Scienza e magia

La settimana scorsa, dopo una bella chiacchierata con un amico che mi ha aperto un mondo su cose che stanno accadendo nella magia da spettacolo, ho assistito a… uno spettacolo di magia, appunto, ispirato alle sedute spiritiche di epoca vittoriana.

Il punto dello show era mettere in mostra i ‘trucchi’ usati dai medium, pur senza svelarli per intero.

Ed è stato incredibilmente interessante, più per lo spettacolo che per i trucchi in sè.

In breve: nella magia da spettacolo il ‘trucco’ è relativamente poco importante. Ci sono molti trucchi per ottenere gli stessi ‘effetti’ (e cioè, la parte visibile del gioco), e molti, una volta svelati, sono banali. Quello che conta è lo spettacolo, l’abilità che ha il mago nel creare sense of wonder – esattamente come nel tipo di storie che a me piace scrivere e leggere. Io credo che il lavoro dello scrittore e quello del mago da spettacolo siano molto simili.

I medium fraudolenti dell’Ottocento (occhio, non mi interessa giudicare: magari alcuni non lo erano, dico solo che alcuni lo erano eccome) non usavano trucchi complessi. A meravigliare il pubblico era la situazione: stanze buie, sottile tensione sessuale, e il sogno di parlare con amici, parenti, o persone famose, che avevano abbandonato gli affanni della vita mortale. E che tornavano indietro per suonare trombette nell’oscurità, o spostare tavoli.

Durante lo spettacolo il mago ha svelato tutto questo. Il problema? Il problema era che imbrogliava anche lui.

Un imbroglio ‘sacro’, intendiamoci, non è un giudizio etico (un mago, come uno scrittore, deve imbrogliare, e se imbroglia bene vuol dire che è bravo). A me interessa il modo in cui l’ha fatto.

Il mago imbrogliava nel sostituire un gergo ‘spiritualistico’ con un gergo ‘scientifico’. A un certo punto si è esibito in alcune routine piuttosto note  – forzatura di carte, lettura del pensiero, etc. E le ha ‘spiegate’ sostenendo, di volta in volta, che i ‘trucchi’ consistevano in cose oggi accettate dalla scienza come il cold reading (la capacità di ‘leggere’ il corpo di una persona e trovare indizi su cosa fa e chi è), tecniche di meditazione, e affini.

Ora. Per molti dei giochi che ho visto, vi posso assicurare che non era vero – il trucco era… un trucco, nient’altro. La spiegazione ‘scientifica’ era parte dello show, e non un suo ulteriore livello. Era una misdirection che permetteva al mago di meravigliarci. Grazie alla scienza. Non alla magia, parbleu!

Che cosa ci ho ricavato? Beh, l’impressione che ho spesso: che nel discorso culturale di oggi la ‘scienza’ abbia preso in tutto e per tutto il posto della ‘magia’. Il pubblico di quella serata non era meno superstizioso di quello vittoriano – semplicemente, lo era in modo diverso. Se il prestigiatore avesse venduto i suoi giochi come esperimenti spiritici, in pochi gli avrebbero dato retta. Ma li vendeva come frutto di scienza, e la sala si riempiva.

Viviamo in un’epoca molto meno ‘scientifica’ e ‘razionalista’ di quanto ci piaccia credere: quel criterio di ragione cui tanti si aggrappano (perfino in ambito letterario) è a sua volta, molto spesso, un discorso puro, del tutto slegato dal suo oggetto. In pratica: balle. E anche di quelle pericolose, perchè la razionalità illuminista ha un suo senso solo quando è spietata, prima di tutto con se stessa. Altrimenti, ecco arrivare la Rivoluzione Francese.

E’ il motivo che mi tiene in aperta opposizione a cose come il CICAP, o a un certo tipo di pensiero letterario: genera superstizione. La superstizione è una forma di rapporto con il mondo, e può essere declinata con la retorica della scienza, della magia, della pasta al sugo, fa poca differenza. La superstizione è quella di Dawkins e del suo ancor più modesto epigono italiano, Oddifreddi, che sostituiscono alla retorica assolutista del cristianesimo quella di un concetto di ‘scienza’ non meno oscurantista e paranoide di quanto lo siano le posizioni di un Papa a caso.

Nel discorso comune si parla del Medio Evo come di un tempo oscuro, dominato dalla superstizione. E oggi?

Basta parlare di ‘scienza’, e una forzatura di una carta piuttosto banale diventa un miracolo, o libri intellettualmente imbarazzanti come quelli della coppia di cui sopra diventano bestseller.

Forse tanto illuminati non siamo.

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34 responses to “Scienza e magia

  • ilgiovannidellepaludi

    Perfetto.

  • Paolo S

    Tutto questo mi fa venire in mente CSI, dove un grande merito della serie è quello di far vedere, visibilia ex invisibilbus, la traccia invisibile, ciò che l’ha prodotta e la narrazione in cui è inserita come se fossero una santa trinità sempre vera… ma questo merito è anche un limite che marca la serie con una sua infantile ‘fede’ tecnoscientista!

  • Paolo S

    manca una i : è visibilia ex invisibilibus…

  • Thomas

    Io ho avuto una formazione scientifica, ma non solo, io ho amato la mia formazione scientifica.
    Alcune volte mi è capitato di dover spiegare alcune funzioni, algoritmi, coefficienti, etc., nello sguardo del mio interlocutore – non importa quanto mi sforzassi di semplificare – ho sempre scorto l’espressione della mucca che guarda il treno passare.
    Questo per dire che sono d’accordo con te (quasi su tutto), citi una legge “alla fallo di segugio” e risulti un super cervellone, mi verrebbe sempre da rispondere “42”.
    Il problema è che la maggior parte delle persone si danna per apparire laica/atea ed estremamente competente in qualcosa per cui in genere non è preparata (da quando in Italia si utilizza il metodo Montessori, beh nessuno ha più capito la matematica), queste stesse persone hanno difficoltà a comprendere la proprietà transitiva, o un sillogismo aristotelico (che poi altro non sono che “formule magiche”, non “trasmutano” i fattori coinvolti?), figuriamoci capire funzioni complesse.
    La scienza è scienza, la fede è fede e i trucchi sono trucchi: il minimalismo è d’obbligo.
    Eppure spesso si dice che la magia e la scienza siano solo due aspetti della medesima cosa, lo stesso Clarke (citato su FB da Luca Volpino) ci suggerisce questa verità, non di meno l’estremismo con cui le parti si accaniscono tra loro fa compiere un iperbole tale che alla fine risultano simili.
    Aggiungendo all’equazione la religione, ecco che si scatena il chaos.
    Citi il CICAP, a giusta ragione, la magia è in parte un atto di fede (in un Dio o negli Dei, o in qualcosa di più totemico, non importa), il discorso “Dimostrami e io ci crederò” prende connotati assurdi, osservato sotto quest’ottica, e per quanto rispetti Angela e Pollidori non posso sposare la filosofia dietro il loro modus operandi.
    Gli altri due signori che citi, beh…l’hai detto tu stesso cosa rappresentano, in funzione però di quanto ho scritto sopra mi viene da chiedermi: “Come potranno mai spiegare meccanismi complessi a una massa che spesso non comprende le funzioni semplici?”, semplice: non lo fanno.
    E torniamo a quello che dici tu.
    Solo che il tuo amico ha fatto uso sapiente del glamour, i due di cui sopra (e i loro epigoni) fanno un uso scorretto della divulgazione.
    Pitagora, Caliostro, Giordano Bruno, Leibniz (e molti altri), erano tutti matematici e filosofi, ed erano tutti considerati maghi.
    Vorrà pur dire qualcosa…

  • MP

    Occhio a mettere sullo stesso piano Dawkins ed il papa però. Il secondo fa sicuramente mooolti piu’ danni del primo. Ed il primo merita rispetto anche solo perche’ amico di Douglas Adams.

    Alla fine della fiera, comunque, la risposta resta 42, si.

  • francescodimitri

    Giovanni: grazie.

    Paolo: che poi è il motivo per cui CSI non mi ha mai preso più di tanto…

    Thomas: discorso giustissimo, e intendiamoci, la superstizione è un parassita che fa male all’organismo di cui si nutre. E’ proprio il pensiero scientifico, la prima vittima della superstizione scientifica, così come la meravigliosa cosmologia di un Marsilio Ficino è caduta vittima di una miriade di grimori…

    MP: ti dirò, secondo me fanno danno nello stesso modo. Uno trae legittimazione ‘da Dio’, l’altro ‘dall’Accademia’ – strutturalmente non c’è differenza, e tutti e due sostituiscono l’auctoritas al rigore intellettuale. Però in cambio di un racconto su Adams, una birra con Dawkins me la farei…

  • Valberici

    Magia e scienza sono semplicemente due modi di interpretare la realtà, e hanno molti più legami di quanto comunemente si crede.
    Un tempo quello che oggi è scientifico passava per magia, pensiamo alle “streghe” che guarivano con sostanze chimiche estratte dalle piante, ma lo facevano con rituali ben precisi.
    E il CICAP serve a poco o nulla, son tutti capaci di vincere una partita applicando le proprie regole e decretando la loro giustezza rispetto a quelle dell’avversario.
    Solo la matematica può essere un assoluto, ma quando la trattiamo in questo suo aspetto diventa perfettamente inutile per descrivere la realtà. 😉

  • francescodimitri

    Val: matematica, che tra l’altro ha basi (anche) nella qabbalah…

  • Emanuele

    Sono d’accordo su tutto, ma ho un paio di domande.

    Dici che la ragione deve essere spietata con se stessa, altrimenti arriva la Rivoluzione.
    Ecco.

    Cosa intendi per spietatezza e cosa per Rivoluzione?

    Poi. Tu parli della scienza insita nell’immaginario, e in effetti la scienza per me non è quello che ci hanno insegnato a scuola e basta. Non è il metodo scientifico né la serialità dei risultati. La scienza è fatta da scienziati, uomini con delle idee, originali o meno, ma comunque proprie di un dato tempo storico.
    E’ difficile perciò pensarla come un assoluto. E’ comunque parte della cultura e come tale cambia.

    Quindi.

    Tu critichi la scienza in sé, dotata di un suo statuto ontologico, oppure quella percepita oggi?

    [Forse i due aspetti non sono così distinti.]

  • Paolo S

    Io ho una modesta formazione galileiana – più che scientifica – cui tengo molto. E ciò che contesto sono gli ipse dixit, per cui la fede nella scienza per me si equivale perfettamente alla fede religiosa, anche se ovviamente la scienza non equivale alla fede. Per dire, quando leggo in un articolo di divulgazione scientifica l’esito di un esperimento, valuto per quanto posso le premesse e la logica che le sorreggono, piuttosto che la sua coerenza a un insieme di ‘fatti’ noti e dati per accertati. Alcuni miei amici ‘fedeli della scienza’ sono molto meno critici, per dire…
    🙂

  • francescodimitri

    Emanuele: la Rivoluzione _francese_, non una qualsiasi – che è esattamente figlia di un certo illuminismo, piaccia o no. Quanto al resto, beh, certo, anche la scienza è in divenire, ma se va troppo oltre un determinato set di concetti e strumenti, non è più ‘scienza’. Non è neanche contro quel set che mi scaglio, anzi: senza la ‘scienza’ non ci sarebbe la tastiera su cui scrivo ora. Altra cosa è la superstizione paranoide che nasce attorno a quel set, secondo la quale la ‘scienza’ è la chiave di volta di ogni forma di conoscenza possibile. E questa, appunto, è superstizione… che un bravo prestigiatore può usare facilmente. O uno scrittore paraculo. O altri, più pericolosi.

    Paolo S: esattamente. Se recuperi in qualche biblioteca il mio ‘Comunismo Magico’, butta un occhio alle stranezze che questa ‘scienza-come-fede’ ha generato. In Unione Sovietica organizzavano gite in pallone aerostatico per mostrare ai contadini che in cielo non c’era Dio. Fa ridere, no? E che, le ‘dimostrazioni’ del CICAP, o il ‘pensiero’ di Dawkins e (brrrr) Oddifreddi fanno ridere di meno? Sono soltanto meglio incastonati nella nostra epoca, ma sono, intellettualmente, altrettanto sciocchi. No, appunto: superstiziosi.

  • Sax

    A me pare che alcuni fraintendimenti sul ruolo della scienza nascano quando si parla troppo sulla scienza, piuttosto che di scienza. P

  • Sax

    La P finale mi è scappata 🙂

  • Emanuele

    Pensavo che stessi facendo un parallelo tra quella francese e una ipotetica del futuro, per questo ho chiesto.

    Perfetto comunque, a volte sono un po’ cavilloso – perdona.

  • francescodimitri

    Emanuele, no, la giustificazione ci stava. Anche perchè io _non_ sono un non-violento, e credo che in qualche caso una rivoluzione, beh, serva. Quella Francese però dimostra bene alcuni limiti dell’Illuminismo…

  • francescodimitri

    Sax: perfettamente d’accordo.

  • Andrea

    Ciao,
    bella discussione !
    Chi è il mago che hai visto all’opera ? Qui in Italia oppure a Londra ??

    Per quel che mi riguarda un mago che giustifica i suoi numeri con la scienza perchè nessuno si lascia più stupire dall’incanto è sullo stesso livello di quello che in epoca vittoriana lo giustificava con lo spiritismo, i tempi cambiano e anche le spiegazioni, Freud in piena rivoluzione industriale spiegava la mente con il linguaggio dell’epoca, forze, pulsioni… oggi si è passati alla cibernetica e si parla di feedback, osservatori ecc…

    Un mago… ma usiamo il termine più consono… un presigiatore se è bravo ha sempre il potere di trasportarmi nell’incanto anche se da addetto ai lavori i trucchi li conosco bene.

    Per quanto riguarda il discorso CICAP sono decisamente a favore, certo non si può cercare di razionalizzare tutto altrimenti vince Uncino ma se qualcuno possiede davvero dei “poteri” perchè non condividerli con il mondo.

    Andrea

  • francescodimitri

    Ciao Andrea! E’ qui a Londra e si chiama, con innegabile semplicità, “The London Magician” – mentre il mio amico è italiano. Interessante che richiami in campo Freud, una mia grande passione; ci ritornerò, tempo permettendo…

  • Charmen

    Di solito leggo in silenzio, stavolta non posso trattenermi dal commentare: c’ hai proprio ragione! Un post del genere volevo leggerlo da tanto, m’hai sbrogliato le idee sull’ argomento.

    Ps. Il tuò indirizzo email non verrà pubblicato.
    …accento di troppo su tuo 😛

  • corpo 10

    La discussione si è resa interessante ma ha preso la piega meno funzionale: le dicotomie nette servono come categorie d’analisi ma non sono specchio assoluto di nessuna realtà (ragione vs sentimento, amore vs odio e cose del genere), perché la realtà è ben più complessa, quindi ritengo ci voglia un po’ di tutto per cercare di comprenderne anche una piccola parte.
    L’affermazione più giusta e interessante che ho letto nell’articolo è che questo principio di magia è ben presente anche nella letteratura (mi permetto di estenderlo anche a tutte le altre arti). Cos’hanno in comune? La credulità, il patto letterario. Io lettore, nel leggere un romanzo, sono consapevole della non veridicità dei fatti ma mi comporto come se questi fossero realmente accaduti altrimenti la mia aridità non mi farebbe apprezzare nulla in nome di un ipotetico principio di realtà. Questo è un sano principio di fiction: “non è vero, e io lo so, ma è scritto talmente bene che pare che lo sia”. E la stessa cosa succede quando ascolto musica o quando vado a teatro o vedo un film.
    Ecco, io rifletterei sulla fictionalità.

  • francescodimitri

    Corpo: ammesso che “fictionalità” non sia un concetto troppo generale. Io sono fermamente convinto che la cosiddetta ‘realtà’ sia un sottinsieme dell’immaginario – e non il contrario (come, ad esempio, sostiene Eco). Prima o poi ci farò un post, spero.

  • corpo 10

    FrancescoDimitri: Ovviamente sulla fictionalità mi sono permesso un neologismo, spero non sia sgradito. Certamente si tratta di una categoria molto ampia, ma non vedo il problema. Credo, però, di essermi espresso maluccio perché anch’io credo che la realtà sia un sottoinsieme dell’immaginario, ma fermamente proprio, e non siamo in cattiva compagnia, vista che il primo a dirlo è stato Aristotele; ma adesso non entriamo in polemica con Eco.

  • Mariano Tomatis

    Gli effetti magici erano attribuiti agli dèi dagli sciamani, a Satana dalla Chiesa medievale, alla magia nel Rinascimento, al magnetismo animale nel Settecento, alla manipolazione dell’etere nell’Ottocento, ai laser negli Anni Settanta da chi vedeva all’opera Uri Geller, alla PNL oggi dai seguaci delle scuole di self help. Tutto ciò dimostra soltanto la diabolica abilità narrativa dei trickster di ogni epoca, che hanno saputo costruire mitologie credibili per i loro trucchi. Con risultati straordinari – basta leggere una qualunque storia della magia secolare.

    Del Cicap, invece, trovo nel tuo post solo una caricatura un po’ approssimata, che ben descrive una certa “base” ma non certo i vertici; leggendo la loro rivista (e avendo discusso con alcuni dei soci effettivi), mi sono imbattuto in articoli molto problematici, pubblicati nell’ottima rubrica “L’arrotino di Ockham”, che propone continue riflessioni critiche sui propri fondamenti teorici (per fare un esempio, hanno da poco tradotto e riproposto questo articolo scettico sullo scetticismo stesso: http://bit.ly/hp1dsV ).

    La migliore riflessione su questi temi in cui mi sia imbattuto è questo libro di Hansen (che mi ha suggerito proprio il tuo amico mago italiano!):
    http://www.tricksterbook.com

  • francescodimitri

    Ciao Mariano, e benvenuto! Il libro di Hansen è, credo, uno dei migliori libri su paranormale e magia degli ultimi dieci anni – e se ricordi le cose che dice sullo CSICOP, echeggiano abbastanza le mie (o viceversa)…

    Per quanto riguarda il CICAP, non metto in dubbio, ovviamente, che ci siano dentro anche persone molto intelligenti. Ci sono persone intelligenti un po’ ovunque, da Scientology all’ultimo gruppo New Age… resta il fatto, però, che di fronte ad alcuni ‘belief systems’ ho delle resistenze. Tipo Scientology, o il CICAP. Ricordo una trasmissione televisiva cui ho partecipato assieme a un membro romano del CICAP che lamentava il fatto che nessuno sciamano potesse ‘trasformarsi’ in laboratorio: deprimente. Ne ricordo un’altra, sempre in cui ero presente, in cui un altro diceva che la ricerca dei fantasmi da parte dei parapsicologi indicava il desiderio di cercare prove della vita dopo la morte – ignorando gli ultimi centocinquant’anni circa di parapsicologia, almeno dal Census of Hallucinations in poi, che separano nettamente la questione ‘fantasmi’ da quella ‘sopravvivenza dell’anima’. Il problema del CICAP è che in media, al di là delle dichiarazioni che possa fare in proposito, non ha un approccio scettico: ha un approccio fortemente spinto verso una spiegazione univoca, il che presuppone la possibilità stessa di spiegazione. Tutte cose che rispetto, per carità, ma sono molto, molto lontano dal condividere. E’ come provare a spiegare ‘come funziona’ la scrittura, o ‘come si innesca’ il sense of wonder.

    Di solito faccio l’esempio delle allucinazioni: studi neurologici dimostrano che avvengono quando il cervello ha reazioni spontanee ‘come se’ fosse in presenza di uno stimolo reale. Ma, e se lo stimolo ci fosse, e il cervello reagisse in quel modo _esattamente_ perchè c’è? Altri non vedono lo stimolo perchè il loro cervello non reagisce, o perchè lo stimolo non c’è? Presupposto che tutta la nostra ‘realtà’ è fatta di stimoli e rielaborazioni, come possiamo, in pieno rigore filosofico, scegliere una spiegazione piuttosto che l’altra? Ecco, il CICAP sceglie…

  • Mariano Tomatis

    Ciao Francesco, ho avuto anch’io diverse esperienze con loro simili a quelle che descrivi.
    Personalmente, ho trovato illuminante – in Hansen – il fatto che attribuisca allo Csicop (e al Cicap e a tutti i comitati scettici) la missione di condurre l’umanità al “disenchantment”. Che è l’esatto opposto della missione del narratore.

    A oggi, l’unico scettico veramente visionario che ho conosciuto è Martin Gardner, che riusciva a manipolare il concetto di “numinoso” con la stessa profondità con cui manipolava il rasoio di Ockham. Ma di Gardner ce n’è uno solo. Come scrivi tu, in tutti gli ambienti ci sono gli intelligenti, e non è lo scetticismo a inaridire l’anima. Però (temo) aiuta.

    A proposito della “scelta” finale, è abbastanza chiaro (anche a loro) di farne una tra le tante. E la giustificazione che portano è il fatto che storicamente sia stata la più fruttuosa dal punto di vista tecnologico: assumere per vero un certo modello del mondo ha portato alla creazione di gadget che oggi – per l’umanità intera – sono magia. Che una scelta diversa avrebbe portato a risultati migliori sta a noi dimostrarlo. E neppure io ne sono troppo convinto.

  • francescodimitri

    Mariano: c’è una forma di scetticismo, quello vagamente definito come ‘fortiano’, che mi piace molto. Ma è uno scetticismo radicale, che investe scienza, magia, religione, e autorità varie – cosa ben diversa rispetto allo ‘skepticism’ di CSICOP/CICAP. Quest’ultimo è, per come la vedo io, un pensiero strutturalmente superstizioso, con contenuti formali appena aggiornati ai giorni d’oggi.

    E l’esempio che fai sulla tecnologia è perfetto. Assumere che a) un aumento quantitativo della tecnologia sia di per sè positivo e b) che questo sia un ‘segnale di merito’ rispetto a forme di pensiero che a un aumento quantitativo della tecnologia non sono neanche interessate, vuol dire fare due premesse _enormi_, senza le quali il discorso cade.

    Si potrebbe obiettare, tanto per cominciare, che questa tecnologia è venuta con un prezzo (siamo una delle culture con meno ‘tempo libero’ di tutti i tempi e tutti gli spazi, e a che ci serve vivere marginalmente più a lungo, se di fatto viviamo meno tempo per noi? e per ottenerla stiamo distruggendo il pianeta, tagliando, letteralmente, il ramo su cui siamo seduti, e quanto è furbo, questo?).

    Si potrebbe ribattere in mille altri modi, ma non è questo il punto che mi interessa. Il punto è che il discorso CICAPico, al di là della retorica fredda e razionale di cui si ammanta, regge soltanto se prendiamo per ovvi degli assiomi che ovvi non sono. Se accetti che passare sotto una scala porta sfortuna, è del tutto ovvio & razionale evitare di passarci. Se accetti che la tecnologia è indice di ‘avanzamento’, è del tutto ovvio & razionale estendere all’intero universo il pensiero che porta a creare gadget: come dire, l’iPad è misura di tutte le cose. E’ Javè con il touch screen…

  • L'amico mago italiano

    Ho appena letto il brillantissimo botta-e risPOST tra Francesco Dimitri e Mariano Tomatis!! Miei cari amici: sono contento che finalmente vi siate ‘incontrati’!!! :-))

  • francescodimitri

    Ohilà, bentrovato! Sì, sono contento anch’io, e mi sto divertendo molto…

  • Mariano Tomatis

    Il discorso si sta allargando troppo, ed è sempre più difficile trovare rive sicure cui approdare. Qualche post sopra Thomas scrive che la filosofia “Dimostrami e io ci crederò” è assurda. Lo è, ma non così tanto quando sei in tribunale. Se mi sparisce il portafoglio dalla tasca potrebbe sempre essere stato un fantasma a rubarmelo. Ma se coinvolgessi la polizia, dubito che sarebbe la prima ipotesi investigativa (e Van Dine mi vieterebbe di usarla in un giallo classico). Eccetera. Io sono molto vicino allo scetticismo “viscerale”, quello del buon senso, quello di mia nonna, non codificato da alcuna associazione.
    Ma, molto più dello scetticismo, mi preme coltivare e indurre l’astonishment.
    Perché, nello spirito di Francis Bacon, “The job of the artist is always to deepen the mystery”.

  • francescodimitri

    Mariano, però il punto è, per come la vedo io, che continui a mettere insieme cose diverse. Forse è davvero possibile che un fantasma ti rubi un portafoglio, ma di sicuro è quantomeno difficile dimostrarlo in tribunale. D’accordo. Ma come fai a ‘dimostrare in tribunale’, per esempio, che ami qualcuno? O odi qualcun altro? O che ‘sai scrivere’?

    Ci sono campi e grandezze, semplicemente, che non sono soggetti a un approccio quantitativo, discreto, che è quello ‘scientifico’.

    Sono anche d’accordo sul buonsenso, ma anche in quel caso, entro grossi limiti. Il buon senso dice che il sole ruota intorno alla terra…

  • Mariano Tomatis

    Secondo me siamo al cuore della questione.
    Non è solo difficile dimostrare che sia stato un fantasma: è difficile dimostrare qualunque cosa. Ecco perché le condanne si danno quando le prove sono non “al di là di ogni dubbio”, ma “al di là di ogni ragionevole dubbio”.
    E’ la ragione per cui mi annoiano i complottisti: con i loro dubbi continuamente sbandierati scoprono solo l’acqua calda – ovvero che si può sostenere per una vita intera qualunque boiata, senza che nessuno sia in grado di dimostrare (oltre ogni dubbio) l’opposto.
    Il corollario è ovvio: non puoi dimostrare di amare, odiare, saper scrivere, ecc.
    La mia personale scelta è quello di circondarmi di gente con una ragionevolezza di buon senso in accordo alla mia. E agli altri, dico con Brancaleone: “Ite anco voi sanza meta, ma da un’altra parte”.

  • Mariano Tomatis

    …al contempo penso che le mie personali scelte (e i miei punti di vista) interessino zero i frequentatori di questo blog. Ragion per cui sposterei in privato ulteriori interventi – per colpa mia, sempre meno in tema 🙂

  • astrosio

    volevo solo aggiungere che il progresso tecnologico non e’ certo avvenuto grazie al cicap o a quelli che la pensano come il cicap. se ho capito bene quello che dice mariano. ma anche se non ho capito bene, voglio sottolineare che molti scienziati, di quelli che hanno portato veramente avanti il progresso tecnologico, tutto erano tranne che scettici. tutto erano, tranne che alieni a un certo tipo di… immaginazione, diciamo. ecco. ogni scoperta scientifica inizia con un’eresia. e credo che il cicap sia ben lontano dal prenderne in considerazione una. e per finire: quando stavano per inventare l’elicottero, usci’ un saggio accademico molto documentato e ben strutturato in cui si dimostrava che l’elicottero non avrebbe mai potuto funzionare. credo che l’autore di quel saggio fosse un proto-cicap. ecco. e se mi sono dilungato e’ solo perche’ spesso ho l’ansia di illustrare il mio punto di vista. pardon.

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