Gettare l’agenda

C’è una cosa che si chiama agenda setting.

Significa, in sintesi, che i media non hanno il potere di dirti cosa pensare, ma possono dirti su cosa pensare. Tanti di noi che si ritengono ‘libertari’ perchè ‘lottano per la causa’ di wikileaks, fino a poche settimane fa neanche sapevano che wikileaks esistesse. All’improvviso è importante parlarne, e perfino io, che sto scrivendo un post che cerca di mettere l’agenda setting in prospettiva, mi trovo a farlo.

E’ un processo che i media (o meglio, le persone che ci lavorano), in parte attivano ingenuamente, in parte no. Perchè se parlare di wikileaks diventa importante, ecco che diventa importante fornire informazioni su wikileaks; ed ecco che diventa importante pagare chi dà quelle informazioni. Ultimo anello della catena, quando wikileaks si sgonfia, è necessario che ci siano altre cose importanti, sempre, di continuo; ed ecco nascere di continuo allarmi sociali, scandali, urla al cielo. Ecco nascere lo stile vagamente schizoide dei media informativi, in cui ogni giorno, per ogni cosa che noi umani facciamo, sembra che l’intero universo sia scosso e in pericolo.

Mi mette a disagio, ed è uno dei motivi per cui posto poco. Il fatto che un argomento diventi ‘attuale’, e che tutti ne parlino, non significa, di solito, che tutti abbiano i mezzi per farlo. Ancora l’esempio wikileaks: moltissimi si sono scandalizzati per il processo per duplice stupro contro Assange, e Facebook è stato un florilegio di status a riguardo, ma che ne sappiamo, noi, di che cosa questo tizio sconosciuto faccia in camera da letto? Con quale diritto esprimiamo un’opinione?

Solo che, una volta che l’agenda è settata, avere un’opinione è fondamentale, perchè quell’opinione ti definisce ai volti del mondo. Sotto questo aspetto Facebook è un osservatorio formidabile: indossiamo le opinioni come vestiti, abbiamo uno ‘stile’ e lo seguiamo.

Il problema è che quando un argomento diventa saliente, scatta una trappola: qualsiasi cosa tu dica (qualsiasi) sostiene il sistema in cui quell’argomento nasce. Banalmente, se un libro orribile ha grande successo, qualsiasi cosa tu ne dica, aggiunge rumore al rumore, aggiunge volume alla discussione sociale attorno a quel libro.

E’ qualcosa di più complesso del ‘bene o male, fuorchè se ne parli’, qualcosa che incide nel nostro immaginario. Le chiacchiere, a favore e contro, che si sono fatte sulla Solitudine dei numeri primi, tutte hanno contribuito a convincerci che sia un libro che conta qualcosa, perlomeno in ‘orrore-o-spaccato-dell’Italia-com’è’; e invece non conta davvero niente, o così pare a me.

Arrivo al punto. La comunicazione è spesso un bullo. E i bulli, se non hai il potere di farli fuori in modo rapido e definitivo, li ignori. Come diceva Tolkien, a me interessano più i fulmini delle lampadine; wikileaks sta già passando (l’Egitto va più di moda, se non sbaglio), Zeus, resta.

Non dico che sia sbagliato occuparsi di lampadine: se non lo facesse qualcuno, non potrei stare qui a scrivere. E certo, in uno stato funzionante, è importante che si parli di wikileaks, dell’Egitto, quello che vi pare. Non sto disprezzando il lavoro di nessuno, nè le sue passioni; questo, ci tengo che sia chiaro.

A me, però, come individuo, interessano di più i fulmini. A Tocqueville preferisco Thoreau. E mi pare che negli dèi e nei fulmini, nei Miti e nelle stelle, ci sia un pensiero infinitamente più radicale di quello che possiamo generare seguendo l’agenda, qualsiasi essa sia. Seguendo l’attualità, questa trappola, questa merce messa in scatola e venduta come ‘realtà’.

Riconosco l’importanza, enorme, della cronaca.

Rivendico però il diritto di gettare l’agenda, e andare al fiume a cercar ninfe.

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16 responses to “Gettare l’agenda

  • Valberici

    Si sa, se dici a qualcuno di non pensare ad un elefante sei praticamente certo che la sua mente sarà occupata dall’immagine dello stesso.
    Allo stesso modo se si usufruisce troppo dei media si finisce con l’avere la mente intasata da immagini non sempre utili, anzi.
    Dunque è davvero cosa buona e giusta andare al fiume e ridurre il tempo passato davanti alla tv, e alla parola tv puoi sostituire pc, ipad, quotidiano, ecc… 😉

    • ilgiovannidellepaludi

      Sono ancora più radicale di te: è sbagliato e folle occuparsi dell’attualità, perchè non esiste.
      Per me, esiste la storia – presente e futura, possibile e probabile – ed è come noi la costruiamo, facendola e raccontandola.

  • Giorgio

    Prima di affrontare il punto centrale del tuo discorso dirò che io sono uno di quelli che si è irritato per la faccenda dello stupro di Assange. Non perché io parta automaticamente dal presupposto che Assange sia innocente e puro, in quanto “quello che da fastidio alle corporazioni e alle nazioni cattive”, ma perché non ho mai visto tanto interesse per casi analoghi. Mi dava più l’idea di un modo come un altro per arrestarlo, un po’ come con l’evasione fiscale per Al Capone. Questo articolo descrive molto bene la cosa: http://www.huffingtonpost.com/naomi-wolf/jaccuse-sweden-britain-an_b_795899.html

    (Hai letto quell’interessante articolo che associa Assange al Trickster? Nel dubbio lo posto qui: http://john-higgs.blogspot.com/2010/12/trickster-and-julian-assange.html)

    Ora passiamo al succo dell’argomento.
    Vero, descrivi bene lo stile “schizoide” dei media oggi, ma non credo si possa usare un sistema differente, oggi in cui possiamo sapere le notizie nel momento stesso che accadono. Prima si potevano editare, raccontare, spiegare, avevi tempo per poterle presentare bene. Adesso devi subito dire che quel tizio è all’ospedale e devi farlo in fretta, perché se ci metti troppo tempo potrebbe arrivare la notizia del decesso e dovresti ricominciare da capo 🙂 Quindi tutto diventa importante “qui e ora”, la notizia è l’unica cosa che c’è in quel momento, tutto il resto è un passato non più attuale (mezz’ora fa) o futuro incerto e dietro l’angolo.
    Hai soluzioni in proposito? Per me l’unica è spirito critico e la cultura necessaria a nutrirlo. Poi ognuno può vederci quel che vuole in quella “cultura”, la mia sarà diversa da quella di qualcun altro…

  • Federico D.

    Non sono così d’accordo… massimi sistemi e cronaca stanno uno dentro l’altro, con solo la Storia a fare da discrimine (se si ha sufficente pazienza di aspettare).
    Naturalmente sono valide entrambe le scelte, chi sta alla foce del fiume, seguendo tutte le minutaglie che il fiume del tempo si porta dietro, sia chi sta alla sorgente, e si abbevera solo di acqua pura e non contaminata dall’attualità.
    Ma come al solito siamo tutti in un posto, indefinito, in mezzo alle due situazioni. Io adoro, per esempio, riscoprire dietro la banalità e le sciocchezze della free press modi di pensare, di persuadere e di comunicare vecchi quanto il mondo.

    La novità piuttosto è che il lavoro di verifica delle fonti, di accertamento etc. etc. finalmente è a portata di chi abbia semplicemente voglia, e non necessariamente capacità (vedi wikileaks: riguardo al processo ad Assange chiunque ne avesse voglia può trovare facilmente i capisaldi della questione e farsi la sua idea…)

  • francescodimitri

    Rispondo collettivamente.

    Prima di tutto, ci tengo a dire che quello di Assange è solo un esempio. Se esprimessi idee nette in proposito, cadrei esattamente in quell’agenda che preferisco buttare. Ce le ho, ovviamente, perchè come dice Federico, viviamo tutti in una data situazione. Ma essere consapevoli di vivere nella fogna non vuol dire non doversi sforzare di raggiungere le stelle; quindi le inghiotto e vado avanti.

    Io faccio un discorso più vasto, non di massimi sistemi (non ci sono massimi sistemi nell’andare a leggere un romanzo sotto un albero; anzi), ma di scelte. Il punto non è se i media informativi presentino o no cose banali – quella è già una valutazione di contenuto. Il punto non è se oggi abbiamo o no maggiore accesso alle fonti. Il punto è permettersi di dire: a me, di queste ‘fonti’, davvero, non me ne cale niente.

    Il punto è offrire a se stessi un’alternativa radicale rispetto a _tutto_ quello che è la cosiddetta (cosiddetta dalle stesse persone che la producono) ‘attualità’. Rendersi conto che è costruita da sistemi che ci sono in parte esterni, sistemi che ‘decidono’ che dobbiamo avere un’opinione su Assange, su Giordano o chi sia.

    E rivendicare il diritto, Thoreauiano appunto, di ignorare queste cose e concentrarsi su altre. Senza pretesa di giudizio; ma anche, e qui sta il punto, con la pretesa di non essere giudicati. No, non è necessario avere opinioni sul mondo e no, non è necessario sapere, o fingere di sapere, ‘come vanno le cose’.

    Basta farle andare.

  • Daniel Travis

    Hai centrato il punto.
    Giusto l’altro giorno, ero a Bologna per impegni universitari. Mi si avvicina un’esponente X del collettivo Y a chiedermi di partecipare a un incontro sul casino in Egitto (sì, va di moda) e io, gentilmente, rifiuto. La sua replica è stata qualcosa del tipo “Ma scusa, salite sui tetti per i vostri problemi e non vi interessate di questi? Ecc. ecc. democrazia ecc. ecc. diritti ecc. ecc. non puoi mica disinteressarti” e così via. Supponendo 1. Che io fossi uno di quelli che è “salito sui tetti”, 2. Che doverosamente dovessi informarmi a fondo anche su questo e 3. Che informarmi agli incontri del collettivo Y fosse il miglior modo di informarmi.
    E’ solo un esempio, naturalmente, ma

  • Daniel Travis

    E’ solo un esempio, naturalmente, ma è un’impostazione mentale anche troppo diffusa, e spesso seccante.
    Quindi applausi per il post e per le letture sotto gli alberi o al fiume.

    Scusa per il doppio commento, ho premuto un qualche tasto maligno che ha mandato la prima parte incompleta.

  • francescodimitri

    Daniel: ottimo, ottimo esempio. Ricordo il fastidio che provavo all’università in occasioni simili…

  • Daniel Travis

    Sono molto più motivato a schivarle da quando ho impressa in mente l’immagine di me trascinato a un “incontro sulla crisi” tenuto da un sosia di Lenin…

    (Tra parentesi: Alice si gioca, e si gioca bene – per ora gli impegni, universitari e non, mi impediscono di scrivere cose più approfondite di questa. E aspetto di leggere le news sulla nuova opera…)

  • francescodimitri

    Quando hai tempo, fammi sapere, che sono curioso. Del nuovo darò un minimo di notizie entro febbraio…

  • Giorgio

    Sono più che d’accordo sul voler cercare un’alternativa ai media “impostati”, ma a parte andare personalmente a informarsi “sul posto” per ogni evento, l’unica alternativa è comunque fidarsi delle notizie riportate da qualcun altro, sia che si tratti della “evil corporation” che del giornalino di classe. L’approccio punk (inteso come fai da te senza intermediari, non come “ribelle”) all’informazione è ovviamente quello ideale, ma chi ha sempre tempo e mezzi?

    Per quanto riguarda il diritto a fregarsene (perdona se ho capito male, intendevi questo?), è anche quello un diritto sacrosanto. Certo, sicuramente c’è chi giudicherà questa cosa come sbagliata. Io non la giudico, ritengo però che sarà la vita stessa a “giudicare”, quando magari , prendendo l’esempio riportato dall’Egitto, qualcuno ci andrà in vacanza sapere degli scontri e si prenderà delle mazzate in faccia. Ma potrei aver frainteso…

  • francescodimitri

    L’evento esiste solo nell’occhio di chi lo crea; ritagliamo pezzi di cose, li assembliamo, e creiamo ‘eventi’. Io non parlo, in questo caso, del fidarsi o no di notizie date da altri; io parlo del permettere ad altri di decidere che io debba decidere se fidarmi o meno.

    E sì, parlo esattamente del diritto a fregarmene di quello che altri (evil corporations o giornalini di classe, che poi sono la stessa cosa, su diverse scale) dicono debba essere importante per me. Se vado in Egitto, mi informo su quello che sta succedendo: quando lo decido io, non quando me lo dicono gli altri.

    E’ una questione delicata: il _contenuto_ del pensiero, spesso, non ha importanza. E’ la sua direzione a renderci liberi o meno. Nel momento in cui i media parlano di wikileaks e wikileaks diventa una cosa che ti interessa, ecco che, qualsiasi siano le cose che a quel punto pensi di wikileaks, libero non sei. Un cane al parco può decidere se correre o sedersi; sempre al guinzaglio ce l’hanno portato.

  • testa di legno

    scusate, mi scappa:

    Ve ne state cento piedi sopra il ponte, facedo grandi passi sugli abissi come se gli alberi fossero giganteschi trampoli, mentre sotto di voi e tra le vostre gambe, per così dire, nuotano i più orribili mostri marini. Ve ne state lassù, sperduto nell’infinità continuità del mare, e nulla si muove, tranne le onde. Non sentite notizie, non leggete gazzette, le edizioni straordinarie non vi portano all’inganno di inutili eccitazioni, con i loro sorprendenti racconti di cose banali”…

    😉

  • ilgiovannidellepaludi

    Solo una uno sguardo limpido ed una coscienza libera possono realmente distinguere i mostri marini dai teneri cucioletti.

  • corpo 10

    Praticamente d’accordo con l’intera struttura logica del post. E capisco anche le successive dicitura in cui si afferma che è proprio il non voler entrare nel merito la vera mission (es: è ovvio che nessuno sa realmente cosa abbia fatto Assange con quelle tipe). E mi ritrovo perfettamente nelle situazione universitarie in cui era di moda pensarla in un modo preciso (e quante volte sono passato da “fascista” solo perché gli altri erano esageratamente “comunisti”). Infine anch’io preferisco la riflessione di sistema che le polemiche del quotidiano.
    Però credo: 1) che la riflessione strutturale sia utile se non sterile; chi è portato a pensare “classicamente” ha un pensiero universale che DEVE poi mettere a frutto nelle vicissitudini quotidiane. 2) in fin dei conti siamo nel paradosso (tipo quello del cretese) e dal paradosso non si esce per definizione.

    • francescodimitri

      Che sia un paradosso siamo del tutto d’accordo, però occhio: dal paradosso non si esce finchè ne accetti le regole, ma solo finchè le accetti. Se dici ‘fnord’, ne esci eccome.
      Poi, sul portare il pensiero nel quotidiano, capisco quello che intendi, ma faccio un altro discorso. Io non pretendo in nessun modo di dare regole: credo che ‘a ognuno il suo’ sia l’unica che ci sia. Se ci sono persone interessate all’agenda, quale che sia, hanno tutta la mia stima, e lo dico senza retorica. Il problema è che alcune di queste persone pretendono che il loro seguire (o settare, in alcuni casi) l’agenda le renda intellettualmente, socialmente, qualcosa-mente ‘migliori’ di me, che me ne sto quieto sotto un albero a leggere. E si diffonde l’idea che per essere ‘migliori’, o anche solo degni, seguire l’agenda sia necessario. Il che è una manifesta cazzata, e una contro cui bisogna difendersi: io sono convinto che molti di quelli che seguono l’agenda, sarebbero più felici con più fnord. Ma fin dai primi anni di scuola ti martellano in testa che così non si fa, e no, non è corretto; noialtri arboricoli siamo in posizione di manifesta inferiorità. Ed è un peccato, perchè se la barca non è bilanciata, affondano tutti.

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