Archivi tag: editoria

L’Età Sottile, DRM e fiducia

Come forse già sapete, l’ebook dell’Età Sottile (esce il 9 maggio: ordinate, ordinate!) non avrà DRM. “Il cartaceo neanche”, mi viene da dire – e forse è qualcosa di più di una battuta. Non è chiaro perchè comprando un ebook i lettori debbano avere qualcosa in meno che comprando il cartaceo.

Io non credo nel DRM. Non è una posizione di pregiudizio. Ci ho pensato, ci ho riflettuto, e ho deciso che è un po’ una vaccata, per vari motivi, alcuni dei quali ripetuti alla nausea negli ultimi anni – per farvi un’idea potreste fare di peggio che dare un’occhiata a cosa dice Cory Doctorow.

Tra i vari argomenti a difesa, ce n’è uno che trovo particolarmente assurdo: quello secondo cui il DRM sarebbe una necessità economica, che aiuta scrittori, editori e agenti (tutte figure indispensabili, per come la vedo io) a sopravvivere all’avvento del digitale, e della pirateria.

Partiamo dalle basi: i lettori non sono nemici. Ripetete con me. I-lettori-non-sono-nemici. Il DRM è un meccanismo che dà per scontato che ciascun lettore, io, tu, tutti, sia un bieco pirata che non vede l’ora di fregare perchè, ah, è furbo, lui. Ma non c’è modo migliore di allevare un teppista che quello di prendere un ragazzino e dargli del teppista per tutto il tempo. Non sto dicendo che i lettori sono come ragazzini (un po’ sì, magari – io almeno lo sono, quando leggo), ma sto dicendo che se gli urli in faccia ‘pirata’ tutto il tempo, alla fine si convincono che sì, fare il pirata va bene, se non altro per romperti le palle in cambio. E come dargli torto.

Ma i lettori non sono nemici, se tu non li rendi tali. Anzi. Comprando un libro, e leggendolo, ti stanno dedicando soldi e tempo, che sono risorse preziosissime: stanno avendo fiducia in te. Il minimo che tu possa fare, tu autore, tu editore, è ricambiare, avendo fiducia in loro. Fiducia nel fatto che se fai buoni prodotti, in cui si vede che c’è dietro lavoro, che c’è dietro amore, li compreranno, perchè sanno cosa lavoro e amore vogliano dire.

E quelli che i libri lo leggono e basta, senza pagarlo? I pirati con il mouse tra i denti? Ah beh.

Soldi e tempo, dicevo, due risorse preziosissime. Ma non c’è dubbio che il tempo sia la più preziosa delle due – se non altro perchè puoi usare il tempo per creare soldi, ma difficilmente puoi usare soldi per creare il tempo.  E quindi anche chi legge senza pagare, anche il bieco pirata, ti sta dando fiducia. Anche lui merita qualcosa in cambio. Una buona storia, almeno, e anche… a questo punto l’avrete capito, fiducia.

Come Tim O’Reilly famosamente ha detto, il peggior nemico di uno scrittore non è la pirateria, è l’oscurità. Se qualcuno legge un mio libro piratato, e si appassiona a quello che scrivo, è probabile che abbia voglia di parlarne. E magari di comprarlo, il libro. O di farlo comprare a suo zio che è tanto una persona carina. Gli scrittori campano di passaparola: nessuna recensione fa vendere tanti libri quanto un singolo lettore entusiasta. E’ sempre stato così, e lo è ancora di più oggi, con gli editori italiani  che tagliano brutalmente le spese di promozione ‘perchè c’è la crisi’. Da un punto di vista economico monetizzare il singolo libro è un’idiozia: i soldi non nascono sui libri venduti uno a uno, da piccola fiammiferaia, ma sul muovere numeri consistenti. E per muovere quei numeri hai bisogno di avere un nome che è consistente di suo. Hai bisogno di passaparola. Di pirati, a volte.

Da quello che ho visto in giro, e da alcune mail molto sincere che mi sono arrivate, i miei libri sono stati piratati un bel po’. Io mi auguro che tra chi li ha letti così ci sia gente che ha cominciato a seguirmi, e adesso ha voglia di comprare il nuovo. Perchè comprare un libro (o un disco, o un film) resterà sempre un gesto radicalmente diverso rispetto al leggerlo pirata, o in prestito. Comprarlo è un contatto, uno scambio diretto, una partecipazione. Chi ha voglia di farlo lo capisce bene. Gli altri hanno diritto alle loro idee; ma io non mi sogno di versar loro in gola le mie.

Quello che io voglio è avere lettori che sono contenti di pagare per i miei libri. Lettori amici che mi trovano un tipo simpatico. Lettrici carine che mi mandano reggiseni e foto dopo esserseli tolti. Gente che dice ‘voglio che Dimitri viva bene, perchè così può scrivere tranquillo e fare altri libri, e quindi intanto gli compro questo, di libro’. Non gente che dice ‘compro tutto il fantastico che c’è in giro perchè fa figo con le ragazze, da quando c’è Big Bang Theory in TV, e quindi mi ciuccio anche Dimitri, cheppalle, potesse morì ammazzato’. Non voglio lettori costretti a comprare. Voglio lettori contenti che io condivida con loro le mie storie, e che in cambio mi paghino il pane, in un rapporto storyteller-pubblico che è vecchio quanto il mondo (e che non ha alcun bisogno di critici professionisti, come ho detto un paio di volte).

Senza contare che un DRM si rompe in meno di un minuto, usando Calibre e un piccolo plugin perfettamente legale, e quindi, anche volendo combattere tutti i pirati dell’universomondo, diciamocelo, non serve a una cippa.

Non fraintendetemi. Ci sono altri motivi, più artistici, più estetici, per i quali non credo al DRM – tanto per cominciare,trovo davvero desolante l’idea di dare una ‘licenza di lettura’ (questo è il DRM). Ma se li toccassi questo post diventerebbe un trattato. Qui voglio solo arrivare a dire: dal punto di vista economico, dal punto di vista commerciale, dal punto di vista delle famose bollette da pagare… beh, da quel punto di vista là, il DRM non è poi una gran pensata. Diciamo pure che è una pensata un po’ piccola, che solo un’industria molto spaventata può sognarsi di difendere. Ma con la paura non si va da nessuna parte. Con la paura non si cambia il mondo. Con la paura lasci che il mondo cambi intorno a te, che ti travolga, ti mastichi e ti digerisca.

Poi, certo, a volte viene da dire: buon appetito.

Annunci

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: