Naturale

Al Natural History Museum stanno facendo una bella mostra sulla sessualità degli animali. Immagino che qualcuno con gusti particolari potrebbe trovarla… eccitante. Anche senza quei gusti, eccitante lo è davvero, seppur per le parti alte del corpo che per quelle basse.

La mostra è allestita molto bene, e riesce molto bene a dire quello che intende. E cioè: non c’è niente di diversificato, in natura, quanto il sesso. Gli animali fanno sesso per sanare conflitti, per riprodursi, per svagarsi, lo fanno in coppia, eterossessuale, omosessuale, bisessuale, pansessuale, fanno orgie, threesome e quant’altro.

In pratica, quando qualcuno dice dei vostri gusti ‘questo non è naturale’, potete, scientificamente, mandarlo affanculo.

Mi ha fatto venire in mente anche un’altra cosa.

In questo blog cerco di tenermi rigorosamente lontano dalla politica. M’interessa poco che al potere in Italia ci sia Berlusconi o chi altri. E’ tutta gente che passa, e a me interessano molto di più i miti, che restano. Poi, ho profondi problemi, anche legati a motivi biografici, con le istituzioni italiane nel loro complesso. Però ultimamente sto vedendo un rischio, incanalato in Berlusconi, che usa lui come medium, ma ha cause sociali molto più profonde.

Partiamo da una cosa che io credo: l’Italia è un Paese bacchettone. Se metti una minigonna stai sfruttando il corpo femminile, se scrivi di sesso stai usando facili escamotage narrativi (se scrivi di cibo o altri piaceri, no; e perchè mai?), eccetera. Avvicinati anche lontanamente a una tetta o un pisello, e trovi qualcuno che scuote il dito. Della panoplia retorica bacchettona, poi, fa parte il chiosare ‘io non sono bacchettone – sei tu che sei…’. Niente di nuovo in questo.

Il mio problema è: questo esercito sta, di fatto, vincendo. E sta vincendo grazie a Berlusconi.

La caduta retorica del leader è tanto da manuale da essere banale. In linea di massima, semplificando molto, un leader carismatico _deve_ essere sessualmente potente; finchè il carisma di Berlusconi reggeva, la sua potenza sessuale (dichiarata o presunta, non mi interessa) serviva al gioco. Poi, per una serie di motivi storici, il suo carisma vacilla, e la sua potenza sessuale diventa non-più-accettabile, il vecchio playboy diventa un vecchio laido. Il corpo di Berlusconi inizia a sfaldarsi, a perdere coerenza, e la sua sessualità diventa scandalosa.

E qui c’è il pericolo.

Perchè, vedete, finchè un adulto fa sesso con adulti consenzienti non c’è davvero niente di male. E’ un suo preciso diritto, ed è suo preciso diritto che non gli vengano rotti i coglioni. Vuole portarsi a letto tre donne e un uomo? Faccia pure. Se un adulto paga escort adulte/i di tasca sua, non c’è niente, davvero niente, di male. E se quell’adulto è un buon capo di stato resta un buon capo di stato.

Ovviamente i problemi di Berlusconi sono altri – e sono gravissimi. Alcuni sono legati anche a questa sfera, perchè un capo di stato che infrange leggi, mente, compra false identità, eccetera, è inaccettabile. Ma è questo, a essere inaccettabile: il problema è che è tutto fuorchè un buon capo di stato. Non, assolutamente non, che nel weekend faccia orgie piuttosto che la spesa alla SMA. Ma quello che leggo, anche da parti che si vorrebbero illuminate, si concentra più sul sesso che sul resto.

Ora, il rischio che vedo è che un certo bacchettonismo, forte a sinistra tanto quanto a destra, in questo periodo storico cresca ulteriormente. Che usi Berlusconi come retorico ‘piede nella porta’ per prendere posizioni, e trasformare l’Italia in un paese ancora più fortemente conservatore di quanto non sia già. Sta succedendo, e potrebbe essere uno dei più grandi danni portati da Berlusconi all’Italia. Perchè danni di questo tipo, piaghe culturali, ci metti decenni a ripararli.

Non c’è niente di male nel sesso, anzi. Non c’è niente di male in un uomo, anche in là con gli anni, che apprezza molto le donne – e viceversa, e in un uomo che apprezza gli uomini, ci siamo capiti. Non c’è niente di male nello scrivere di sesso per puro piacere: a Tolkien piaceva molto la campagna, e scriveva di campagna, e nessuno lo accusava di fare descrizioni ‘gratuite’ della Contea (nessuno con più di due neuroni, cioè). Non lasciamo che una certa retorica vinca, o, al di là delle bandiere, la cultura italiana avrà preso una gran batosta.

I vecchi laidi esistono, certo, ma esistono anche i vecchi gentiluomini, che riescono a conquistare donne o uomini di quarant’anni più giovani… perchè sì, perchè sono fighi punto e basta. E non c’è niente di male (fatte salve maggiore età e mutuo piacere, ovviamente).

Un tempo si diceva ‘fate l’amore, non fate la guerra’. Chi lo diceva è oggi accusato di essere stato stupido, naif, approssimativo, superficiale. Persone molto colte e accorte gli dicono che, naturalmente, le cose non funzionano così.

Andassero a dirlo ai bonobo.

[un piacere. Se non si fosse capito, questo non è un post politico in senso stretto. Non ho mai moderato i commenti e non comincerò ora, ma di discutere di Berlusconi in sè non me ne frega niente. Quindi, se è di quello che volete parlare… potreste andare a farlo altrove? Senza offesa, ma i luoghi abbondano. Thank you.]

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26 responses to “Naturale

  • defrost

    Ma l’Italia è stata sempre nazione bacchettona di facciata… non vedo la novità sinceramente. Preoccuparsi per la deriva bacchettona secondo me non ha senso. E’ scritta nel dna. Voglio dire, i pomodorini di pachino crescono a pachino ed in egitto, perché quella terra in particolare, permette a quel tipo di vegetale di crescere… Poi per assurdo, sento più gente _non_ lamentarsi delle zozzerie di berlusconi in quanto tali, al di là delle schifezze politiche che fa, al sud che non al nord…

  • Daniel Travis

    Prendere lezioni di non-ottusità da Jack Harkness farebbe del bene a molta gente.

    Detto questo, splendido post, niente da aggiungere: basta approfondire un minimo per demolire l’argomentazione del sesso “contro natura” e simili.

    E la tendenza a cogliere ogni occasione per lasciarci andare a esplosioni di furore morale del tutto fuori luogo è dannatamente diffusa, specie in Italia (per molte ragioni). Credo che spesso si veda solo un lato del sesso (amore coniugale, promiscuità adolescenziale, perversione di vecchi laidi, eccetera), il che è profondamente triste.

  • Francesco C.

    Già, i problemi che causa alla nazione l’attuale presidente del consiglio sono altri, che non la sua gimnosofia della patonza. In quel caso specifico, è gravissimo che il procacciatore di gnocca prezzolata ottenesse in cambio dei servizi da lenone accessi – assolutamente indebiti – a programmi d’investimento e di collaborazione con stati esteri di Finmeccanica, uno spreco di soldi assolutamente sanguinoso di questi tempi. Per la “nipote di Mubarak”, il fatto più grave (con tutta la minore età della signorina) è l’uso privatistico (e minatorio) di pezzi dello stato, e poi i ricatti a cui è sottoposto l’erotomane full-time: che sono altri soldi che volano via, in questa fase di lacrime e sangue.
    Ma a suscitare più reazioni è il lato sessuale delle vicende.

    Beh, s’è voluta una popolazione dedita ai programmi tv stracolmi di tette e culi – a detrimento di tutto ciò che è cultura – e questi sono i risultati.

    Per conto mio, per quanto riuscirò a fare – anche poco – attivo nel mettere in moto menti sono e lo sarò. Si da il caso, poi, che quei racconti che hanno cominciato ad accettarmi abbiano nel sesso un certo ruolo. Così è, così sarà.

    Cosa succederà nel futuro in Italia? Ah non lo so proprio…

  • francescodimitri

    Defrost: vero, è molto italiano (non solo, magari, ma è di Italia che stiamo parlando). Però io non credo che la cultura in cui si vive sia inevitabile – credo possa essere cambiata. E credo che molti orrori che stiamo vivendo siano _anche_ il risultato di una certa visione repressiva, moralista e sessuofobica. Ogni eccesso presto o tardi genera il suo contrario. E finchè ci saranno fiumi di persone inferocite appena compare una coscia, ci sarà anche Terry comesichiamalei. Per come la vedo io sono fenomeni fatti della stessa, identica, sostanza.
    Daniel: Jack! Assolutamente Jack! Io distribuirei copie gratuite di Straniero in terra straniera ovunque, ma poi mi dicono che sono troppo rètro.
    Francesco: non ho idea di cosa accadrà, ma la polarizzazione in corso è pericolosissima. Perchè finirà per ri-generare gli stessi fenomeni in un ciclo infinito, ed è il ciclo in sè che va spezzato.

    • A

      Assai probabile purtroppo.
      Un’ idea per spezzarlo, questo ciclo?

    • francescodimitri

      A, non saprei. Non dare mai niente per scontato, forse? Che sembra facile, ma le cose che diamo per scontate, sono proprio quelle che non vediamo…

  • francescodimitri

    (e comunque, chiarisco una cosa: per come la vedo io, il problema non è per niente la sovraesposizione di tette e culi. Anzi. A me tette e culi piacciono. Il problema è la loro de-eroticizzazione: ormai girano pubblicità di lingerie, con modelle stupende, che però in qualche modo, tra Photoshop, pose assurde e varie amenità, sono sensuali quanto una padellata di acqua fredda. I corpi non diventano oggetti quando vengono espositi; i corpi diventano oggetti quando vengono depotenziati. Con tutte le ossessioni che ne conseguono. Sembra un paradosso, ma il problema dell’Italia non è che c’è troppo erotismo in giro, è che ce n’è troppo poco. Ci sarebbe da chiamare Milo Manara e chiedergli dov’è che tutto è andato male.)

  • defrost

    fd: non vorrei passare per freakkettone, ma io considero l’essere umano parte integrante della terra in cui è cresciuto. con questo non voglio dire che la natura debba avere _sempre_ ragione, ma volenti o meno ci si deve fare i conti. puoi andare contro, se ti rendi conto dell’inganno, ma devi combattere. per quanto riguarda l’esposizione di tette e culi… ma ben vengano, il problema non è che ce n’è poco o tanto, è che si trova nei posti sbagliati! ma poi basta entrare in un sexy shop qualsiasi in uk o germania o in italia per capire la differenza. in ita viene visto (e nascosto) come un ritrovo di maniaci repressi, la è tutto un via vai di gente sorridente di qualsiasi razza sesso o religione..

  • Francesco C.

    Scrivevo di “programmi infarciti di poppe-e-culi a detrimento di tutto ciò che è cultura”. Indi, un di troppo contro una crescente mancanza. Puntualizzo solo questo.

  • francescodimitri

    Defrost: io sono un fricchettone orgoglioso, quindi…
    Francesco: no, no, ho capito il punto. Ma io trovo che la questione sia proprio diversa: credo che il problema non sia la ‘mancanza’ di cultura, perchè non credo (pareri personali, eh) in niente di simile alla ‘cultura’, se non in senso antropologico. Trovo, semmai, che il problema sia la mancanza di desiderio. Molti dei corpi esposti non sono per niente erotici, sensuali; sono rassicuranti e banali. E questa sì è ‘oggettificazione’. Non è spogliarsi, il problema; è saperlo fare. Come scrivere, cucinare, e ogni cosa nella vita.

  • Ludovico

    Grazie del post (: Non mi perdo in chiacchiere già fatte e ripetute, ma grazie.
    P.S: ho iniziato a leggere (finalmente!) Pan, e al momento è fantastico.
    P.P.S: ho notato solo da qualche giorno che per iscriversi alla news-letter c’è l’Allons-y del dottore xD

  • Emanuele D.

    Dopo le prime righe di questo post la prima cosa che ho pensato è stata: “bonobo!”. Che piacere vederli citati qualche passo più avanti.
    Certo, viene il dubbio che un rispettabile bacchettone possa cogliere l’esempio, dato il puntuale e sarcastico disinteresse verso la Natura creata dal suo Signore.
    A margine: ma Laide (ci penso leggendo “laido”) non era una escort ante litteram?

    • francescodimitri

      Emanuele, certo che sì. Ma prima o poi ne parleremo (è interessante che il nome di una escort antica sia diventato sinonimo di zozzo & lercio). Se hai una buon cervello, e lo vendi, ti chiamano intellettuale e ti rispettano. Se hai un bel corpo, e lo noleggi, ti chiamano puttana e ti disprezzano/cercano di salvare/accusano di svalutare figura femminile, maschile, qualunquile. C’è qualcosa di profondamente sbagliato in questo.

  • Emanuele

    Sì, è curioso e sarebbe bello parlarne. Comunque, lungi da me pensare che tutte le donne a noleggio siano ierodule, ma il pensiero che un corpo in vendita sia cosa immorale è incontestabilmente sbagliato.
    Tra l’altro, nota significativa, la prostituzione sacra è menzionata (e vietata) nella Bibbia.

  • Ema

    La cosa che riesco a considerare incontestabilmente sbagliata è che, in un contest di cervello, vinca un corpo. (Allitterazioni yeah).
    Spiego meglio: che per un’attività per la quale è richiesto il cervello venga assegnata in base al corpo.
    Se fai un concorso di bellezza, di fatto stai “vendendo” il corpo – nudo e crudo. Nessuno però urla allo scandalo. Se fai un concorso per fare la modella, stai vendendo il corpo e come lo muovi (diciamo così). Se fai un concorso, dico per assurdo, da ricercatore, la vittoria dovrebbe essere assegnata in base ad un lussurioso sfoggio di cervello. Non di corpo ma manco, per dire, di parentele o di portafoglio. Sono sullo stesso piano.
    Similare la vedo in politica, anche se lì non ci sono concorsi. Ho detto banalità, o almeno mi sembrano banalità. Il problema è che ci si concentra molto più sul fatto in sé (tromba con 20 donne!) che sul fatto nel suo contesto (paga le donne che tromba coi nostri soldi o con un posto in politica!!).

    • francescodimitri

      Ema, sono d’accordo. Ma vedo in Italia una pericolosissima deriva per la quale un concorso di bellezza è sbagliato in quanto tale, e mostrare un bel paio di cosce è automaticamente uno sfruttamento, un attacco alla dignità, etc. Ed è una visione che trovo deprimente. C’è chi ha molto cervello, c’è chi ha molte tette (o un six-pack di addominali). C’è spazio per tutto nella vita, e per fortuna… il problema è quando si mescolano i settori. Quando si usa la bellezza per far carriera in politica, certo. Ma anche quando si insultano le veline perchè non hanno una cultura classica… non è la stessa cosa?

    • Ema

      Ti dirò. Io posso benissimo essere convinto che sia meglio avere una buona cultura che un bel paio di tette (estremizzando). Perché molto banalmente preferisco avere a che fare con una persona di tipo A piuttosto che di tipo B. Opinione personale? Sì. Ma essendo la mia, non posso fare altro che considerarla il “come dovrebbe essere per tutti”.
      Posso, a questo punto, denigrare una “velina” in quanto oca? Posso denigrare un’oca? Secondo me sì. Quello che non posso fare è dire che una “velina” (continuo a usare questo termine in maniera emblematica) debba per forza avere una cultura: no, non è necessario per il suo lavoro e magari manco per lei stessa, quindi who cares?
      Però in virtù di questa convinzione desiderare per mia figlia un futuro da, diciamo, scrittrice piuttosto che da velina mi sembra naturale.
      So che sto dicendo un mare di banalità ma penso che in questo contesto sia necessario scomporre il problema a livello atomico.

      E mo’ veniamo al casino più grosso. La bellezza, o se preferisci la “corporalità”, è sempre stata da un lato bistrattata e dall’altro esaltata. Bistrattata come “bene gratuito”, che non fatichi per ottenere, e quindi non è giusto perché no. (In realtà poi ci sono vari livelli di verità in questa cosa, in virtù della fatica che si può fare per mantenere la bellezza, ma non complichiamo). E’ genetica, baby, perché dovresti essere premiato per una cosa che non hai meritato. E va bene. Però è genetica pure un buon cervello, almeno di base. E quindi? Poi però ogni singolo decide se e come usarlo, se allenarlo, e se farci qualcosa. A questo punto però subentra la differenza: le opere intellettuali vengono giudicate in quanto opere, ossia prodotti. Quindi non vieni “premiato” per il cervello in sé, ossia l’abilità gratuitamente genetica, ma per il prodotto di tale abilità. La bellezza viene premiata in sé, nella maggior parte dei casi, e non ha prodotti “diretti”. Un passo di danza è sicuramente più bello se eseguito da un bel corpo, ma in quel caso la bellezza è congiunta alla bravura (e a quel che c’è dietro: sacrifici, allenamento, etc) e in pratica impreziosisce qualcosa che già di per sé è un buon prodotto.
      (Dimenticavo la parte in cui la bellezza viene esaltata: è la prima cosa che balza all’occhio, condiziona il modo in cui si approccia una persona e il modo in cui quella persona viene accolta, viene consapevolmente o meno usata come moneta di scambio dalle più piccole cose alle più grandi, dà accesso facilitato o esclusivo a un certo numero di mestieri, e via dicendo).
      Mado’, quanto ho scritto. Chiedo venia. Non sono arrivato a un punto certo, ma dubito che ce ne siano.

  • Non avrei saputo dirlo meglio « La carta, lo schermo, la parola, lo sguardo

    […] se in ritardo di una settimana, voglio segnalare questo bellissimo post in cui mi sono imbattuta solo oggi. Like this:LikeBe the first to like this […]

  • francescodimitri

    Ema, a ‘sto giro non sono d’accordo su niente. Se avessi una figlia le augurerei un futuro felice, non mi frega se da velina, scrittrice, prostituta d’alto bordo o presidente degli USA. E poi, certo che puoi denigrare una persona in quanto oca; io, dall’altro lato, denigro l’approccio da secchioni di molta gente ‘del giro’ intellettual-radical-chic italiano. C’è chi sopporta meno i secchioni, chi sopporta meno le oche. A me basta che si ammetta che sono sullo stesso piano – per le preferenze individuali, poi, c’è posto infinito (e vorrei aggiungere che la simbologia dell’oca-animale è molto più perturbante di… ma vabbè, non c’entra davvero niente).

    Quanto al secondo punto. Ho conosciuto tempo fa un modello professionista. Che oltre a essere bello, bello in modo imbarazzante, era anche una persona simpatica e intelligente, ma non è questo il punto. Il punto è che per essere bello lavorava almeno quanto lavoro io per pigiare su una tastiera. Seguiva una dieta rigidissima (e non era tipo cui, caratterialmente, stare a dieta piaceva), usava duemila prodotti di bellezza, si allenava tutti i giorni, doveva stare attento a NON andarci troppo duro quando giocava a calcetto con gli amici, per non rompersi cose, eccetera. Sembra far ridere, a dirla così: ma quando vedi da vicino che cosa comporti uno stile di vita del genere, ti fai due conti (sempre meglio che andare in miniera, certo – ma anche scrivere è molto meglio che andare in miniera, non è l’andare in miniera la pietra di paragone). Fare il bello professionista è un lavoro serio e non semplice. Io, se anche avessi le basi (ehm) non so se sarei disciplinato abbastanza.

    Poi, le opere intellettuali NON vengono giudicate in quanto opere, non dagli intellettuali, almeno. Il giudizio dietro la bellezza è molto più onesto: ti si rizza, non ti si rizza. Il giudizio dietro le opere è mediato da tanti layers di desiderabilità sociale (Capossela si può, Max no), di preconcetti (questo libro è di destra, sinistra, centro? Queste cosce oggettificano il corpo femminile o sono un ironico controcanto alla perciossità semiotica?), da essere fondamentalmente disonesto. Se si dovesse ragionare in termini di piacere di lettura, sono pronto a scommettere gli occhi che il 99% dei premi Strega finirebbero giù nel cesso come meritano. Mentre mi pare che sul definire le veline belle figliole ci sia poca discussione. Allora, qual è il giudizio più onesto?

    Il mio punto di fondo è: io sono un edonista. Se una persona (donna o uomo), con una buona base, dedica il suo tempo a rendersi bella da guardare, mi sta causando un piacere. Io credo di avere una buona base nella scrittura, e dedico il mio tempo a migliorare le cose che scrivo, con lo stesso scopo – dare e avere piacere. E non amo le gerarchie del piacere. Un po’ perché non amo le gerarchie in genere, un po’ perché, di solito, chi le fa sta dicendo: “il mio piacere vale più del tuo!”. E non è carino…

    • Ema

      Dunque dunque.
      Immagino di volere anch’io un futuro felice per mia figlia. Però mi sembra normale e onesto ammettere di avere delle preferenze. In base a cosa? In base a quello che “io” ritengo meglio, non c’è dubbio che debba essere così perché i miei like&dislike (come sono socialnetworked!) sono il filtro attraverso cui guardo la realtà. Sarei contento allo stesso modo se mia figlia (estremizzo) fosse felice come attrice o fosse felice come ladra? No, ovviamente, e non solo perché il secondo “tipo di vita” è più pericoloso per la sua incolumità. Perché è uno stile di vita che non mi piace, anche se fosse Lady Christina de Souza (semper laudetur).

      Secondo: le opere intellettuali DOVREBBERO essere giudicate indipendentemente dall’autore. Il fatto che non lo siano è (a mio avviso ma immagino non solo mio) sbagliato, per il semplice fatto che si riproduce quella “mescolanza di settori” di cui parlavi un paio di post addietro. Però il mio ragionamento era a livello teorico e tale rimane. Inoltre io stesso prima ammettevo che il giudizio sulla bellezza è più “semplice”: è uno dei motivi per cui la bellezza è il bene più commerciabile, questa sua quasi-oggettività. Qui non stiamo ragionando dell’onestà dei giudizi, mi pare.

      Il modello bello che si rompe il culo per rimanere bello: ci sto. Contro-esempio: il povero calciatore che anche lui si fa il culo tutto l’anno per rimanere in forma. Il “bene” che vende è oggettivissimo: quanto rende in campo. Banalizzando, quanti gol fa o fa segnare. Basta, per dire che il bene più semplice da fruire debba essere quello di maggior valore? No secondo me, però è così: il bene che si “capisce” più facilmente vale di più e viene “pagato” (in qualsiasi forma) di più, in linea generale. La gerarchia del piacere esiste eccome e sarebbe semplicemente avulso dalla realtà non prenderla in considerazione. La impone la società in cui si vive, e quindi chi forma i “gusti” della società. Non adeguarsi ad essa significa credere in una propria gerarchia, diversa ma comunque esistente. Mi sembra difficile non averne una.

      Detto questo, ched’è la “perciossità”??

  • francescodimitri

    Ema: due note sul primo punto. Innanzitutto, è una questione, credo, di maturità personale. Se avessi una figlia, io spero (e sottolineo: spero, chè una cosa è parlare, altra fare, e parlare è molto facile, per me che non ho figli) di essere maturo abbastanza da farla volare con le sue ali, nella direzione che preferisce. Perchè i sogni di uno non sono quelli di un’altro, il mio paradiso è l’inferno del mio vicino. Certo che ci sono dei bias personali, ma credo sia un nostro preciso compito provare a superarli, a guardarli da fuori, come facciamo con i bias altrui. Poi, interessante che tu abbia fatto il salto da lavori che non danneggiano nessuno a quello del ladro, che qualcuno lo danneggia. Non è un bias culturale, forse, il considerare la velina e il ladro sullo stesso piano?

    Quanto al secondo punto, il problema non è solo di autore, ma di packaging. Ci sono alcuni libri Adelphi che con un diverso packaging venderebbero una mazza, e tanti dei fan di Dick degli ultimi dieci anni, quando Dick era pubblicato in Urania a pochi spicci, perdona il francesisimo, non se lo filavano di pezza. Mentre se prendi una bella figliola (poi, anche il ‘bella’ è culturalmente definito, ok) e le metti addosso un abito di Valentino, un bikini, o niente… sempre una bella figliola resta. Anche lì il packaging conta un po’, ma in campo intellettuale, in Italia, il packaging è diventato quasi tutto: oggi c’è più gente che legge fantastico, rispetto a dieci anni fa, non per qualche motivo qualitativo intrinseco, ma perchè il fantastico è più cool di quanto lo fosse dieci anni fa. Capossela ha suonato per anni senza che se lo filasse quasi nessuno, poi qualcuno è riuscito a piazzarlo nel settore intellettuale della popolazione, e adesso entra in classifica. In Italia l’allure della Cultura con la C maiuscola è enorme, e questo è quanto di peggio possa accadere a una civiltà, per come la vedo io.

    Terzo punto, la gerarchia del piacere, come ogni gerarchia, esiste finchè qualcuno ci crede. E la faccenda a me pare più sfaccettata di come la poni tu. Il golf, che è uno sport difficile da comprendere e difficile da fruire, genera gli stipendi forse più alti in assoluto nel giro sportivo – cose che un calciatore si sogna. Non perchè il golf sia più facile del calcio (il contrario, semmai), ma perchè in media è gente ricca che lo segue. Il ‘mercato’ del piacere risponde a logiche complesse. Non c’è giudizio in quello che dico, eh, solo una constatazione.

    In tutto questo le gerarchie esistono, vero. Ma nessuna gerarchia ha una esistenza sua, avulsa dal contesto. Non tutto quello che esiste è inevitabile. Io le gerarchie presenti le contesto, senza proporne altre, perchè sono le gerarchie in sè che non mi piacciono. Non ho niente da guadagnarci, in pratica, nel dire che non è giusto considerare ‘meglio’ uno scrittore di un modello, un calciatore o un puttano – anzi. Mi sforzo solo di guardare oltre, e di non prendere la mia gerarchia a modello unico. Mi sarebbe molto facile dire ‘sono uno scrittore, sono figo, molto meglio di un calciatore ‘gnurant’ o un modello che è solo bello ma non ha profondità’, e un sacco di gente mi darebbe retta. Ma io, sinceramente, non la penso così.

    Perchè io posso anche considerare Twilight merda, e lo faccio, ma… ma alla fine della fiera, noi esseri umani siamo una specie recente, che vive in un universo vasto, sconosciuto e spesso ostile, le cui semplici _dimensioni_ sono al di là dei nostri organi di senso, delle nostre capacità mentali. Se prendi questo come contesto, decidere se Twilight sia ‘bello’ o ‘brutto’ perde ogni senso. Ne ha ancora il piacere provato dalla singola persona, in un singolo momento – il piacere provato nel leggere un libro, nel guardare una coscia, nel fare un’orgia, nel parlare con un amico e bere un bicchiere di vino. Un’unità di misura, questa del piacere, che non può che essere personalissima. Un giorno saremo morti, saremo tutti morti, che abbiamo letto Twilight o no, che abbiamo agitato il dito davanti alle tette o che abbiamo allungato una mano per toccarle. Ma nel frattempo, se avremo fatto quello che avevamo voglia di fare, avremo sorriso.

    E chi aiuta, per professione, missione o tutti e due, gli altri a sorridere, sta facendo qualcosa che a me pare formidabile. Sta strappando un pezzo di eternità all’oblio e gli sta dando senso. Un orgasmo, un gol, una bella storia: sono tutti trucchi per sorridere, in un frattempo che è tutto quello che abbiamo. E visto che è una gara contro l’eternità, ogni sporco trucco è valido…

  • francescodimitri

    (la perciossità non è niente, ma ripetila tre volte a un giornalista medio, o due a un accademico, e loro la citeranno. credimi, è magia potente.)

    • Ema

      Non me ne volere se continuo a portare avanti la questione, ma mi preme chiarire un paio di cose.
      Primo: ho scelto appositamente il “mestiere” del ladro. Perché è abbastanza comunemente considerato “sbagliato”, quindi posso dire che ho messo da parte il mio sentire a favore di uno più condiviso. Lungi da me porlo dalla stessa parte della proporzione rispetto al mestiere di “velina”. Era per dire: qualcosa che tutti vediamo negativamente, e non solo io.
      La maturità paterna di cui parli. (Grazie del padre immaturo, a proposito, ma immagino che fosse scontato visto come la vediamo diversamente 😉 ). Penso che ci sia una buona differenza tra “imporre i propri like” e “cercare di evitare i propri dislike”.
      La prima, proiettare i propri sogni sui figli è pratica indubbiamente difficile da evitare, se è vero che i figli (TRA LE ALTRE COSE) sono la nostra “continuazione” e ciò che ci permette di pensare alla morte più serenamente perché “ci sono loro”. Non ci trovo nulla di male finché rimane un pio desiderio e non qualcosa che mi condiziona nell’educazione stessa di mia figlia, e si trasforma in una serie di imposizioni (ad esempio su quali sport fare, quali studi seguire, quali amici scegliere etc).
      La seconda la trovo quasi doverosa invece. E’ il mio giudizio, è vero, ma se è un giudizio negativo su qualcosa è perlomeno sensato che lo condivida con le persone che mi sono care, a maggior ragione se (e finché) ne sono responsabile

      Per la seconda parte. Siamo una specie recente, vero, ma non viviamo in riferimento a un fantastilione di secoli ma alla semplice durata della nostra vita, quindi quello che conta da come la vedo io è la nostra esperienza (intesa come ciò con cui entriamo in contatto) e basta. E qui direi che ho posto il paletto definitivo tra la tua visione e la mia 🙂 Non voglio andare a provarmi l’esistenza di monadi ipotetiche che non potrò mai vedere. D’altro canto se vogliamo parlare del concetto assoluto di bello o brutto, come di giusto o sbagliato, andiamo a finire in lidi troppo teorici (persino di più delle minchiate che sto sparando questi giorni) e non la vorrei mettere sul piano del soggettivismo contro la verità universale necessaria e oggettiva. Anche perché sono il primo a non avere le idee ben chiare al riguardo e probabilmente mai lo saranno. Quello che è certo però è che le mie assunzioni soggettive, il mio “bias” come giustamente lo chiami, è ciò che definisce chi sono e come vivo, quindi non posso negare che abbia senso e sia anzi fondamentale per me. Dire “Io la vedo così ma tanto il mondo è grande e io sono un granello di polvere” mi sembrerebbe un po’ come rigettare le mie stesse opinioni.
      E ancora pardon se ti sto inflazionando il blog.

  • francescodimitri

    Macchè inflazionando, mi sto divertendo. E prima di tutto: scusa per l’ ‘immaturo’ che poteva sembrare sottinteso. Era per evitare equivoci che ho sottolineato che per me, senza figli, è molto facile sparare sentenze su ‘come’ i figli andrebbero educati. Non c’era davvero nessun insulto, ma forse ho bisogno di qualche parola in più per spiegarlo.

    Capisco il discorso che fai, e forse il punto è che i miei ‘like’ e ‘dislike’ sono, per così dire, strutturali, i tuoi più di contenuto. Se mia figlia volesse fare la velina, non avrei problemi. Se mia figlia entrasse a far parte di un qualsiasi movimento di pensiero che voglia convertire gente a fare la velina, o lo scrittore (un movimento religioso, partitico, scientifico: Dawkins e Ratzinger per me pari sono), di problemi ne avrei. In nome dei miei ideali proverei a mordermi la lingua, ma il solo fatto che sia costretto a parlare al condizionale, la dice lunga su quanto valga il mio parere in proposito. Posso solo dire che il mio pensiero di fondo è: per diventare persone mature (processo che non finisce mai, neanche a duecento anni) è fondamentale mettere di continuo in discussione le strutture stesse di quello che siamo, di quello che ci piace, di quello che ci ripugna. Non ho nessun problema con quasi nessun contenuto (siamo tra persone intelligenti, evitiamo derive tipo: “ma allora Hitler?”, che è chiaro che è portare il discorso al paradosso), ma ho molti problemi con alcune strutture. Più sono rigide, più problemi ho. Donne, vi prego, non fraintendetemi, ma ho problemi di rigidità. Ehm.

    Quanto alla seconda parte, forse non sono stato chiaro: stavo essendo _del tutto_ pratico. Proprio perchè siamo un granello di polvere (e in confronto all’universo lo siamo letteralmente) è ridicolo cercare di definire ‘quanto’ sia bello Twilight, o quanto meglio sia un rapporto orale rispetto a una lezione di filosofia. In pratica noi _siamo_ la nostra esperienza, i nostri piaceri. Ecco perchè dico sempre che trovo un certo tipo di critica (alla Cortellessa, per rispolverare una vecchia polemica) intellettualmente desolante.

    E infine, rigettare le nostre stesse opinioni, ogni tanto, è utilissimo. E’ il motivo per cui ho tirato in ballo Twilight – per me è il simbolo della merda, di come non si scrive, di un’ideologia di fondo deprimente, di… di… di ogni cosa che mi dà alle palle. Epperò c’è gente che se lo gode. E chi sono io, polvere come loro, per andare a dire ‘la mia polvere è meglio della tua’?

    Intendiamoci: non riesco sempre a essere tanto misurato quanto vorrei, tanto riflessivo e tollerante quanto vorrei. Basta dare un’occhiata a questo blog per rendersene conto. Però difendo il tentativo…

  • cooksappe

    lol mi diverte che sia stata trovata una scusa ufficiale per definire “naturali” certe pratiche! XD

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