul soggetto di cui parlano. Niente di nuovo sotto il sole.

Sono emerse però due cose che, per quanto mi sforzi, non riesco a capire come possano non essere chiare. A notarle è stata una minoranza, ma una minoranza abbastanza consistente da farmi venir voglia di chiarirle.

Andiamo al sodo. Avvertenza prima dell’uso: ci saranno grossi spoiler. Quindi se non avete letto Alice nel paese della Vaporità e avete voglia di farlo, non andate oltre. Se invece non lo avete letto ma volete parlarne con gli amici, andateci pure e sarete bravissimi a fingere.

Primo. Alice è un libro che inizia, si svolge e finisce. Mi pare piuttosto chiaro. Se nel finale ho lasciato una certa apertura, era perchè si adattava alla storia che avevo in mente, e al più vasto universo narrativo che sto costruendo, in cui tutto (tutto – tutto – tutto) è collegato. Non è l’inizio di una saga, non intendo scrivere “Alice 2 la vendemmia” nè niente del genere, e tutti i personaggi concludono almeno un certo tipo di arco narrativo (molto meno tridimensionale di quello che avevano in Pan – ma è un diverso libro, sorretto da un diverso tipo di idea). Non restano misteri e cose non-dette. Si apre il potenziale di altre storie, certo, ma così va la vita.

Se un seguito c’è, è il gioco di ruolo, che porta Alice nelle Steamland personali di ciascuno di noi. E’ possibile che io ritorni alla Steamland, che scriva altre storie ambientate in quella fetta di universo… possibile, non lo so, non ne ho idea. Ma Alice è un libro che se ne sta bene da solo, non l’inizio di una saga. Non ci saranno seguiti, gioco di ruolo a parte.

Secondo punto. Alcuni hanno storto il naso per il fatto che Alice a un certo punto trovi una copia di Pan. Ma come! Dimitri si autocelebra! Paragona il suo libro al Signore degli Anelli! Ma perbacco!

Ora, chiedo a chi la pensa così: ma che cosa avete letto? No, sul serio. Il mondo di Ben è quello di Pan, e quello di Alice è quello di Ben: tutto questo, nella storia, viene esplicitamente detto. Quindi ci sono strettissimi legami tra il mondo di Pan e quello di Alice, e infatti Alice, quando trova il libro, ne è turbata, spaventata. Quell’episodio non è una celebrazione nè niente, è un elemento narrativo con un senso preciso, e chi ha letto fidandosi (compresi ragazzi molto giovani) l’ha colto subito. Non è ‘autocelebrativo’ il fatto che in Pan i Cavaterra incontrino Dagon, comparso per la prima volta nella Ragazza dei Miei Sogni. E non è ‘autocelebrativo’ che in Alice, lei trovi una copia di Pan.

Uno scrittore avrebbe voglia di parlare per ore delle sue cose ed è meglio che eviti di farlo. Ma queste due precisazioni mi parevano importanti.

Fidatevi, ragazzi:  le mie caramelle possono piacervi o farvi schifo, ma dentro non c’è veleno. Solo, magari, un po’ di Vaporità.

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27 responses to “Su Alice

  • Ema

    Ricordo di averlo pensato, infatti. Poi ho pensato anche che non ci fosse niente di male. Poi, quando ho finito il romanzo, nella mia testa ho ricollocato l’elemento (e ho colpevolmente lasciato l’accenno nella recensione, mea culpa).
    A mia parziale discolpa invece aggiungo che mentre elementi come personaggi ricorrenti (Dagon) o temi comuni (gli Aspetti) concorrono platealmente a disegnare il Dimitriverso, trovarsi Pan lì sotto affiancato ad altri libri arcinoti (è questo, a mio avviso, che svia) si presta più facilmente ad equivoci. Dici di no? 🙂

  • Selene

    Ammetto anche io di aver trovato strana la presenza di Pan in un primo momento, rimanendo un po’ confusa… ero però presa dalla storia (come mi capita solo quando un libro mi coinvolge veramente) e non ci ho pensato su più di tanto. Semplicemente quel particolare è scivolato via, un po’ come avvolto da vaporità e me ne son dimenticata. Solo dopo, rileggendo appunto alcuni commenti mi è tornato alla mente. Credo però che il mio fraintendimento iniziale fosse dovuto al fatto che sì, sapevo fosse un tuo libro, ma non ne conoscevo il contenuto e non sapevo che facesse parte dello stesso universo narrativo (ebbene sì.. il primo libro che ho letto scritto da te è stata Alice ^^”)
    Sottolineo comunque che, per quanto sul momento mi avesse un po’ lasciata interdetta, non mi aveva infastidita nè fatto pensare ad un’autocelebrazione.
    Ecco… tutto qui.
    E conocordo con te.. quando si legge bisogna lasciarsi trasportare dalla storia, non stare a rimuginare su significati nascosti, altrimenti che gusto c’è? 🙂

  • Thomas

    Io trovo tutto questo esaltante.
    Il fatto di trovare rimandi da un romanzo a un altro, non che ti considerino autocelebrativo, sia chiaro questo!
    Sì, è vero: in Alice c’è Pan e in Pan c’è Alice e in tutti e tre i tuoi romanzi c’è Dagon, dunque?
    Nessuno rompe i coglioni a Bendis se nella sua formazione dei New Avengers ci mette la Donna Ragno o in una storia su tre fa capolino Daredevil, eppure ha scritto sia la mini sulla Donna Ragno che un ciclo narrativo su Daredevil.
    Tornando al Dimitriverso, beh in Alice ci stanno anche gli Ombrafiorita, stavi facendo forse pubblicità a Witchcraft?
    Francesco, brutto mannerro, non si fanno le cosacce!!!
    Come ho avuto modo di dire in una lunga discussione su FM, tu non scrivi per adulti, per bambini, per cercopitechi africani o per l’allegra tribù della melevisione, tu scrivi per i tuoi lettori (almeno, io interpreto così il tuo modo di scrivere), a loro rimani fedele e sei uno degli scrittori più onesti che si possano trovare in giro.
    Intrattieni, come il menestrello che suona la sera in taverna: racconti, affascini, ci mostri un tuo mondo, di più anzi, un tuo universo, spesso ci fai sorridere e non sei uno stucchevole accademico.
    Probabilmente è per questo che a tante persona danno noia o non capiscono certi tuoi passaggi, probabilmente sono quelle stesse persone che postano link stucchevoli su FB a base di stereotipi partoriti da Fabio Volo (andassero a scassare i maroni a lui e alla sua filosofia di vita, piuttosto che a te e al tuo modo di scrivere), persone che si sentono in gamba e ‘più furbe’ solo se trovano del marcio in Danimarca.
    Poi finito di tentare di renderti quadrati gli attributi (quando logicamente li preferisci tondi), se ne tornano alle loro cose ‘innovative’ come l’ultima puntata del Grande Fratello, o l’ultimo capitolo dell’adolescente vampirla un po’ sensibile, terribilmente pericoloso, sessualmente appetibile.
    Mi rendo conto di essere terribilmente polemico, tuttavia non credo di essere per questo meno realista.
    Fortuna che tu scrivi per i tuoi lettori e, forse pecco nell’asserire ciò, i tuoi lettori non sono quelli che scrivono supposte accuse basandosi su considerazioni idiote!

    • Andrea

      Esatto. Nessuno rompe i coglioni, ma agli autori italiani i lettori italiani rompono i coglioni di continuo. Se citano, hanno copiato. Se inseriscono rimandi a loro altri romanzi (e chi dovrebbe farlo, se i romanzi sono *davvero* correlati, qualcuno che scrive una fan-fiction? Non scherziamo, dai!), si autocelebrano.
      Una rottura di palle, che alla fin fine è talmente costante che uno finisce per non notarla più. 🙂

  • Emanuele

    Probabilmente lo ha pensato chi non ti conosce, probabilmente chi lo ha pensato era italiano. Per due motivi almeno: uno, perché in Italia se non hai la patente da intellettuale non puoi parlare/misurare/criticare/confrontare lo scibile senza esser tacciato di vanità; secondo (in parte causa del primo), perché l’attitudine mentale del lettore medio italiano (e anche dello scrittore) è molto limitata, causa le pastoie culturali a cui l’immaginario nazionale è soggetto.
    Il mix non può che generare persone – più vecchie che giovani, va detto – che hanno un’idea di “lettura” consona al proprio spessore spirituale.

  • francescodimitri

    Ema: ci mancherebbe! E ci può anche stare che il legame sfugga: è volutamente sottile, oltre che volutamente esplicito. Ma considerati i toni che sento a volte, volevo puntualizzare…
    Selene: lasciarsi trasportare, sì. Per me, sia quando leggo che quando scrivo, è la cosa più importante.
    Thomas: grazie di cuore. Mi hai detto cose che mi fanno un sacco di piacere. Ed essere un menestrello è esattamente quello che voglio, nè più, nè meno. Uno onesto.
    Emanuele: d’accordo su (quasi) tutta la linea. Il quasi è riferito al ‘più vecchie che giovani’: io ho la sensazione che le ultime generazioni si stiano dimostrando, a volte, più restìe al cambiamento delle precedenti. Sul perchè ci sarebbe da interrogarsi…

  • Emanuele

    Sì infatti rileggendo anche io non sono d’accordo con me stesso. Ho detto una mezza boiata: nel senso che pur con tutti i mezzi a nostra disposizione oggi, e quindi grandi opportunità, la proporzione di gente che amplia le proprie vedute è poca. Hai ragione tu.

  • Valberici

    Mah, a me sembrava chiaro che tu stessi costruendo un “universo”, più o meno allo stesso modo di King.
    Riguardo al Pan ritrovato mi stupisco che qualcuno l’abbia trovato autocelbrativo o comunque incongruo.
    Sul modo di leggere sono d’accordo, occorre fidarsi, così come quando mi pappo una pietanza o bevo, infatti non sto certo a fare una serie di assaggini esplorativi o a sorseggiare cercando retrogusti. Mi metto in bocca un bel boccone o trangugio un bel sorso, mal che vada sputazzo nel piatto e passo ad un’altra portata. 😀
    Naturalmente poi c’è tutta una fase postprandiale in cui le papille gustative serbano un ricordo che viene lentamente assimilato e assaporato dal cervello, dopodichè si può discutere del pranzo fin che si vuole. 😉

  • Filippo

    Ciao Francesco.
    E’ la prima volta che scrivo sul tuo blog e lo faccio per un motivo: farti i miei complimenti.
    Ho scoperto il tuo libro su Anobii e mi ha subito incuriosito. Tra l’altro avevo appena letto Alice nel paese delle meraviglie ed il suo seguito, quindi ho pensato subito ad una diversa ed interessante interpretazione del suo mondo. Insomma, mi aspettavo una semplice reinterpretazione. Cosa ho trovato invece? UN CAPOLAVORO. Cioè… non so neanche io come esprimere tutto il mio entusiasmo per aver letto questo tuo libro, che è entrato di diritto tra i miei libri preferiti (un 5 stelle meritate su anobii). Spero che leggerai questo mio parere, perchè ci tenevo a dartelo personalmente, accidenti!

    Detto questo, posso dirti che il finale mi ha fatto sperare in un sequel e lo ammetto. Mi sono talmente affezionato ai personaggi che vorrei un’altra storia con loro protagonisti. Però non si può avere tutto e sono sicuro che, con il prossimo libro, saprai emozionarmi come hai fatto con Alice.

    Grazie Francesco.
    Grazie!

  • Elfo

    O_O —> valida rappresentazione della mia faccia in questo momento.
    MacchédaVero ti hanno criticato perchè hai inserito PAN in Alice?
    Non mi atteggerò a quella che “aveva capito tutto”, non è così. Tuttavia io l’ho trovata un’idea simpatica, invece. Autocelebrazione? Non ci avevo neanche pensato. Oh, c’era un terribile coniglio da cui fuggire!

  • Elfo

    …e scusate il “tuttavia” insieme all’invece. Sono in ufficio e rischio il licenziamento…:D

  • francescodimitri

    Val: esattamente. Non nego l’importanza di ragionare, riflettere. Dico solo che dovrebbe arrivare in un secondo momento.
    Filippo: il sequel lo… fate voi. L’immaginazione è una macchina meravigliosa, no? E grazie di cuore per i complimenti!
    Elfo: ci sta che la cosa possa sfuggire. Era volutamente esplicita, e volutamente sottile, e non mi aspettavo che tutti la cogliessero (io per primo, da lettore, forse non l’avrei colta). Dico solo che se pensi una cosa antipatica come ‘questo tizio non fa altro che pomparsi da solo’, prima di esprimerti ad alta voce, dovresti controllare il testo da cui stai partendo. Altrimenti fai una magra, magra figura.

  • Dario "The Black Monk"

    Io, letto di Pan vicino al SdA, ho pensato “che scemo Dimitri! :-)” (l’emoticon è parte integrante del pensiero, infatti mentre lo pensavo sorridevo).
    Trovare Dagon in Pan mi aveva gasato, trovare il libro di Pan in Alice mi ha fatto la buona tenerezza di quando rivedi un amico che non rivedevi da un po’…

    In realtà, mi “dispiace” che ci sia un seguito di Alice (anche se sono elettrizzato dall’uscita del GDR), perchè forse avrei preferito un gioco più “universale”, e quindi attendere che il Dimitriverso (che dirò ora, non mi piace come tremine, sarebbe esistito anche senza di te, tu sei solo il narratore!) [e come lo chiameremo? CIS (Carne Incanto Sogno)? Trimurtiverso?] si ampliasse un po’… (Leggi, io voglio giocare pan!! :-D).
    Comunque avete fatto bene, tu e il cinghialone, a farlo subito, mentre la carne al fuoco era tanta e la griglia era ancora mezza vuota!

    Quindi ricapitolando, mi sono dato ragione e torto da solo, voglio il GDR e voglio trovare gente nella tua terra con cui giocarci, e purtuttavia mi sento moralmente e spiritualmente in dovere di continuare a frignare e a chiedere un gioco “panista”!!

  • Andrea

    Sì, Francesco, esattamente come dici tu (e come ti ho scritto nel mio commento): se un lettore non si lascia “portare” dall’autore, tradisce il senso stesso della lettura. Se non piace, si smette di leggere. Se piace, a libro ultimato si potrà anche riflettere. Ma *durante* la lettura bisogna partire dal presupposto che l’autore merita fiducia e che *sa* quello che sta facendo. Altrimenti non se ne esce.
    Quindi ti capisco. E, in ogni caso, come dalla mia opinione dovresti aver inteso (se sono stato chiaro, cosa che non m’è chiara), io mi sono lasciato guidare nonostante alcuni miei preconcetti. E ne è valsa la pena.
    Un buon libro, originale e per nulla superficiale, che consiglierò a chi me lo chiederà.

  • Daniel Travis

    Quando Alice ha trovato la copia di Pan, ero davvero troppo occupato a meravigliarmi e a immaginare per farmi un’opinione, ma devo dire che arrivare alla conclusione “è autocelebrazione” a me pare un’idiozia bella e buona. Ne hanno già parlato nei commenti precedenti, quindi non mi dilungo su questo.
    Come se, poi, i riferimenti ad altri “pezzi” dell’universo di cui racconti fossero una novità.
    Occhio, perchè di seguito ci sono degli spoiler: un gruppo di simpatiche personcine bruciava un certo manuale, se non ricordo male, in Pan, senza contare le visioni di Giada su una certa strada, e così via.
    Se poi le critiche continuano, fnord, direi.

    Riguardo all’altro punto, il giudizio finale è che non c’era seguito migliore possibile, per una storia come quella di Alice, di un gioco di ruolo, sotto ogni punto di vista.

  • francescodimitri

    Dario: Alice è un gioco, ma chi dice che dovrà essere l’ultimo? Vediamo come risponde il mercato, che senza di quello, fare qualsiasi cosa è difficile…
    Andrea: del tutto d’accordo.
    Daniel: e senza contare alcune delle visioni di Alice, che saranno chiare nel libro che sto scrivendo ora (e in altre cose che arriveranno). E’ tutto un progetto. Non alla Lost, però.
    E ovviamente, fnord.

  • Thomas

    Io per rispondere a questo terribile quesito ‘Quel mannerro del Dimitri è uno sporco autore autocelebrativo?’ ho consultato la mia ghiandola pineale, ovviamente la risposta è stata: 42.

    L’ho trovata corretta!

  • Ludovico

    Io il fatto che fosse Pan non l’avevo colto, per il semplice motivo che Alice è (per ora) l’unico tuo romanzo che ho letto, e prima di leggerlo non ti “conoscevo”. Comunque, avevo capito che fosse collegato in qualche modo ad Alice, visto che è rimasta turbata =)
    Sul leggere sono d’accordo, bisogna lasciarsi trasportare, e le riflessioni da fare e i messaggi da cogliere rimangono comunque in testa, per questo ci ripensi alla fine.
    Mentre scrivi, secondo me, devi sì lasciarti prendere dalla storia, ma puoi anche cercare di comunicare qualcosa. Nel senso, se la storia ti prende, vuol dire che ti coinvolge e quindi è ovvio che qualcosa di tuo, quello che pensi, finirà dritto dentro la storia. Poi magari qualcuno coglierà quello che non c’era, un messaggio che non voleva esserci, perché un Libro insegna qualcosa diverso a ognuno di noi. Oddio, non so se mi sto spiegando, ma penso di no xD In fondo, la pensiamo praticamente allo stesso modo, ma secondo devi anche sapere quali argomenti tratti, di cosa stai parlando. Ripeto, non so se mi sono spiegato e probabilmente no xD

    P.S: hai per caso notizie più certe sugli orari di Lucca?

  • Azazel

    con molto ritardo (purtroppo o per fortuna il lavoro mi porta via parecchio tempo) leggo questo tuo intervento, Francesco, e devo dire che concordo pienamente con te. La gente (mi ci metto anche io, ahimé… a volte è inevitabile) tende ad interpretare, a cercare di capire il perché e il per-come di ogni cosa scritta… come abbiamo sempre fatto, persino con i geroglifici… ma perché gli antichi egizi scrivevano certe cose? e tediamo a interpretarle… e magari se quelli ci sentissero fare certi ragionamenti penserebbero “ma quante seghe mentali vi fate? erano solo storielle e basta…”.

    d’altronde la gente deve pur avere qualcosa da fare per guadagnarsi il pane quotidiano, no? abbiamo in tv i cosiddetti “opinionisti”, cioè gente che guadagna milioni di euro all’anno per… esprimere la propria opinione su ciò che accade… ogni volta penso: “wow… fico… se rinasco un’altra volta faccio l’opinionista… guadagni paccate di soldi per non fare un k***o dalla mattina alla sera e per dire le ca*ate che pensi e nessuno ti dice nulla”.

    Se devo essere sincero non mi sono messo a riflettere troppo sul fatto che alice trovi la copia del Signore degli anelli. lì ho solo pensato: wow… anche a F.D. piace il signore degli anelli (e capirai… siamo circa in 10 milioni nel mondo ad averlo letto e apprezzato). dove sta la novità? anche io fossi stato in te avrei messo una situazione del genere nel libro. solo per il gusto di farlo e di dire: “il mio libro preferito di sempre è quel capolavoro scritto da Tolkien”.

    Più che altro mi sono fermato (ahimé… mi spiace… anche io sono uno di quelli che si fa le seghe mentali a cercare di capire il perché e il per-come di ciò che leggono… ma non sempre) su altri riferimenti:

    ad esempio ho trovato diverse similitudini tra lo sviluppo dell’intera storia e quello della saga di “The Matrix”. ho forse sbagliato? Non so… è una mia opinione… magari se vuoi ti spiego tutto via mail… la mia mail la puoi vedere tranquillamente, no? altrimenti fammi sapere e te la scrivo.

    Così come ad un certo punto, non so il perché, ho pensato che tu ti identificassi in uno dei personaggi del libro (Ben, se devo essere sincero… ma non so perché… è una “sensazione”, diciamo).

    ma alla fine, quello che ho pensato, una volta terminata la lettura, è stato: “ho comprato il libro perché da sempre sono appassionato di fantasy e di ALICE… ci ho pure fatto la tesi di laurea. l’ho letto e, nonostante io vi abbia potuto trovare similitudini con altre storie (matrix, ecc…), non ho minimamente pensato che la storia fosse poco originale (penso che l’ultima storia interamente originale altrimenti sarebbe la divina commedia del sommo poeta Dante… se proprio dobbiamo vederla in questi termini…). Il tuo lavoro è stato davvero fantastico e mi dispiace di non essere uno di quei critici letterari le cui parole vengono scritte in riviste/giornali, perché potrei parlare per ore del tuo libro con parole più che positive, al contrario di quello che possono fare i cosiddetti critici-autorizzati, che si fanno tante seghe mentali. In definitiva, senza andare troppo oltre con i commenti: un libro che è valso la pena comprare e leggere fino in fondo.”

    Ti faccio sinceramente i miei complimenti per averlo pensato e scritto. So cosa sta dietro ad un libro di questo genere… ma diversamente da te, non so cosa significhi leggerne le critiche.

    Grazie per averlo scritto e pubblicato.

    E come disse qualcuno “non ti curar di loro…” (ovviamente mi riferisco ai vari pseudo-critici, segaioli che per guadagnare 4 soldi interpretano il tuo libro… pensa che d’altra parte dovranno pur mangiare anche loro, no?).

    Azazel – Gabriele

  • francescodimitri

    Ludovico: dati!
    Azazel: sì, io credo che spesso l’interpretazione sia l’esatto contrario della comprensione…

  • mafd3t

    Colgo l’occasione del post per lasciare i miei two cents (visto che oramai Alice ha “sedimentato” a sufficienza…)
    La questione dell’autocitazione non mi ha minimamente turbata: l’ho avvertito come un richiamo funzionale allo svolgimento della trama. Per quanto mi riguarda potresti anche avere l’ego ipertrofico, ma se questo non emerge a disturbare la storia non me ne frega un accidentaccio nulla.
    In tutta sincerità Alice non mi ha entusiasmata (nè me, nè mio marito, nè una coppia di miei amici: tutti tuoi affezionati lettori) e i motivi sono molteplici
    – i personaggi: erano uno degli elementi più gustosi dei tuoi due primi romanzi, ben delineati e vivi; in “Alice”, a mio parere, questa cosa è mancata. Ho trovato persino Alice stessa davvero poco incisiva.
    – l’ambiente: l’idea che sta alla base della Steamland è GRANDIOSA, però leggendo il libro (e qui cito mio marito) si ha un pò l’impressione di muoversi dentro a uno di quei vecchi videogiochi che per risparmiare sull’animazione usavano l’espediente della nebbia. Sono a fuoco le cose più vicine, ma di ciò che si ha intorno si sa poco o nulla. Ok la nebbia, ma trovandomi in un mondo nuovo, ho bisogno di qualcosina a cui potermi appigliare per calarmi nell’ambientazione.
    – alcuni elementi nella trama che ho trovato gestiti male, uno per tutti (SPOILER!): l’incursione nella città tramite il carro dei cadaveri, è un vero e proprio climax che crea un sacco di aspettativa e invece… tutto si risolve in una conversazione che non è poi così risolutiva ai fini della storia.

    Sia chiaro: Alice contiene degli elementi di originalità, freschezza e “personalità” che sono anni luce avanti rispetto al 99% della letteratura fantasy/di genere prodotta adesso in Italia, però dopo Pan e considerando la qualità delle idee su cui la storia si basava mi aspettavo davvero qualcosa di più.

    Per concludere: ultimamente mi sono letta “American Gods” sul mio nuovo kindle DX (per cui non ti ringrazierò mai abbastanza: mi hai aperto un mondo!!) e devo dire che, anche se mi è piaciuto tantissimo, ho trovato Pan, in definitiva, molto più interessante.

    ci vediamo a Lucca!

  • francescodimitri

    Mafd3t: di ritorno da Lucca… ti rispondo. Grazie per i commenti. In Alice avevo intenzione di fare qualcosa di diverso, rispetto a Pan – con un diverso tipo di personaggi. Può piacere o no, ci mancherebbe: le cose che volevo mettere in chiaro erano solo quelle che nel libro proprio non c’erano, come la ‘autocelebrazione’ o roba del genere… E, nonostante fosse una critica, l’immagine dei ‘vecchi videogiochi’ che hai usato la trovo grandiosa. Prima o poi me la rivendo. Citando la fonte, ma me la rivendo…

  • Chiara

    Del libro non avevo voluto sapere nè leggere nulla dopo la pubblicazione (per quanto gli spoiler non mi abbiano mai sottratto alcuna meraviglia). Avevo proposto un patto al mio migliore amico: iniziare Alice il giorno dell’equinozio di autunno. Lui aveva cercato di opporsi, proponendo un altro momento, ma avevamo avuto la meglio la mia sensazione e io. Ho finito Alice questa notte. Grazie, semplicemente.

  • francescodimitri

    Chiara, grazie a te… senza lettori, non ci sono scrittori, nè libri…

  • Fos87

    Io avevo interpretato (scusa la parolaccia :p) la cosa come una specie di breccia nella quarta parete: insomma, come se Alice in quel momento avesse intuito di essere a sua volta una storia e di avere tra le mani una specie di fratello.
    Ok, torno nel mio angolino :p

  • francescodimitri

    Fos: e non sei affatto lontano da almeno uno dei livelli che ho in mente…

  • Fos87

    LontanA ^^
    In ogni caso, sono lieta di non aver scritto solo cavolate.

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