Uno per tutti…

L’ultima versione dei 3 moschettieri è una figata pazzesca. Steampunkeggiante, spettacolare, con Milla Jovovich (non so se mi spiego: un po’ troppo vestita, ma vabbè, ci passiamo sopra), un 3D fatto come si deve. E poi duelli e inseguimenti e tetti e bevute e di tutto un po’.

Ed è un adattamento fedelissimo dell’originale di Dumas.

Già sento echi che urlano allo scandalo. Ho letto qua e là commenti di chi dice che è una furba operazione commerciale, cucita addosso allo spirito dei tempi. Problem is, l’originale di Dumas era esattamente questo: una furba operazione commerciale cucita addosso allo spirito dei tempi. Che non vuol dire che non fosse una grande storia – anzi. Ma stilisticamente apparteneva al mito, all’oralità, molto più che all’aristocrazia delle lettere; apparteneva al mondo dei lettori molto più che a quello dei critici. Oggi, al mondo rumoroso e spettacolare di Paul Anderson, non alle sfinteriche banalità ‘colte’ di Lars Von Trier o di un altro beniamino della critica a caso.

E’ interessante (anticipo: in negativo) leggere l’articolo che ha scritto Farinotti. In apertura fa paralleli con James Bond, l’Uomo Ragno, Jack Sparrow, ammiccando in modo un po’ saccente al fatto che, beh, si sa, i tempi son questi, ‘sti riferimenti ci vogliono. Mi chiedo come non gli venga in mente di rovesciare l’equazione: Bond, l’Uomo Ragno e Jack Sparrow sono nipoti esattamente di Dumas e di autori a lui affini. Sono sullo stesso albero genealogico, per così dire – solo che vengono dopo. E se un nuovo adattamento dei Tre Moschettieri arriva dopo ancora, e ne riprende stilemi… di nuovo, si sta solo avvicinando _di più_ all’originale. La narrativa popolare (e cioè, in sostanza: il mito) è fatta di stilemi.

In termini molto semplici: se il nipote somiglia al padre e il padre somiglia al nonno, allora il nipote somiglia al nonno. O no?

Il capolavoro di quel pezzo arriva nel paragrafo intitolato, sapientemente, ‘cultura’. Ora, di solito quando qualcuno mi parla di ‘cultura’ in un modo che non sia strettamente antropologico, mi vien voglia di urlare FNORD! e scappare via ridendo come un pazzo. Stavolta invece sono rimasto e ho letto. Farinotti riprende una serie di frusti luoghi comuni (ali tempi de Dumasse ce stava er romanticismo, ahò, mica cazzi, è robba de curtura questa, li mortacci vostra) e li cuce addosso ai Tre Moschettieri di Dumas, lamentandone la mancanza nella nuova versione.

Che è un po’ come dire: ma ‘sta traduzione italiana dei Tre Moschettieri è scritta in italiano! Infami commerciali! Dov’è il francese? Eh? Eh?

Certo che il libro di Dumas intercettava, e in parte raccontava, tensioni culturali (in senso antropologico, stavolta) della sua epoca: ogni buon prodotto ‘commerciale’ lo fa, e spesso, aggiungerei, molto meglio dei prodotti ‘alti’. Ma non è che il fatto che quelle tensioni siano ‘vecchie’, e quindi studiate a scuola, le renda ‘più alte’ di quelle intercettate dalla nuova versione. Quelle intercettate dalla nuova versione sono le nostre, e quindi notarle richiede un maggiore sforzo, una maggiore umiltà nei confronti di se stessi; ecco perchè, forse, un critico non è in grado di farlo. Per esempio, ci sarebbe da dire moltissimo sulle contaminazioni steampunk di questa nuova versione, sull’esaltazione della materialità del corpo (lo steampunk, appunto, ma anche le crapule, la gioia del movimento fisico) in un periodo in cui in Occidente il corpo diventa sempre più problematico. Appunto, la narrativa popolare, quando è grande, non può che intercettare i propri tempi. I nostri però li viviamo, non li studiamo a scuola. Per capirli non basta agitare il dito e pronunciare “romanticismo! illuminismo!” a mò di formule di Hogwarts: capirli è al di là della portata di chi cerca spiegazioni formulaiche, soluzioni già note.

Credo che la cosa peggiore che si possa fare a un bel film è analizzarlo a morte, quindi mi fermo qui. Però, un consiglio: chi, come Farinotti, rimpiange il bel romanticismo di un tempo e si sente troppo ‘colto’, no, troppo ‘alto’ per i giocattoloni rumorosi di quest’epoca caduta… forse potrebbe fare di peggio che leggere questo libro.

Tranquilli: è accademico, quindi è ‘alto’ abbastanza. Non vi farà fare brutta figura con gli amici.

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8 responses to “Uno per tutti…

  • Emanuele D.

    Mi stavo giusto chiedendo cosa andare a vedere prossimamente.

    Piuttosto, hai visto A dangerous method? Guardandolo non ho potuto fare a meno di pensarti.

  • Harriet

    Posso mettere una firma da qualche parte per afferrmare quanto io approvi questo post e il concetto di “cultura” che ne emerge?

  • Ema

    Scusate, ma mi ricordo male io che “I tre moschettieri” è/era un feuilleton? literature for the masses? appendice?
    Che per molti è una parolaccia, per me è quasi assicurazione del fatto che mi piacerà 🙂
    Quindi boh lamentarsi perché un romanzo divertentissimo e commerciale dell’Ottocento è stato trasformato in un film divertentissimo e commerciale del 2000 mi sembra poco furbo.
    Poi forse mi ricordo male io, eh… e non mi va di controllare su Wiki (ORRORE!! VADE RETRO WIKISATANA!).

  • Ema

    aggiungo molto velocemente che dopo aver visto Inglorious Basterds io ADORO Cristoph Waltz.
    E mi incuriosisce molto vedere Bloom che fa il cattivello.

  • Ludovico

    Sono andato a vederlo e devo dire che mi è piaciuto. Meno di altri film magari, e confesso di non averci colto le problematiche che vengono affrontate. Però, sono state due ore ben godute.

  • Livio SdB Gambarini

    Ogni volta che leggo qualcosa scritta da te, Francesco, mi accorgo di pensieri che il mio OS aveva sempre avviato e gestito offscreen. Sei il Task Manager della mia mente!! 😀

  • Yoru

    Film che non mi ha detto praticamente niente e no, non perché lo trovi scandaloso.
    Sono d’accordo col dire che Dumas scriveva per diletto e per soldi (“Il Conte di Montecristo, ne è un esempio lampante, ma ci sarebbe da fare un discorso più lungo sul “romanzo adatto alle masse” dell’Ottocento rispetto al significato che ne viene dato oggi) e che l’originale romanzo non fosse proprio per un pubblico di nicchia, ma questo film non ha né capo, né coda: dal primo minuto all’ultimo, ogni cosa sembra funzionale al ruolo di introduzione ad una storia più grande, ad un’avventura fantastica di cui NON vi è traccia.

    Posso capire l’amore per lo steampunk, che condivido pur nella mia poca conoscenza del genere, ma questo film è sinceramente scadente: scene d’azione carine ma riprese pari-pari da alcuni tra i più gettonati videogiochi del momento (senza che neppure le inquadrature vengan minimamente cambiate), CG che non brilla per pregi di fattura e recitazione scadente, a tratti soporifera eccezion, fatta per Milla Jovovich, sono le prime cose che mi vengono in mente pensando a QUESTO “I tre moschettieri”.

    C’è inoltre da dire che il film NON è una fedele trasposizione del romanzo proprio perché carente di quella parte “antropologica” a cui dai così poca importanza e che invece, ad opinione mia va detto, è il punto focale de “I tre moschettieri” di Dumas.
    È come liquidare l’intero romanzo dicendo che ci sono delle scene d’azione ganze e stop.
    Ma anche no, direi.

  • tanabrus

    Ho appena finito di vederlo.
    E giusto perché sia te che Valberici lo avete consigliato: il trailer mi aveva fatto affermare che me ne sarei tenuto bene alla larga.

    Mi è piaciuto, anche se non tanto quanto è piaciuto a te.
    Mi ha intrattenuto piacevolmente, mi ha fatto anche divertire in certi momenti. E non l’ho visto troppo distante dal libro, anche se ha puntato su toni ancora più leggeri e ironici (basta vedere il re).
    Due ore passate con piacere e un sorriso. Mi ci voleva.

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