Quando il diavolo ti accarezza

Non è un mistero che io e Luca Tarenzi siamo amici.

Lo dico per sgombrare il campo da equivoci. Però aggiungo: siamo diventati amici perchè c’era stima reciproca. E’ stata la stima a causare l’amicizia, non il contrario. Sto per parlare molto bene di Quando il diavolo ti accarezza, il suo nuovo libro in uscita a giorni, e lo faccio perchè mi piace parlare di cose che mi piacciono.

Luca si diverte a scrivere e non ci gira intorno. Tranne che per un account Twitter, è assente da Internet: non fa proclami, non pubblica manifesti di poetica, non spiega i suoi libri, non fa niente se non scrivere, con la convinzione che una buona storia basti a se stessa. E’ uno scrittore vecchio stampo (lo so: dire questo via blog crea un’aporia, ma la coerenza è tipica del pensiero paranoide).

Una delle cose fuori moda che fa è scrivere bene. Che non vuol dire cercare aggettivi arguti e avverbi avverbiati, vuol dire saper usare la giusta prosa per la giusta storia. Non una prosa sciatta ‘perchè tanto è la storia che conta’ nè una pesante ‘perchè io so’ de’ curtura’. Una prosa, punto. La cosa più difficile al mondo.

E poi Luca fa un’altra cosa difficile: genere puro. Che, ancora una volta, non vuol dire ‘poco originale’. Le migliori storie di genere sono quelle che usano luoghi comuni e li indirizzano verso strade nuove: Harry Potter, per dire.

E’ difficilissimo sviluppare in modo lineare delle idee lineari. Perchè lì non puoi fregare. Lì non puoi nasconderti dietro niente. Lì sei sulla linea, appunto, nudo davanti ai lettori, che si divertono oppure no, non c’è trippa per gatti, non c’è approfondimento cultural-sociologico-metaforico che tenga.

Intendiamoci, ci sono grandi libri non lineari, non semplici, anche oscuri; ma dal punto di vista tecnico scrivere un libro lineare, divertente e semplice da leggere è la cosa più difficile che ci sia. E infatti gran parte delle lineari storie di genere puro sono una schifezza. Per farle bene devi essere bravo.

Luca è bravo.

Ho letto Quando il Diavolo t’accarezza quando era ancora in fase di seconda stesura o giù di lì. Sulla carta non c’era niente che potesse attirarmi. Parla di angeli e dèmoni, che sono un po’ più cool dei vampiri e un po’ meno dei centauri. Bah. Ha un titolo che non mi entusiasma. E c’è una storia d’amore, e a me le storie d’amore ben raccontate piacciono, ma quante sono? Infine, quando Luca me lo ha spedito, ero nelle acque tempestose di una mia prima stesura. Insomma, tutto remava contro.

L’ho caricato sul Kindle, ho letto un paio di pagine. Ed è successa una cosa che capita solo con le belle storie: ho messo in standby la mia vita finchè non ho finito. Ho passato il file a Paola. Altro Kindle, stessa cosa: non si è mossa una foglia finchè non ha finito. Casa nostra per un po’ è stata molto silenziosa. I vicini hanno applaudito Luca: per una volta, niente rumori sinistri.

Le pagine andavano via una dopo l’altra, ed era un gran piacere vedere qualcuno che trattava di dèmoni senza affidarsi soltanto a wikipedia. Era un piacere vedere qualcuno che non si vergognava di rapire il lettore e portarlo sulle montagne russe, in una Milano un po’ realistica e un po’ trasfigurata, e viva, vitale, conosciuta. Era un piacere essere in una storia in cui gli eventi drammatici c’erano, ma c’era anche tempo per prendersi in giro: perchè (a me) gli angeli di un certo tipo, con il loro sturm und drang simil-Lestat, un po’ fanno ridere. Meglio dirlo apertamente. Meglio ghignare, come fa Luca più di una volta.

Qui c’è l’epos e c’è l’ironia, c’è la velocità di lettura, ci sono bei personaggi. Questo è puro genere fatto bene, da uno che ha sia la tecnica che l’Incanto, sia la passione che la pazienza che il genere richiedono.

E’ di questo che c’è bisogno, in Italia: libri che leggi prima di una grigliata con gli amici, libri che ti porti in treno, non che metti in salotto. Libri da lettura, non d’arredamento. Libri che leggi per puro piacere, non perchè ‘segui il genere’ o perchè ‘ti interessanto gli angeli’, ma ‘perchè sì’.

Leggete questo libro; perchè sì.

[Ultima nota. Il libro esce per Salani, l’editore di Alice. Per come funziona il web italiano, ci sarà qualcuno che penserà che sia per questo che ne parlo; qualcuno che immaginerà Oscuri Complotti dei Potenti dell’Editoria; qualcuno che penserà di ‘sapere come stanno le cose’, e fiuterà l’inghippo, perchè a lui non la si fa, eh no. A costoro dico: con grazia, fottetevi]

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21 responses to “Quando il diavolo ti accarezza

  • Giorgio

    Angeli, demoni e Milano (per una volta!). C’è tutto perché mi possa piacere. In più, come già sai, ho considerato il racconto di Tarenzi uno dei tre/quattro belli di Sanctuary, quindi… ma in versione Kindle uscirà anche per noi comuni mortali?

  • ilgiovannidellepaludi

    mi sa tanto che me lo compro

  • francescodimitri

    Giorgio: temo di no, per il momento. Ma credo che non ci vorrà molto per la Kindle-izzazione (non credo che Amazon abbia aperto per godere dell’immenso mercato editoriale tradizionale italiano…). E prima o poi farò un post su come la lettura via Kindle abbia superato, nel mio monte orario mensile, quella da carta… è droga, droga pura, quel coso.
    Giovanni delle paludi: garantisco, vale.

    • Francesco

      Io ho letto Il sentiero di legno e sangue e mi sono ripromesso di leggere altro di Luca! (prima o poi tocca anche al tuo Pan, compare, non mi scappi!)

      E su Kindle anche, confermo tutto! Un’esperienza di lettura davvero strabiliante! Riesco a usarlo in metro dopo che mi sono svegliato alle 05 e non mi bruciano (o lacrimano) gli occhi, fantastico!
      (e costa anche meno di altri ereader, oso dire)

  • Daniel Travis

    Di Tarenzi ho letto “Il sentiero di legno e di sangue”, ed era bello davvero. Tra

  • Daniel Travis

    … Quello e il tuo post, direi che farò un tentativo anche con questo nuovo.

    Odio il mio portatile. E’ già la seconda volta che incasino un commento.

  • Emanuele

    Beh, che dire. A me il tuo genere non piace, non nel modo che piace agli aficionados. Eppure ti leggo, perché sì. E tu lo sai.
    Quindi leggerò anche Tarenzi, sebbene non sappia nulla di angeli e demoni. Il piacere della lettura è un’esperienza, come un buon pasto o una birra con gli amici. In Italia questo s’è dimenticato, però c’è gente che continua a pubblicare. Anche esordienti che non sono pronti, per usare un eufemismo.
    Anzi, lo chiedo a te: perché ci sono storie prese a prestito qua e là, scritte in modo impersonale e per di più col pesante dazio pagato all’introspezione e all’indagine sociologica? Voglio dire, come si fa a pubblicare certa roba in Italia?

  • francescodimitri

    Daniel: secondo me questo è anche meglio. Meno visionario, ma più focalizzato.

    Ema: come si fa? Molto facilmente. In Italia c’è un gravissimo distacco tra il pubblico dei lettori-nel-senso-che-comprano-libri e quello dei lettori-nel-senso-che-poi-se-li-leggono-anche. Ecco perchè parlo di libri d’arredamento: sarei curioso di sapere qual’è il rapporto compratori/lettori effettivi di, per dire, uno Strega medio, e scommetterei che è molto basso, forse 10:1, o meno. A me sembra che molti libri, la maggioranza forse, non siano fatti per essere letti, ma per essere comprati e basta. E non è precisamente un’osservazione allegra…

  • tanabrus

    Nel 2010 avevi parlato benissimo del Sentiero, l’ho preso e mi è piaciuto enormemente.
    Ora mi sono ritrovato nei feeds ben tre post di tre diverse persone, tutti a parlare dell’imminente uscita di questo libro…

    Ovvio che me lo prenderò!

  • Lidia Perfinta

    La parte sui libri da lettura e non d’arredamento è fantastica, Francesco. Ma mi avvilisce assai il pensiero che una cosa che dovrebbe essere ovvia, (perché diavolo compri una storia, se non per leggerla!?), deve essere continuamente ribadita. Davvero non riesco a capire perché buttar via anche 20, 22 euro per degli Strega, per poi metterli, come dire, semplicemente in cornice. Bah!

  • Lidia Perfinta

    Debba essere ribadita… Debba! Scusate, torno all’elementari.

  • Emanuele

    Io davvero, ho letto sventuratamente “La solitudine dei numeri primi”. Non farò mai più una cosa del genere. Ho capito come funziona. Rispetto il lavoro altrui ma ho capito che non esiste il pudore. E nemmeno il senso critico, perché se uno come Giordano ha vinto lo Strega, allora Dimitri dovrebbe prendere 5 Pulitzer tutti insieme, più altri 25 in previsione. E non esagero col rapporto numerico.

  • francescodimitri

    Tanabrus: vedrai che mi ringrazierai.
    Lidia: è una domanda interessante, che è una delle radici dei problemi dell’editoria italiana. Una delle, non ‘la’…
    Emanuele: oltre a ringraziarti molto, dico che trovo lo Strega davvero un perfetto esempio del discorso. E’ un premio che una comunità dà a se stessa; e non parlo di inciuci vari, ma di qualcosa di molto più grave. E’ una forma mentis che riproduce se stessa, di generazione in generazione, e riproduce il fenomeno del libro da arredamento. E’ una forma mentis con la quale, per come la vedo io, _non_ bisogna discutere; non ci sono gli estremi per farlo, perchè ha esercitato violenza troppo a lungo. La si butta a terra (o si prova) e basta.

  • Ema

    ma perché ho seri problemi a trovare Tarenzi in libreria? devo andare per forza sul virtuale?
    A parte questo, ringrazia se qualcuno consulta almeno wikipedia, prima di scrivere di cose che non sa… c’è molto di peggio 😉

  • L’angolo del cacciatore di libri (8-2011) « La torre di Tanabrus

    […] Il sentiero, e le aspettative per questo libro sono elevate. Ne ho trovata menzione  da Anita, da Francesco Dimitri e da AyeshaKru, e siamo ancora a diversi giorni dalla data di […]

  • Cecilia

    Io rientravo nella categoria “mi piacciono angeli e affini” almeno finché questi poveretti non sono stati ridotti a dei decerebrati da troppi paranormal romance. Ciò mi ha molto indisposto verso il genere “Angelo/diavolo si innamora di un umano/umana o di uno della razza opposta”, anzi, non li posso proprio più vedere.
    Di contro, appena ho letto “satanisti della domenica” detto da Arioch, ho adorato il personaggio e lo stile dell’autore.

    Sono benvenuti suggerimenti per far pendere la bilancia.

  • Azael

    Letto in meno di un giorno.
    Ammetto di esser partita prevenuta, stufa come sono di annegare tra libri di angeli bellocci/demoni belli-ma-poco-dannati/vampiri vegetariani/lupi mannari temibili quanto uno yorkshire et similia (tutti antichi, potenti, navigati, ma inspiegabilmente dotati del cervello di una tredicenne in overdose da libri di Moccia) che ogni volta mi costringono a due ore di accurato spulciamento dello scaffale dei fantasy.
    Questo libro però è stata una piacevole sorpresa, e ho apprezzato in particolare l’ironia verso il genere di “libri” sopracitati. E soprattutto si capisce che è scritto da una persona che si è documentata davvero sull’argomento, e non ha tirato giù due frasette da Wikipedia stravolgendole senza nessun ritegno.
    Mi piacerebbe tanto capire come Tarenzi abbia fatto a trovare il libro di Enoch, però. Sono mesi che lo cerco, e per ora l’unica cosa che sono riuscita a trovare è una fregatura che mi è costata 50 euro ç___ç (se ci ripenso ho voglia di prendere a testate lo schermo).

  • francescodimitri

    Per testi sacri et similia, il punto di riferimento online è Sacred Texts. Edizioni attendibili, traduzioni referenziate. Ed ecco quella del Libro di Enoch, in una traduzione di inizio Novecento:
    http://www.sacred-texts.com/bib/boe/
    Solo, è in Inglese…

  • francescodimitri

    Luca dice che l’edizione che ha usato lui è contenuta in Apocrifi dell’Antico Testamento, volume 1, edito dalla TEA (2001). In italiano, ma non sa se ancora in commercio oppure no…

  • Azael

    Grazie, davvero, grazie mille. Sia tu che Luca siete stati davvero gentilissimi ^^(e io, in preda all’esaltazione, a momenti mi metto a saltare sul letto).
    Comunque trovo che risalire alla fonte da cui ha attinto l’autore, renda non solo più interessante e profondo il libro stesso, ma anche più affascinante la fonte, che diventa non solo una storia in sé, ma quasi il cuore nascosto di tutte le altre storie.
    Un piccolo esempio: se non avessi mai letto e amato così tanto Queste oscure materie di Philip Pullman, probabilmente ora Paradise Lost non sarebbe uno dei miei libri preferiti e non occuperebbe un posto così speciale nel mio cuore.
    E’ anche per questo che considero importante leggere il Libro di Enoch

  • MAn And A Van

    thanks for this kind of amazing Post! , Enjoyed Going Though
    It !!

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