Cappelli Steampunk

Prendo spunto da un post di Loredana Lipperini, letto tra un giro e l’altro in questi giorni.

Cito testualmente:

“Da una parte non pochi scrittori scelgono la scorciatoia folkloristica, fatta di abiti neri, cappelli steampunk, trucco spettrale, per farsi personaggio (ma contemporaneamente accreditando presso quella larga parte di lettori forti o professionali che si tiene lontana dal genere,  l’idea che il fantastico sia faccenda per persone poco serie e con le orecchie a punta) […]”

Uno dei commentatori, Cartapesta, risponde:

“Ho cercato un po’ e l’unico esempio di questa inconsistente deriva che sono riuscito a trovare è Francesco Dimitri, che lo fa in modo professionale, da insider delle case editrici e che domani con la stessa facilità, sempre professionale eh, indosserà il prossimo travestimento opportuno. ”

E mi viene voglia di fare qualche osservazione. Non di difesa, ma di attacco.

Partiamo da Cartapesta, che fa velato riferimento a una cosa di cui sono stato accusato altre volte in passato: di aver scritto un libro come Alice, vicino all’estetica steampunk, perchè quell’estetica ‘era di moda’.

Ho tre commenti in proposito. Primo: il valore di un libro si misura dal libro in sè (meglio: dal piacere che quel libro ti dà), non da quello che c’è intorno. Alcune mode hanno generato ottimi libri. Non dico che sia il caso di Alice; dico solo che l’accusa, in sè, è priva di fondamento logico.

Secondo: soltanto uno che esce poco da casa può davvero credere che in Italia lo steampunk sia ‘di moda’ (chiedete a cinque cugini a caso se ne hanno mai sentito parlare, e cazzo, ogni tanto, andate in giro con gente che ha hobby diversi dai vostri!). Nell’anno in cui è uscito Alice solo due libri vicini al genere sono stati pubblicati da case editrici medio-grandi, e uno dei due era… Alice. Il libro in sè può anche fare schifo, ma se ci fosse una moda, ne sarebbe il 50%. Ancora una volta: mah.

Terzo: Alice è un progetto così vecchio (precedente a Pan, come un passaggio esplicito di Pan stesso dimostra), che qualsiasi altro discorso si annulla in un bamf.

Alcuni puristi aggiungerebbero un quarto punto, e cioè che Alice non è propriamente steampunk, ma vabbè, già mi interessa meno. Segnalo solo per dovere di cronaca.

Detto questo, passiamo a qualcosa di più corposo.

Mi colpisce il commento di LL sui ‘cappelli steampunk’. Mi colpisce tutta la frase, perchè io vesto spesso di nero, e non disdegno i cappelli steampunk. Non so se si riferisca a me; LL ha trattato bene i miei libri, anche se avere stima di un’opera e avere stima di una persona sono cose diverse (di più: si può pensare di una persona che è in gamba, e al tempo stesso che è un paraculo. Io non ho mai conosciuto paraculi in gamba, ma qualcuno crede in questa mitologica bestia).

In fin dei conti mi interessa poco capire se il riferimento sia a me o ad altri scrittori italiani che vanno in giro vestiti di nero con cilindro & occhialoni. Di certo voglio farlo mio; di certo voglio rubarlo e appiccicarmelo sulla marsina.

Faccio un minimo di riassunto delle puntate precedenti. Alla fiera del libro di Torino del 2010 c’è stato un panel sul fantastico. Io trovo i panel molto divertenti, e quindi mi sono vestito come mi vesto a volte quando vado a divertirmi. E cioè, coda di pelouche, cappello steampunkeggiato, marsina, pugno d’acciaio e catene e orologi d’ottone. La mia compagna, Paola, ha fatto la stessa cosa, con risultati (devo ammetterlo) più interessanti. Il suo corsetto a me donava poco.

La prima cosa che hanno fatto è stata provare a cacciarci dalla sala.

Il giorno dopo, se ben ricordo, un blogger furente ha inveito contro certe pagliacciate, e, in sostanza, me.

Passa un anno, e indossare un cappello steampunk è ancora (o già, di nuovo) ‘folkloristico’.

Ora.

Io amo il folklore. Gerald Gardner era un folklorista, tra le altre cose, e Gerald Gardner era uno che invocava divinità pagane nudo in un cottage nella foresta. Il mio tipo.

Ma, folklore a parte, io credo che un approccio allo scrivere serioso, para-accademico, da secchioni, abbia ucciso lo scrivere e il leggere.

Trovo, e l’ho detto più volte, che il fantastico sia il genere anarchico per eccellenza. Anarchico in un senso molto più profondo di quello politico: è un genere che scardina le nostre certezze esistenziali, morali, sessuali. E’ il trickster dei generi.

E’ vero che in Italia c’è ‘una larga parte di lettori forti o professionali’ che disprezza orecchie a punta e cappelli steampunk. Vero.

Ma ‘sticazzi.

Primo, il lettore professionale sta ai libri più o meno come una pornostar sta al sesso. Preferisco il porno amatoriale a quello al silicone, e preferisco i lettori veri a quelli professionali.

Secondo, se sei un lettore forte e disprezzi le orecchie a punta di principio, vuol dire che potrai leggere tutti i libri del mondo, e sempre coglione resterai.

Terzo, il vestire, come il mangiare, il sesso… tutto è un atto espressivo. Tutto significa. Le orecchie a punta di un cosplayer sono, consapevolmente o meno, un potentissimo gesto di rivolta contro la realtà consensuale – la stessa ‘realtà’ che i ‘lettori professionali’, professionalmente, difendono e solidificano. Le orecchie a punta sono simbolo e mezzo di resistenza e passione; di desiderio di spaccare le gabbie dell’inevitabile oggi; di mandare affanculo, come meritano, censori e custodi dell’ordine costituito.

Di giocare nella squadra del Trickster.

La stessa squadra che ama, sì, il folklore; che considera l’essere definito ‘folkloristico’, e cioè parte della sapienza diffusa sottilmente in un popolo, un grande, grandissimo complimento. Anche quando non è inteso come tale.

Se verrò al prossimo salone del libro, forse arriverò nudo; ammesso che qualcuno abbia voglia di vedere il mio pisello al vento. Forse arriverò in felpa e jeans. Non ne ho idea: cercherò di divertirmi e divertire, come sempre, perchè questo è il mio lavoro. Come diceva Vonnegut, siamo al mondo per cazzeggiare.

Io lavoro con i miti; io sono folkloristico. Gioco nella squadra di Ermes, Legba, Coyote. Io faccio fantastico, e lo faccio perchè esisto in un certo modo, vesto in un certo modo, mangio, scopo, leggo, divoro la vita in un certo modo.

Se questo mi rende, a volte, un ‘personaggio’, è solo perchè un certo mondo intorno è tanto noioso & banale da trasformare in ‘personaggio’ un tizio con un cilindro. Negli ambienti che frequento di solito, quel cilindro mi rende, semmai, uno che non si è sforzato.

In effetti frequento poco gli ambienti editoriali italiani.

Cartapesta, il commentatore, mi definisce un ‘insider’. Vivo a Londra; vengo in Italia pochissimo; rischio di farmi cacciare da Torino; sono folkloristico; ho fatto un numero di feste editoriali che si contano, letteralmente, sulle dita di una mano; difendo pubblicamente la pirateria; ammetto di non leggere quasi niente di fantastico italiano, o di italiano in genere. E sarei un insider? Ma non diciamo cazzate, via.

Non sono un insider, sono un trickster. O ci provo. Piscio sui confini non per segnarli, ma per confonderli.

A qualcuno questo non piace. Qualcuno è convinto di averci sgamato sotto una potente strategia di marketing. Qualcuno è convinto che io sia solo scemo. Molti non mi si filano proprio. E poi qualcuno è in sintonia con me, indossa le orecchie a punta, cappelli steampunk, tute galattiche, e combatte contro la Realtà, questa prepotente maestrina.

Non siamo la squadra più grossa che ci sia, anzi. Non siamo la più potente. Non siamo la più forte.

Siamo, però, la più pericolosa.

E la nostra risata, miei bei lettori professionali, la nostra risata, mie belle persone serie, la nostra risata vi seppellirà.

O forse no; perchè in fondo, di seppellirvi, non ce ne frega niente.

Alla fine dei tempi noi ci saremo divertiti e ubriacati e avremo ballato e fatto l’amore sotto lo stelle. La vita è troppo breve, troppo bella, per sprecarla a essere seri con voi.

E allegramente in coro, vi diremo Fnord.

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22 responses to “Cappelli Steampunk

  • TheBlackMonk

    Sarò un noioso trombone, ma io mi sarei fermato a “sticazzi”.

  • imp.bianco

    La prossima volta vorrà dire che ci andremo tutti vestiti Steampunk! 😀

    X-Bye

  • Valberici

    Perbacco, hai davvero “preso il cappello”. 😉

    Comunque i cosiddetti “lettori professionali” e i “blog letterari” al massimo muovono poche centinaia di lettori, ovvero non contano un caxxo.

    Bella la definizione del fantastico come “trickster dei generi”. 🙂

  • ilgiovannidellepaludi

    Condivido totalmente e aggiungo due cose.
    Prima di tutto, le critiche dei “ben-pensanti” (quelli di Repubblica, per intenderci) non sono mai casuali, ma dipendono dalla necessità di proteggere il sistema di legittimazione che, a sua volta, protegge e nutre i ben-pensanti stessi.
    Quindi, c’è un’altra terribile e sfumata differenza che non hai menzionato, cioè la differenza tra divertimento “letterario” consentito e divertimento “letterario” non consentito.

  • D.F.Lycas

    Stimo la LL nel suo ambito, ma capita che talvolta i suoi post mi spiazzino. Come quest’ultimo. Ha tirato qualche bomba più che giustificata, poi però si è messa a mirare in una direzione ben precisa. Almeno, questa è stata l’impressione.

    PS: “Non sono un insider, sono un trickster”. Bella!

  • Daniel Travis

    Se la “gente seria” è fatta di persone impaurite dalle possibili contaminazioni tra fiction e “realtà”, il fantastico è per gente poco seria. E con le orecchie a punta, pure: se non immagini che fanno gli elfi (i Vulcaniani, i demoni, gli Steamlander), cosa sentono e come vivono, e se non lo immagini forte, mi viene da chiedermi perchè tu legga fantastico (il che non significa che dobbiamo diventare a forza tutti cosplayer, chiaro).
    Poi, quest’idea che mettersi un cilindro sia una strada più o meno meschina ed efficace per pubblicizzarsi come autori a me sembra un’idiozia bella e buona.
    Ci vedo più paura che altro in questo genere di idee.

    In sintesi, condivido in pieno. E i tuoi post sono sempre (folkloristicamente, professionalmente) fighi. Complimenti.

  • elisabetta

    ho pensato che pisciassi sui confini per marcare il territorio

  • demonio pellegrino

    Mah. Io erano un bel po’ di settimane che non leggevo il blog della Lipperini, e devo dire che dopo aver letto tutti i commenti al post da te linkato mi sono chiesto se fossero un’immensa supercapsula. Ma di quelle proprio ENORMI. I ccommenti dico, non il post.

    Per quanto riguarda il contenuto del suo post e della tua risposta, da lettore dico che il suo post aveva elementi che mi hanno disturbato. E’ inutile dire che no, non si vuole lo stampino di approvazione dell’accademia, pero’ in fondo tutti sti lettori di cacca che leggono roba con gli angeli e non sanno giudicare il valore della fattoria degli animali signora mia, dove andremo a finire.

    Mah.

    A me ha fatto cagare immensamente la Coscienza di Zeno. Mi hanno detto che non sono abbastanza colto per capirlo o che non l’ho letto e faccio finto. io ho risposto sticazzi.

    Per il resto non ho commenti su Alice, che non ho ancora letto (mi piacque molto Pan).

  • emuLOAD

    Ma te la prendi veramente?

    La fantasia e’ per sua natura avulsa dall’ordine e dalla propriety.
    Se ci sono persone che amano definirsi lettori professionisti giudicando autori ed opere dall’alto della loro illuminata sapienza non possiamo farci nulla… e’ la stessa natura dell’uomo pretenzioso a volere questi personaggi.

    Alla fin dei conti basta ricordarsi che un libro puo piacere o non piacere, cosi come puo essere tecnicamente valido, o povero, senza nulla togliere alla sua essenza di espressione artistica unica.

    Amo molti classici, ed amo molte cose “da quattro soldi”, ed alla fine leggendo qua e la si nota che la differenza in realta’ e’ poca, se esiste. Come ben dici nel tuo post, il valore del libro sta nel piacere che dona al lettore.

    Pero alla fine anche alterarsi per cretinate come quelle citate nell’articolo commentato… beh, alla fine non vale la pena.
    Chi e’ povero di spirito indipendente ha bisogno di capi pretenziosi dalle cui labbra pendere, mentre chi veramente ama leggere trova da se’ cio che gli piace e cio che non e’ adatto ai suoi gusti.

    In the end, it matters very little. Sure, a scathing comment here and there might actually hurt your sales, which is a crying shame considering how brilliant I found your Alice book, but these arn’t game changers. Not anymore. The value of (negative) critiques has collapsed as more and more people learn to apply their own filters to the verbiage spouted by the infinite supply of Internet Professors and Sages.

    Complimenti per il libro, che mi e’ davvero piaciuto 🙂

  • Ema

    Dall’altra parte poi c’erano i “puristi” dello steampunk incazzati con Dimitri perché “Alice? steampunk? quella roba lì? ma per piacere!” 🙂 come tu stesso sottolinei. Ma veniamo a noi.
    Se de-contestualizzo (parolone che la mia tastiera fagocita a fatica) il pensiero della Lipperini e non penso al Fra’ Dimitri che conosco, nei limiti in cui lo conosco, mi verrebbe quasi da dire che non abbia tutti i torti. Nel senso che almeno il periodo che citi non connota necessariamente i lettori “forti o professionali” di carattere positivo. O meglio, “forte” sarebbe pur positivo mentre “professionale” sarebbe quasi negativo (ok, forse il negativo vero sarebbe -ista, ma nessuno è perfetto) se applicato ad una condizione che mestiere non è e non deve essere – il lettore.

    Non ho letto il resto dell’articolo, comunque.
    E il risultato finale è… (“no Tardis, no screwdriver, saved the world 5 minutes in advance: who the man?!”) chissene dei lettori professionali. Anche se capisco che roda, e molto, sentirsi accomunare ai furbetti dell’immagine.
    Che poi, anche qui. Costruire “bene” un personaggio non è una fesseria. E se ci si riesce, tanto di cappello (a proposito). Non è il Male, non est diabolicus. E’ un tipo di comunicazione. Che non nobilita per forza l’opera narrativa dell’autore dietro al personaggio, ma in alcuni casi può completare il suo mondo.
    (Nudo tu, e pure la tua compagna? ^_^ )

  • francescodimitri

    Grazie dei commenti, qui, su FB e altrove.

    Elaboro sull’ultimo commento, quello di Ema. Sì, costruire un personaggio, di per sè, è un’operazione complessa. Una cui lavoriamo tutti, tutti i giorni – è farlo consapevolmente che diventa arte. Ma nel post mi interessava fare un altro punto – che è stato puntualmente stravolto, o questa è la sensazione. Ma ‘sticazzi. Il post mi sembra chiaro, ciascuno legga quello che vuole o può leggerci.

    Poi no, non è che me la prenda. E’ che mi piace mettere dei paletti. La cosa che amo della Rete è che dà a tutti la possibilità di dire la propria – e se sento parlare di lettori professionali, e della necessità di essere stimati da loro, quello che ho da dire è un netto ‘sticazzi.

    Sì, nudi tutti e due. E anche i lettori.

    Prima o poi la organizzo davvero, una naked lecture…

  • Perle dal web (10-2011) « La torre di Tanabrus

    […] Dimitri sul suo blog risponde a un post di Loredana Lipperini relativo agli autori fantasy nostrani che indossano orecchie da elfo, cappelli steampunk e via dicendo. Francamente, io ho pensato subito a Francesco, inconfondibile con il suo stile. Peraltro, non mi sembra di aver visto Falconi, Azzolini, Barbieri, Tarenzi, Cortini, Moretti vestirsi da angeli, da elfi, da zombies, da fatine (quello, al limite, era il barista del pub dove andavo, durante le feste folli). Magari potrebbe essere il caso di Alessia Mainardi, ma lei era una cosplayer già prima di essere una scrittrice, quindi penso non rientri in questa classificazione della giornalista. Mah, a mio avviso è ottima la risposta di Francesco, e un mezzo inciampo il post della Lipperini… […]

  • Ema

    Boh, mi dispiace se ho equivocato qualcosa. Ma mi sembra che i punti fossero due: a) la giornalista che dice che a forza di fare “i pagliacci” ci si inimica i “benleggenti”, e b) il commentatore che ti accusa senza mezzi termini di essere un paraculo modaiolo e servo del Sistema (okkupazione okkupazione okkupazione!).
    Le due affermazioni coincidono nel momento in cui l’espressione del Personaggio viene definita “scorciatoia” (cosa che inizialmente non avevo notato): il che significa, caro mio stai barando. Non ci arrivi con le tue carte, e ne giochi altre che non c’entrano nulla.
    Quello che tentavo di dire prima è che in primo luogo non è vero che non c’entrino nulla. La poetica di un autore è anche questo. Poi è vero che c’è anche chi ha SOLO questo. In secondo luogo la seriosità non è corollario imprescindibile dell’arte, né tantomeno del Bello.
    E poi, ribadisco, se essere benleggenti significa aggrottare il sopracciglione e scuotere maestosamente il capo di fronte allo “strano”, buona BENLEGGENZA ma non fa per me…

  • francescodimitri

    No, Ema, non mi riferivo a te. Anzi, hai tirato fuori un discorso molto interessante – che tra l’altro mette in luce quanto siano ancora vive delle dicotomie (persona/personaggio, arte/mercato) che dovrebbero essere state sommerse dagli anni, dai tempi, e, se vogliamo, anche da una vastissima letteratura specifica. Mi sono astenuto volontariamente dal parlarne, ma magari ci torniamo sopra in futuro…

  • defrost

    una delle cose che non mi farà mai tornare indietro dall’uk all’italia, se non per prendere un po’ di vitamina d naturale ogni tanto, è proprio il fatto che gli inglesi ti parlano senza stare a giudicare che cappello hai in testa..

  • giulia

    Ho letto tutti i post e i commenti relativi a questa vicenda…e ho una sola certezza: ora so cos’è il trickster. Beh meglio di niente. Comunque se al prossimo incontro con i lettori dobbiamo essere tutti nudi, per cortesia, diccelo con un po’ di anticipo (l’ultima volta l’hai detto il giorno stesso!). Io mi depilo.
    Poi…ma sta cosa del lettore professionale? Mi è sfuggita…cioè che differenza c’è tra un lettore professionale e uno “normale”? Io vorrei essere nella categoria di quelli che leggono per il piacere di farlo, si può?

  • demonio pellegrino

    Io ripeto: per me tutti i commenti di quel post sono un’immensa supercapsula. e sono rimasto anche colpito dalle risposte stizzose della Lipperini, che pare incapace di accettare qualsiasi critica, e travisa spesso quello che uno scrive. Un po’ deluso.

  • Astrosio

    “In questo fangoso pomeriggio vogliamo soltanto dare un’occhiata al bel mondo. […]Contiene molte cose positive, numerose persone brave e oneste, e ha il suo posto preciso. Ma il guaio è che un mondo avvolto nella bambagia e nella lana fina non può sentire lo strepito di mondi più vasti, e non può vederli girare intorno al sole. E’ un mondo smorzato e talvolta il suo sviluppo, per mancanza d’aria, non è molto sano.”
    Charles Dickens – Casa Desolata

  • Ema

    mi sono letto tutto il post “incriminato”. (Compresi commenti, con fatica e difficoltà di concentrazione).
    Mi sembra che il discorso della Lipperini fosse incentrato su tutt’altro che sui cappelli. E lo condivido in buona parte.
    Storco un po’ il naso sull’affermazione che hai citato perché di fatto fa di tutta l’erba un fascio: indubbiamente c’è anche chi usa lo spettacolo come mezzo per attirare l’attenzione, ma è l’intenzione e non il tipo di espressione a essere discutibile. E quindi ben vengano le orecchie a punta se non stanno lì per distrarvi da come canto (o come scrivo).
    Però il resto, gente, è quanto diciamo un po’ tutti (in certi circoli pruriginosi 🙂 ) da anni. I lettori che si fanno scrittori e misurano la narrativa su sé stessi. Poi ci sono esempi (in positivo) di testi che non conosco: e non mi esprimo. Mi verrebbe solo da aggiungere che il “livore” di alcuni autori di fronte ai rifiuti editoriali è spesso giustificato dal livello qualitativo medio del materiale che quel rifiuto, invece, non l’ha incontrato.

  • Federica Laviano

    Anche io, come Giulia, mi sono chiesta cosa sia un “lettore professionista”, io leggo una media di 10 libri al mese e mi sono sempre definita compulsiva… anche perché nessuno mi paga per leggere (ma se qualcuno vuole gli passo il mio IBAN)).
    Comunque, nel centinaio di libri annui che leggo, più o meno, ci sono tutti i generi di narrativa e poca saggistica quindi mi sento abbastanza toccata dal termine lettore professionista.
    Ma sarò strana io, perché quando ho visto le foto tue e di Paola a Torino, ho solo pensato “Che figooooo!!!” e rosicato a bestia per non avere io un cappello così!
    La morale è: Evviva il tuo cappello!!!
    😉

  • nomade90

    Io sono fermamente convinto che ogni libro che è stato scritto possa, in qualche modo, insegnare qualcosa di importante.
    Inoltre, è importante divertirsi, perchè senza il divertimento, senza alcun hobby, saremmo tutti morti che camminano.

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