Doctor Who, abbiamo bisogno di te…

…per salvarci da noi stessi.

E’ una lunga notte qui a Londra. Elicotteri ti volano sulla testa, e non sai se sono della polizia o dei media. Twitter impazzisce, i blog locali si alternano tra riflessioni, battute, concioni sociologici e gente che dice ‘castrateli tutti’. Un gruppo di Turchi, pare, ha deciso di pattugliare una delle High Street coinvolte, mettendo fine ai riot come solo un gruppo di Mediterranei incazzati sa fare (sì, lo dico con un certo, indiretto, orgoglio).

E’ una lunga notte.

Non abbiamo precisamente paura – le case, non le vuole nessuno. Questa gente cerca negozi; vogliono sigarette, scarpe Nike, computer. Non vogliono manifestare, vogliono appropriarsi. Non sono rivoluzionari; sono isterici. Non abbiamo paura per la nostra incolumità: la situazione è relativamente sotto controllo. Parliamo di poche centinaia di persone coinvolte in una città di dodici milioni. I numeri, ciechi come solo loro sanno essere, vegliano su tutti noi.

Però. La quantità di odio che questi ragazzetti stanno risvegliando è impressionante. Io stesso devo controllarmi per non dire ‘metteteli in fila a un muro, e ammazzateli tutti’. Perchè questo è il mio primo istinto. C’è una differenza sostanziale tra rivoluzione e isteria; tra il prendere quello che ti è stato strappato e rubare un iPod, tra lo spezzare una catena, e mandare in ospedale un poliziotto più giovane di me che è là a fare il suo lavoro.

Le spiegazioni ci sono. Torme di professori universitari ne parleranno per decenni a venire. E se io controllo l’odio che l’istinto, la parte più oscura, più nera di me, vorrebbe far salire, è perchè di una cosa sono convinto: solo in parte i rioters stanno agendo per libero arbitrio.

C’è una forza più grande che agisce attraverso di loro. Il Sociale, la bestia di Durkheim, di Le Bon, la bestia che ha fatto nascere il nazismo e ha dato cibo a Stalin. Il Sociale, che agisce attraverso gli individui, ma lascia loro poca scelta.

L’Occidente che conoscevamo sta crollando. Il nostro intero ordine politico è andato; la politica, di per sè, ha ceduto il seggio di potere a economia, spiritualità, ad altre monete. Un intero mondo è spazzato via, e chi crede che tornerà, vive in un’illusione pericolosa. Viviamo, in più di un senso, i tempi dell’apocalisse. In anticipo sul 2012, pensate che culo.

Quello che è in scena stanotte, per le strade di Londra, è il teatro dell’anomia. Un teatro in cui tutti, i ragazzi viziati in giro per le strade, e quelli a casa che vomitano odio, siamo burattini.

La polizia non può fare molto: questi ‘riot’ sembrano essere nè più nè meno che gruppi di ragazzi che sfasciano cose. Decine di gruppi di pochi ragazzi ciascuno, in una città immensa, che si danno appuntamento via SMS e similari. E come li becchi? Dopo li rintracci, forse. Dopo, controllando i messaggi, controllando le telecamere, dando una stretta alla libertà di tutti. Dopo. Servirà a molto, ai piccoli negozianti che falliranno stanotte. Servirà a molto, alle giovani coppie che hanno risparmiato per comprare una macchina, e vedranno la loro macchina a fuoco.

Non ci sono giustificazioni per quello che sta succedendo – e i colpevoli devono essere puniti, o questo credo. Puniti duramente, molto.

Ma senza odio.

Questa notte è una prova generale. Una prova relativamente piccola di quello che potrebbe essere il futuro prossimo. Pensate di essere più al sicuro in Italia, un Paese con meno differenze etniche? Pensate di essere al sicuro in una piccola città? Ripensateci.

Questo teatro, questa messinscena che ha la bellissima Londra come set, è il futuro prossimo. Il futuro che la nostra intelligenza collettiva sta preparando per noi. Cerchiamo di usare quella individuale per difenderci.

I ragazzetti che stanno devastando Londra vanno puniti; al tempo stesso, va data loro un’altra possibilità. Il Doctor lo farebbe.

E’ di essere un po’ come lui, che abbiamo bisogno. Di essere fiduciosi e testardi e ottimisti.

Piantiamola di guardare il fango. Siamo esseri umani, siamo capaci di cose meravigliose. Stiamo vivendo uno dei più grandi cambiamenti nella storia dell’umanità.

Piantiamola di frignare, piantiamola di battere i piedi. Piantiamola di urlare e sbracciarci e lamentarci e pensare a quello che potremmo, faremmo, volemmo. Piantiamola, e costruiamo un TARDIS.

Guardiamo alle stelle, e sopravviveremo.

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15 responses to “Doctor Who, abbiamo bisogno di te…

  • morayplace12

    perchè il Dottore crede sempre e comunque nell’intrinseca bontà dell’uomo… lui che non ha mai portato una pistola crede nel dialogo. Ma hi ha abbastanza carisma da rivestire questo ruolo, oggi? perchè ci vuole coraggio e ltruismo, per farlo… e alla fine, poi, si rimane soli nel Tardis. E la solitudine spaventa molto in un’epoca di continua ricerca del plauso sociale…

  • ilgiovannidellepaludi

    Perfetto, direi.

  • Boar Shaman

    Basta ciance, passami il cacciavite sonico…

  • Avgrund

    Mi chiedo se tutto questo ha senso…ha senso cercare di salvare questo mondo che ormai, precipitosamente, sta andando incontro alla sua fine?
    Tu hai detto che i responsabili vanno puniti, e io sono d’accordo…però, pensateci, chi sono i veri responsabili? Non voglio dire che non sia colpa di quei ragazzi, che siano stati manovrati, che agiscano inconsciamente o chessò io. Ma se una rivolta così violenta si spande a macchia d’olio con questa velocità vuol dire che c’era già dietro qualcos’altro, dei semi di odio e rancore, furia e bestialità che aspettavano solo il momento adatto per attecchire.
    Sono sentimenti che posso giacere quiescenti per molto tempo, ma se riescono a mettere radici crescono e si moltiplicano con la velocità del bambù, che anche quando non riesce a far germogliare i propri rami, continua a tessere la sua fitta rete di radici sotterranee…e quando ti ritrovi circondato di colpo da una foresta, ha senso continuare a menare l’accetta?
    Io ho diciassette anni, e ho già visto e sentito abbastanza per desiderare che questo mondo sparisca, con le sue società, le sue convenzioni, le sue teste di cazzo…
    Qualche tempo fa mi sono avvicinato ai tuoi libri, e da quel momento è stato un crescendo: Orwell, Bradbury, Tolkien, Ende…tutti ci dicono che stiamo sbagliando, che troppo stiamo dimenticando e tralasciando, che siamo qui per aiutarci l’un l’altro, per fare da guardiani a questa Terra, sicuramente non per spargere odio e distruzione. Ma anche se si riuscisse a cambiare qualcosa, sono sicuro che ,prima o poi, qualcuno tornerebbe, a inventare nuove catene, a vendere vite e a inquinare le stelle, perché è così che succede, è tutto un ciclo.
    Io non so cosa fare, me lo chiedo spesso, ma non trovo una risposta. L’unica cosa che so è che, appena potrò, prenderò e me ne andrò, via, un viaggio per il mondo, per vedere le cose “con occhi non velati dall’odio” (per citare un grande film), e poi, chissà?, forse un giorno ritornerò con delle risposte, forse morirò di freddo e fame la seconda settimana, però non si può rimanere così, pian piano stiamo perdendo la nostra umanità.
    Ma, dopotutto, questi sono solo gli sparuti pensieri di un ragazzo, che non sa niente di com’è il mondo e come funziona.
    E’ vero, sono un ragazzo, e non ce la faccio più.

    • Ludovico

      Se anche Orwell, Bradbury, Tolkien, Ende fossero dei in terra (e non lo sono) e ci stessero dicendo che stiamo sbagliando? Invece che lagnarsi e sperare che il mondo finisca possiamo darci da fare per migliorarlo e non sbagliare più, e cercare di convincere gli altri a non farlo. Anche io ho diciassette anni, e ho già visto e sentito tante cose brutte, ma anche tante cose belle, ed è per quelle che voglio continuare ad agire. Se il mondo finisse, non potresti avere ancora Dimitri, non potresti avere un altro Orwell, un altro Tolkien.

  • francescodimitri

    Umberto, grazie per il commento. Per come la vedo io, le ultime ‘soluzioni definitive’ che sono state cercate non venivano precisamente da tipi affidabili. Soluzioni definitive non credo ce ne siano; viviamo tutti nel frattempo. Ma quel frattempo è tutto quello che abbiamo. Io credo che di meglio si possa fare. E poi un giorno le cose peggioreranno ancora, e sarà compito di quelle generazioni ripulire. Noi viviamo la tensione di una fase di cambiamento epocale. Questo porta cose terribili. Ma anche splendide possibilità. Sta a noi decidere che cornice scegliamo, per metterci dentro la nostra epoca.

  • angelotoso

    gentile francesco dimitri, è la prima volta che scrivo su questo blog, e riguardo questo argomento mi ha colpito molto la tua opinione soprattutto perchè in questi giorni una mia carissima amica è partita per l’inghilterra e sono in pensiero per lei, tu Francesco Dimitri parli di una seconda possibilità, ma io mi chiedo a questi ragazzi ne è stata mai data una prima? Non è forse questo il crollo di quel sistema che non guarda in faccia a nessuno di cui parlava Micheal Moore nel film bowing a columbine? Siamo sicuri che nella forma mentis di questi ragazzi il riappropriarsi di un Ipod di un computer non sia il riappropriarsi di un qualcosa che in una forma di pensiero decisamente nichilistico e in qualche maniera anche perverso sia stato negato loro?

    In parte posso credere che sia successo parafrasando Tolkien che le lampadine elettriche abbiano preso il posto delle saette dei fulmini e delle stelle e quindi si punta a prendere quelle piuttosto che tendersi verso un mondo molto più vasto e misterioso che a questi ragazzi è stato tolto, lasciando solo il computer, la televisione le scarpe firmate e facendole anche pagare. Hanno tolto loro la capacità di meravigliarsi dell’universo dandogli in cambio beni di consumo con una data di scadenza ben precisa. Da ciò posso anche comprendere (ma non so se posso anche giustificare il fatto) che ad un furto di un computer si può rimediare al furto della tua giovinezza e della tua anima no.

    Ovviamente sto solo facendo ipotesi in quanto non vivo a londra ne ho un’idea di cosa sia passato nella testa dei violenti ma forse se il nostro sistema(perchè è lo stesso a londra come a reggio emilia) non avesse fatto di tutto per catalogarli come falliti, non avesse chiuso la loro esperienza non avesse svuotato le loro anime come ho visto fare con molti ragazzi di qui forse adesso potrebbero essere quegli stessi ragazzi responsabili di incendi furti e ferimenti a guardare le stelle e a salvarci, il male come insegna capitan marvel è solo un’occasione mancata, un’opportunità che non si ha avuto o che non si ha dato, è inutile dire che non sono stati a non dare altre opportunità ma è stato qualcuno più in alto a non dare loro l’opportunità di non fare quelle cose.

    Ti prego di non considerare questi come vaneggiamenti, nei miei ragionamenti non c’è solo la logica ma anche la volontà di uno sfogo da parte di un ragazzo che ha fatto l’educatore volontario da molto tempo nelle scuole medie e superiori e che a differenza di altri suoi colleghi è riuscito a vedere l’abisso e anche l’abisso è riuscito a vedere dentro di lui, c’è anche la preoccupazione per una ragazza a cui sono molto affezionato che si traduce in questo.

    Cordialmente
    Angelo Toso

  • Francesco

    In primis, sono lieto che tu e Paola stiate bene e al sicuro.

    Il periodo è di tribolata mutazione, sì, lì dove sembra muoversi tutto e anche qui dove tutto sembra posto su un piano di lento scivolamento verso chissà quali sprofondi.
    Quando ho visto alla tv dei riots e quel po’ che se ne è detto da noi, ho pensato a occhi che passavano – avanti e indietro – davanti a vetrine, a fissare gli oggetti che “mamma tv” ha detto loro che li renderanno felici, cool, gli faranno trovare la tipa (o il tipo, de generibus et de gustibus…). Occhi che devono guardare in contemplazione, perché il lavoro non c’è e non albeggia speranza che si trovi alla svelta.
    Un passeggio avanti e indietro a queste vetrine, per chi non ha altro che troppo tempo libero e tanta voglia di possedere, possedere per essere felice, cool, attraente.

    Non so quanto si attagli al caso di questi ragazzotti, e bisognerebbe vedere un po’ tante altre cose (famiglia in primis).
    Il Sociale di cui parli tu, comunque, non credo differisca molto da quanto ho immaginato.

    Cosa bisognerebbe fare? Beh, chi ne ha il compito li prenda e li punisca, ma poi…
    poi credo che il lavoro sia sempre quello di riempire il Big Empty su cui crescono questi ragazzi.

    AH!
    Dimenticavo, e se la smettessero con gli spot in cui l’oggetto sembra rendere più bello, più felice, più fico chi lo possiede? E’ utopico sperare che si arrivi a smetterla con certo modo di fare pubblicità?

  • Ema

    @Francesco (non Dimitri): la pubblicità serve a vendere. Oggetti, soprattutto. Ergo… basta pubblicità, se vuoi che non si dica che quegli oggetti ti miglioreranno la vita. Puoi fermare la pubblicità? Mi sa di no. 😦

    @Francesco, Dimitri stavolta.
    Il problema è che il Doctor ha i mezzi, i presupposti e la presunzione di potersi mettere al di sopra di tutto. Non necessariamente di giudicare, ma astrarsene sì. Non è umano, quindi può credere negli umani. Può perdonarli. Può provare a innescare la scintilla del cambiamento. Ma solo perché sta “sopra”, e in una certa misura tutti sono disposti a riconoscerglielo. Words win wars. (O anche, “Io so’ io e voi…”, diceva il Marchese).
    Noi siamo tutti nella stessa marmellata primordiale, invece. Lottando per evolverci o devolverci, a seconda di quello che ci è più congeniale. Ma ergersi e staccarsi dalla marmellata necessita di uno sforzo sovrumano, sopra l’umano, appunto. Così come perdonare o dare chances aggiuntive. Ci vuole una pera galattica di umiltà, speranza e fiducia per farlo tra noi. (“TU mi perdoni? mi dai possibilità? e chi sei?” così come “E io dovrei darti fiducia? a te? Ma non la darei manco a me stesso!” e così via).
    Sentimenti obsoleti.

    Come diceva qualcuno più su, forse le storie ci salveranno. Perché sono tra i pochi poteri in grado di creare sentimenti. Anche quelli in disuso.

  • Francesco

    Ema: intendevo un certo modo di fare advertising, non pretendevo affatto di giungere all’utopia dell’abolizione totale della pubblicità. 🙂

  • Artemisia

    Io l’ho visto come uno stormo di anime povere, menti ignoranti e coscienze cresciute nella bruttezza (estetica, sentimentale, ….).
    Ho sempre ritenuto che l’istruzione, la conoscenza, l’amore e la bellezza fossero gli ingredienti per una vita degna e costruttiva. Temo che quelle persone abbiano provato profonde lacune di un elemento, piuttosto che di un altro (sì, anche la ricchissima figlia di un manager).
    A tutto questo, la società contemporanea può porre rimedio?
    Può farlo, soprattutto alla luce della crisi economica mondiale?
    Ne dubito seriamente.

  • Gabriel

    Quante prefiche lamentanti sul cadavere della società, per cui la vita si basa su tre concetti fondamentali: non puoi vincere, non puoi pareggiare, non puoi nemmeno abbandonare. Messa così a me puzza di gioco truccato, e solo gli imbecilli continuano a giocare sapendolo. Ogni mattina che mi alzo, o notte a seconda dei ritmi, e sento altri fare questi discorsi, che anche io facevo finché mi sono stufato, quando sento che “il mondo sta andando a rotoli e nessuno può fare niente”, “la società è cattiva e crea mostri”, “andrei in un posto lontano e diverso” (seconda stella a destra e poi dritto fino al mattino), quando sento sti sconsolati piagnistei, prendo quelle persone, le porto all’associazione, do loro una scopa, un pennello, un fascicolo di moduli in mano e rispondo “questo è il modo di cambiare il mondo, una persona alla volta, smetti di frignare e lavora, che questo gruppo non si manda avanti da solo, ma con tutti”.
    Se la minestra non vi piace, smettetela di buttarvi dalla finestra, li c’è la cucina e gli ingredienti, imparate a cucinare.

    Non Mihi, Non Tibi, Sed Nobis.

    Gabriel.

    • Ludovico

      Oh che bello *A* Vista l’ora tarda non riesco ad aggiungere altro, ma si lavora con l’ottimismo! Per rimanere in tema con il post, il Dottore ci insegna ad agire, non a lamentarci.

  • medfantasy

    Se non è troppo sottoporre link,
    questo è quanto mi andava sottotraccia nel “cervelletto” quando ho scritto la mia visione imperfetta sui riots: http://www.youtube.com/watch?v=4rAgeVvDJHM&feature=share

    Non dovesse andare il link, trattasi del frammento di Pink Floyd’s The Wall (The movie) intitolato “Empty Spaces”.

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